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Quante volte vi
è successo, di trovarvi ad un’edicola e vedere uno dei tanti cd musicali che
ormai settimanalmente vengono proposti insieme ai più svariati quotidiani ?
Molto spesso, credo.
Anch’io
vedendone uno che aveva fra i suoi autori un certo Claudio Lolli e trovando
fra i titoli delle canzoni uno di quelli che hanno fatto parte della
colonna sonora della mia vita, ho deciso di acquistarlo al modico prezzo di
sette euro. Non conoscendo gli altri due coautori, Paolo Capodacqua e Gianni
D’Elia, ero convinto di trovarmi di fronte al solito (comunque interessante)
remake di canzoni degli anni settanta.
Invece già dal
primo brano “L’azzurro dell’azzurro dell’azzurro”;una poesia dolce ,letta da
D’Elia, con voce e tempi alla Ghezzi da “Fuori orario”, mi sono reso conto
che non è un disco comune ma , un lavoro diverso e per niente vecchio. Un
insieme di musica e poesia, belle poesie, dove la musica assume un valore di
accompagnamento e valorizza essenzialmente “ la parola” . Quello che è, o
dovrebbe essere, il senso di espressione .Senza doppisensi, senza “non mi
hanno compreso” e senza le ormai troppo comuni possibilità di soggettive
interpretazioni. La poesia di D’Elia ci riporta al passato,alle pedalate con
nostro padre,al lavoro nelle acciaierie e al tempo del fascismo; ed allo
stesso tempo ci lascia le tracce di quello che noi oggi siamo e vediamo;
“è tutto il
giorno che giran sulla testa
con gli
striscioni in coda,spot in resta;
li vedi dal
molo del porto, poi dal viale;
ora,sui tetti
delle case, e sulla nostra:
LA SCELTA DECISIVA – FORZA ITALIA -
mostra
petulante, come
il suo padrone; e il ronzo ti assale, ti irrita,ti nuoce, cala qui nel
centro dell’Italia, dove la civiltà è rimasta………”
ci fa capire
quanto sia sfrontata l’autoappropriazione che certi personaggi fanno oggi
del nostro passato e del nostro presente.
Ma la poesia
viaggia, e se abbinata alla musica , ci ridà il vero senso della parola, ci
riporta alle nostre esperienze che rimangono sempre vive e vitali,
nonostante qualcuno abbia una voglia tremenda di togliercele.
Alla
poesia,accompagnata in modo egregio dalla chitarra di P.Capodacqua, si
accostano le scelte certamente azzeccate delle canzoni di C.Lolli,
dove alle meno
conosciute “la fine del cinema muto” o “quello lì (compagno Gramsci) “, si
accostano le più famose “anna di francia”, “primo maggio” e una delle sue
migliori composizioni “angoscia metropolitana”.
Questa ultima
canzone può sembrare datata, eppure ogni volta che riascolto questa strofa:
“ E la voce che
mi esce, si disperde fra le case,
sempre più
lontana, se non la conosci, è l’angoscia metropolitana.
Le baracche
hanno lanciato il loro urlo di dolore,
circondando la
città, con grosse tenaglie di vergogna.
Ma il rumore
delle auto, ha già asfissiato ogni rimorso,
giace morto sul
selciato,un bambino che faceva il muratore. ”
mi ritrovo a
chiedermi , se in fondo il tempo sia poi così effettivamente passato!
La musica e la
poesia, il ricordo ed il presente, il senso della testimonianza e della
passione; la ricerca di una forma espressiva ,se non del tutto nuova,
quantomeno diversa: sta in queste prerogative il giudizio assolutamente
positivo che ,credo,meriti questo lavoro.
A volte anche i
vecchi ritornano e se dovessero farlo sempre in questo modo, c’è da
augurarsi che lo facciano spesso.
beppe roversi |