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COMMUNITAS

Di Sergio

Perché un nome tanto impegnativo e a rischio di essere interpretato da qualcuno come ambiguo?

Perché, come dicevano gli antichi, “nomina sunt substanzia rerum”, “i nomi sono l’essenza delle cose”.

E qual è dunque l’essenza della associazione che andiamo questa sera far nascere ufficialmente, ma che è già nata dentro coloro che l’hanno promossa dopo lunga e faticosa riflessione?

Ancora dobbiamo e, soprattutto, vogliamo richiamarci  al senso letterale del termine “communitas” che è sì “comunanza”, “condizione comune”, ma anche “socievolezza”, e anche “affabilità”.

E poi dobbiamo, e, ancora una volta soprattutto vogliamo, richiamarci  termini/concetto  che a “communitas” riteniamo strettamente legati:

-         in primo luogo “communis”, vale a dire “comune”, sfrondato dal senso di “ordinario, volgare”, ma riportato al senso più alto di “pubblico”, “bene comune”, “a disposizione di tutti” 

-         e “communico” nei suoi diversi significati, strettamente correlati, di “mettere in comune”, “condividere”, “essere partecipe” e, soprattutto, “consigliarsi”

Ma anche dobbiamo, e una volta di più vogliamo richiamarci ad un altro termine/concetto che secondo alcuni è irrinunciabilmente presente all’interno del termine “communitas”, vale dire “munus”, “servizio reso”, “dono”, ma il “dono che si fa”, non “il dono che si riceve”.

Solo un inutile sfoggio di cultura per nascondere il vuoto di proposta?

No: precise scelte fondanti. In un’epoca di contrapposizioni stereotipe, preconcette, di incapacità di confronto, di ascolto, di strenua difesa di interessi particolari, la scelta dell’attenzione, della condivisione, ma anche della socievolezza, della gentilezza, del dono gratuito della propria disponibilità, riteniamo sia la sola scelta possibile per costruire qualcosa di nuovo in luogo di rafforzare muri e difese.

Il solo limite che intendiamo difendere è la difficile, costante coerenza con le nostre idee guida di democrazia, partecipazione, solidarietà.

Ecco il perché e il come di “communitas”: non una conventicola di adepti ad un nuovo verbo, ma una libera associazione tra diversi, dove ognuno porta come un dono la propria particolarità, la propria storia, i propri sogni. Una associazione dove ognuno mette in comune ma, soprattutto, mette in gioco la propria storia.

Non è ancora una storia comune, ma il primo passo necessario per rendere forse meno vaghe le geografie dei luoghi e dei sentimenti e tentare di costruire una storia condivisa da molti.

 

"La cerimonia di innocenza è annegata", così diceva W.B.Yeats.

di Marco Sbaraini

Beh,siamo mai stati veramente innocenti? Io la mia innocenza l'ho persa molto presto (e non sto parlando di quella innocenza), e comunque ho sempre pensato che i bambini, i presunti innocenti per antonomasia, siano in realtà i più corrotti di tutti. In fondo si vendono per una caramella.

Certo che a quarant'anni "suonati" (che bella frase, frase che rende perfettamente il pugno in faccia alla Tyson che ti arriva quando compi quarant'anni) tante cose, compresa l'innocenza, ti abbandonano.....I capelli di sicuro se ne vanno. Vogliamo parlare della forma fisica? Certo la sua perdita è legata alla legge di gravità: quando non puoi più crescere in altezza, l'unica direzione che ti rimane è in larghezza.

E così quando tocchi i quarant'anni incominci all'improvviso a vedere tuo padre quando ti radi la mattina, certo di sfuggita, magari sei ancora mezzo addormentato, ma eccolo lì che ti guarda dallo specchio.

Però qualcosa rimane immutato nel tempo, certe cose non cambiano , e ancora più importante certe cose non ti abbandonano. "La donna della mia vita" dicevo quasi vent'anni fa, ed a quarant'anni compiuti è sempre lei (adesso moglie) a romprermi le palle, più o meno per le stesse cose di vent'anni fa adesso che ci penso (perciò anche quello non è cambiato!).

Poi certo, c'è la musica.

