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Thien an men (g. d’elia)

 

 

E queste rose volano, non sanno

nulla della rivolta in cui si sono

aperte, del sangue invaso di bandiere

che oggi ancora si apriranno…….

 

O per quale libertà noi ci siamo

scontrati ieri senza cena,giovani,

se ogni potere è delinquente

all’Est, e all’Ovest impotente……… 

 

O in questa notte che è se stessa

già quel sole su un milione, amore,

di teste e cuori in un mattino

 

ancora oppressi,ancora più e più liberi……

Eppure noi avevamo un sogno  (g.d’elia)

 

Eppure, noi avevamo un sogno

che non era solo vivere

giorno per giorno, ed era

la gioia di divederlo con gli altri,

con le nostre compagne e compagni-

ricordi?- Carpe diem …. si Lina,

ma anche Carpe somnium

ci ripeta la voce più vicina,

quando ogni sogno ha spazzato

con le vie già la tarda mattina

e un desiderio d’amore imballato

come un motore a vuoto gira

e rigira nella testa, in rima

quasi non credesse ancora il cuore

tutta finita la vita di prima,

come se mai e mai toccasse il mare

bello del nostro giovane sperare

né l’afa né il gelo che rimane ……

 

LA VIA DEL MARE 

si prendeva, affiancati la via del mare

 

Quante volte vi è successo, di trovarvi ad un’edicola e vedere uno dei tanti cd musicali che ormai settimanalmente vengono proposti insieme ai più svariati quotidiani ? Molto spesso, credo.

Anch’io vedendone uno che aveva fra  i suoi autori un certo Claudio Lolli e trovando fra i titoli delle canzoni  uno di quelli che hanno fatto parte della colonna sonora della mia vita, ho deciso di acquistarlo al modico prezzo di sette euro. Non conoscendo gli altri due coautori, Paolo Capodacqua e Gianni D’Elia, ero convinto di trovarmi di fronte al solito (comunque interessante) remake di canzoni degli anni settanta.

Invece già dal primo brano “L’azzurro dell’azzurro dell’azzurro”;una poesia dolce ,letta da D’Elia, con voce e tempi alla Ghezzi da “Fuori orario”, mi sono reso conto che non è un disco comune ma , un lavoro diverso e per niente vecchio. Un insieme di musica e poesia, belle poesie, dove la musica assume un valore di accompagnamento e valorizza  essenzialmente “ la parola” . Quello che è, o dovrebbe essere, il senso di espressione .Senza doppisensi, senza “non mi hanno compreso” e senza le ormai troppo comuni possibilità di soggettive interpretazioni. La poesia di D’Elia ci riporta al passato,alle pedalate con nostro padre,al lavoro nelle acciaierie e al tempo del fascismo; ed allo stesso tempo ci lascia le tracce di quello che noi oggi siamo e vediamo;

“è tutto il giorno che giran sulla testa

con gli striscioni in coda,spot in resta;

li vedi dal molo del porto, poi dal viale;

ora,sui tetti delle case, e sulla nostra:

LA SCELTA DECISIVA – FORZA ITALIA - mostra

petulante, come il suo padrone; e il ronzo ti assale, ti irrita,ti nuoce, cala qui nel centro dell’Italia, dove la civiltà è rimasta………”

ci fa capire quanto sia sfrontata l’autoappropriazione  che certi personaggi fanno oggi del nostro passato e del nostro presente.

Ma la poesia viaggia, e se abbinata alla musica , ci ridà il vero senso della parola, ci riporta alle nostre esperienze che rimangono sempre vive e vitali, nonostante qualcuno abbia una voglia tremenda di togliercele.

Alla poesia,accompagnata in modo egregio dalla chitarra di P.Capodacqua, si accostano le scelte certamente azzeccate delle canzoni di C.Lolli,

dove alle meno conosciute “la fine del cinema muto” o “quello lì (compagno Gramsci) “, si accostano le più famose “anna di francia”, “primo maggio” e una delle sue migliori composizioni “angoscia metropolitana”.

Questa ultima canzone può sembrare datata, eppure ogni volta che riascolto questa strofa:

 

“ E la voce che mi esce, si disperde fra le case,

sempre più lontana, se non la conosci, è l’angoscia metropolitana.

Le baracche hanno lanciato il loro urlo di dolore,

circondando la città, con grosse tenaglie di vergogna.

Ma il rumore delle auto, ha già asfissiato ogni rimorso,

giace morto sul selciato,un bambino che faceva il muratore. ”

 

mi ritrovo a chiedermi , se in fondo il tempo sia poi così effettivamente passato!

La musica e la poesia, il ricordo ed il presente, il senso della testimonianza e della passione; la ricerca di una forma espressiva ,se non del tutto nuova, quantomeno diversa: sta in queste prerogative il giudizio assolutamente positivo che ,credo,meriti questo lavoro.

A volte anche i vecchi ritornano e se dovessero farlo sempre in questo modo, c’è da augurarsi che lo facciano spesso.                        

                                      beppe roversi

 

Ti ricordi Carlini?......           (g.d’elia)

 

Ti  ricordi Carlini? Dì, ti ricordi quello col  bastone e la gamba matta                                    dalla polio,che gli piacevan le ragazze,

 

e come sbraitava su Togliatti, sul grande littorio compagno Stalin……in quelle sere matte di volantini e bicchieri,di cagnare

 

crudeli, in certe riunioni sui temi di ieri: il salario garantito, le trentasei ore per tutti

 

uguali, il Cile di Allende, il Portogallo, commossi,

le occupazioni ultime dei professionali,

e quel tanto di cicche e parole gravi

 

sul fascismo di stato, su ogni bomba domani

alla caccia iniziata degli anarchici,

dei rossi; e degli scazzi col sindacato

 

sui picchetti  alla Motobi, davanti

al magazzino delle merci, dei carsici

discorsi coi delegati per l’assemblea

 

delle dodici, alla Benelli,in cui gridare contro la canea padronale,facendo votare

la lotta dura del blocco totale, scrollandosi

 

la paura di dosso di quanti anni,come

quel giorno che in tanti, tra due ali

insultanti, passò il padrone, il gaucho

 

De Tomaso, che poco prima come un gangster

sul portone, oh il pallone gonfiato, aveva

rifiutato di trattare – Estaio secuestrado!

 

Estajo secuestrado!- e dovette scappare

inseguito fino al semaforo dagli occupanti,

e ti ricordi la Sandra, com’era contenta

 

perché negli occhi degli operai, sotto

la tenda del bar, dove poi si brindava,

vedeva la festa d’una dignità

 

ritrovata rialzando la testa

da un cottimo assassino per la

seriale indecenza di chi lucra

 

sul lavoro altrui,in opulenza

di barche e fuoriserie, per la propria

violenza in forma di contratto: vita

 

contro crescenza astratta del capitale,

te la ricordi la scienza perduta

dal mondo, che tanto ci fece sperare? ……..

 
     
 
 

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