E visto che questa dovrebbe essere una rubrica sulla musica non sprecherò altre parole parlandovi di mia moglie. Parliamo della mia "altra lei": la musica.

Magari adesso la si ascolta da un impianto migliore rispetto a vent'anni fa (ve lo auguro) ma le sensazioni sono sempre le medesime, perchè sentire un grande disco per la  prima volta, anche a quarant'anni, costituisce una specie di teletrasportazione indietro di vent'anni, le stesse emozioni, la stessa consapevolezza che stai per aggiungere un altro piccolo pezzo al mosaico che è la tua vita, un altra canzone alla colonna sonora di quello che sei tu, di quello che aiuta a definirti.

Nel 2004 ho aggiunto i seguenti piccoli tasselli al mio mosaico:

Arcade Fire - "Funeral": raffiche di chitarre che ti obbligano a prendere in mano l'ombrello che sta nell'angolo (o la racchetta da tennis, ognuno secondo i propri gusti, Fender piuttosto che Gibson) facendo finta di suonare insieme al gruppo dimenandoti per tutta la stanza. Siamo onesti, lo facevamo tutti quando eravamo ragazzi immaginandoci la ragazza dei nostri sogni che ci fissava lassù sul palco (inserito strategicamente tra l'armadio ed il letto nelle nostre camere);

The Shins - "Chutes Too Narrow": musicalmente intriganti, un incrocio americano tra gli Smiths ed i Decemberists, ma soprattutto con testi intelligenti e colti. Mai come oggi abbiamo bisogno di credere che resiste qualche piccola sacca di intelligenza oltreoceano. Gli Shins dimostrano che l'elettroencefalogramma degli USA non è completamente piatto. Vale la pena di ascoltare qualsiasi disco che ha fra i suoi pezzi una canzone intitolata "Baciando Chi Non Ha Labbra";

The Blue Nile - "High": questi fanno dischi con la stessa frequenza con la quale Berlusconi dice la verità: circa una volta ogni otto anni (e sono generoso nel paragone....). Atmosfere sognanti, arrangiamenti spartani, e la voce di Paul Buchanan che riuscireabbe a rendere significativa e malinconica anche la lettura della bolletta della Cogeme (che in realtà sempre un pò malinconica è!); 

Nick Cave & The Bad Seeds - "Abattoir Blues/The Lyre Of Orpheus": chiudi gli occhi e ti sembra di avere un' intero coro gospel nella stanza con te a cantare su amori persi, ritrovati, e persi ancora. Certo, Nick Cave è un pò sfigato con le donne, ma almeno è drammaticamente sfigato, con fuochi d'artificio che esplodono a destra e a manca, piuttosto che un umido fiammiferino che si spegne, lasciandoti al buio;

Elvis Costello & The Imposters - "The Delivery Man": non bello quanto "When I Was Cruel" , ma comunque un gradito ritorno dopo una lunga vacanza fra jazz e lounge; vacanza passata suonando sulle navi da crociera per un branco infinito di parrucchini e dentiere. Finalmente Elvis ha guardato nell'angolo scoprendo che quello che era appoggiato al muro non era un ombrello ma bensì la sua vecchia chitarra Gibson.....     

 

 "Le Case Discografiche Vs. IL Grande Pubblico"

 di Marco Sbaraini

C'è una sfida in atto fra le case discografiche ed  il Grande Pubblico: la sfida viene rinnovata ogni anno, solitamente a Natale (forse perchè gli esperti di marketing ci ritengono più "rimba" del solito intorno alle festività). Al cuore della sfida c'è la seguente domanda: quanto è stupida la gente?

Io credo che nelle riunioni strategiche-programmatiche fatte fra i "trend-setter", i "promoters", i Labrador (magari si fa chiamare così la gente che vaga per i corridoi delle aziende senza avere un compito specifico) , all'ultimo piano delle case discografiche, lì dove volano le aquile (d'intelligenza?!), il nocciolo della questione sia proprio questo: quanto è stupida la gente?

Per esempio: quanto è stupida la gente che crede che Britney Spears possa, senza vergogna, pubblicare una raccolta di Greatest Hits dopo soltanto 5 anni di "carriera"?

Piuttosto di : quanto è stupida la gente che ci casca ogni  Natale per lo stesso vecchio disco di raccolte truccato come fosse qualcosa di nuovo, magari chiamato "Platinum Collection" così non ci si  rende conto che si tratta dello stesso stanco disco dei Queen che stanno cercando di piazzare da circa dieci anni? Anzi, magari lo chiamano "Tribute" visto che Freddy Mercury è pure morto.....

Scusate, ma una volta non si doveva stare sulla scena musicale per almeno una decina di anni prima di battere cassa con una raccolta di  Greatest Hits? Lo stesso Robby Williams , con la finta ingenuità della più consumata puttana da palcoscenico (oops, oggi si chiamano "showmen"), si domanda che senso possa avere una compilation Greatest Hits quando uno ha appena compiuto trent'anni?

Sotto il titolo "Quanto è stupida la gente" sono costretto a dedicare pure una parentesi al marketing/packaging, strumento fondamentale per distrarre l'attenzione dal fatto che quello che c'è, una volta che abbiamo scartato la luccicante carta da regalo, è sì un portafoglio di pelle, ma pelle tolta dal culo della bestia!

Infatti, una volta consumato il libretto deluxe ed aver sbavato sul poster in omaggio, dopo aver guardato il DVD inedito del backstage dei nostri eroi (che si interrogano sui temi più scottanti dei nostri tempi : si vedono bene le tette  con questo top, piuttosto di un dibattito profondo sull'utilizzo del Latex nell'abbigliamento, piuttosto del conteggio di quanti orologi Cartier si possano regalare a Ben Affleck prima che ci lasci), ci troviamo costretti ad affrontare, nostro malgrado, la vera fatica creativa dei vari Britney, Christina, Blue, Jennifer Lopez, Jenny from the Block, JLo, Low Cal,ViaCal,  Fork Lift,o come cavolo si chiama questa settimana .....Qui incominciano i guai sul serio, perchè la musica  fabbricata da questi manichini non è il motivo principale per cui si compra i loro dischi, dato che la loro musica fa letteralmente correre in bagno  (e potete facilmente immaginare che quello non era il primo termine che mi era venuto in mente).

Molto, molto più efficace di qualsiasi lassativo in commercio, un urletto prepubescente di Britney mi fa venire "la sciolta" entro dieci secondi.

Se mi trovate un'alternativa più efficace in natura (la faccia di Berlusconi non conta, trattasi di concorrenza sleale) vi canterò "Toxic" in falsetto.

Infatti, con ironia assolutamente casuale, la musica di Britney et al è proprio quello: tossica. Inquinante. Trattasi di "rumore" che distrae dalla vera musica, che distrae anche risorse economiche che vengono canalizzate nella promozione di vari Britney , Blue e Christina piuttosto che nella ricerca di nuovi talenti. Anzi, la ricerca c'è.....per trovare la nuova Britney piuttosto di un altro branco di bellocci che riesce a sincronizzare due passi di danza senza pestarsi i piedi l'un l'altro. Poi questi scenziati nucleari mancati fanno due dischi indistinguibili tra loro, musicalmente innovativi come il suono di un rubinetto che gocciola, musica da ascensore, per poi pubblicare  (anche loro!) un CD di Greatest Hits con annesso l'indispensabile photo album , dove si mettono in bella mostra petti rigorosamente scolpiti e l'assenza totale di peluria corporea. Chiaramente, com'è di rigore con tutte le Boy Band, il gruppo si scioglie , partendo per mete esotiche con le valigie Louis Vuitton piene di soldi ed il dito medio alzato al Grande Pubblico.

So che questo è un rito che si perpetua dai tempi dei Beatles, ma ci tengo a sottolineare che:

1 - quelli erano i Beatles;

2 - ehi, quelli erano i Beatles;

3 - porca vacca,quelli erano i Beatles!

Speriamo che le parole del grande Morrissey (ex leader degli Smiths), parole dedicate alle Boy Bands degli anni novanta, risultino profetiche:

"Gli adolescenti

che vi amano

si sveglieranno

e, sbadigliando, vi uccideranno"

Amen...  

 

 
 
 
 
 
 

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