|
Combat
Folk |
|
 |
|
|
|
Quarant'anni, Contessa, Farewell to
Erin, O bella Ciao. The king of the faires/Fischia il
vento, Ahmed l'ambulante, Pipe on the hob/The hag at the
churn. |
|
Luciano "Lucio" Gaetani: bouzouki,
banjo, mandolino, percussioni. |
|
Franco D'Aniello: tin whistle, flauto
traverso, ocarina. |
|
Alberto Cottica: fisarmonica. |
|
Alberto Morselli: voce, bodhràn,
cucchiai e cozze. |
|
Stefano "Cisco" Bellotti: voce, cori. |
|
Massimo
Ghiacci: Basso, tamburello. |
|
Marco Michelini: violino, legnetti. |
|
Giovanni Rubbiani: chitarra. |
|
Vania Buzzini: bodhràn. |
|
Arcangelo "Kaba" Cavazzuti: rullante
in O Bella Ciao. |
|
|
|
|
Riportando tutto a
casa
 |
|
|
(cd,Helter Skelter,
marzo 1994)
(cd,cassetta,Poligram
Black Out, novembre 1994) |
|
In un giorno di pioggia, Tant par
tachèr, Quarant'anni, Drelinqueint ed Modna, Morte di un
poeta, I funerali di Berlinguer, Il bicchiere dell'addio,
Canto di Natale, Ahmed l'ambulante, Contessa, Bella ciao,
The great song of indifference, Ninnananna.
|
|
MODENA
CITY
RAMBLERS
di
Giuseppe Roversi
Sono ormai più di dieci anni che i
MCR producono la loro musica. Inizialmente erano
famosi solo nell’ambito musicale strettamente legato alla
sinistra dei movimenti e alle realtà alternative. Già, però,
dopo i loro primi cd hanno visto allargarsi in maniera
incredibile la schiera degli ammiratori. Alla musica italiana
serviva questa ventata di freschezza . Al fascino delle ballate
tipiche del folklore irlandese si aggiungono i ritmi andini e
nordafricani, con la costante presenza della musica popolare di
lotta e di lavoro della tradizione italiana. Ma non è solo un
remake, anzi : tutto questo viene saldato da arrangiamenti
piacevolmente intensi e dallo spirito che nasce dalla migliore
canzone d’autore di scuola emiliana. Proprio qui troviamo i temi
più cari ai
MCR
; l’immigrazione , l’ingiustizia sociale , le contraddizioni del
nostro sistema politico, la mafia e la corruzione e il bisogno
di affermare una identità culturale e politica che si fonda su
principi ereditati negli anni più duri e difficili della nostra
repubblica. E’ in questo contesto che canzoni come “bella ciao”,
“contessa” “la locomotiva”,”fischia il vento” e “i funerali di
Berlinguer” non sono solo puro nostalgico ricordo ma diventano
momento di riproposizione ,pur nella situazione attuale, di
valori spesso dimenticati. Una particolare sensibilità nei
MCR
la si ritrova quando viene trattato,per esempio, il tema degli
emarginati e degli emigranti verso il nostro paese. Pezzi come
“Ebano”, storia di una raccoglitrice africana di arance e limoni
in Sicilia che finisce sui lunghi viali bolognesi o “Ahmed
l’ambulante” ucciso a bastonate nella metropoli del nord e il
cui spirito ritorna idealmente nel paese natio
“…….non sono morto al gelo delle vostre città
ma su una grande pila d’ebano
e la mia gente ha cantato e ballato
quaranta notti
e la mia gente ha cantato e ballato
quaranta notti…………”
Questo forse ci aiuta più di decine di conferenze
ad uscire dalla numerologia giornalistica con cui viene troppo
spesso trattato il fenomeno dell’immigrazione.
Non manca comunque nei
MCR
lo spazio anche per l’ironia tipica della musica
d’autore come in “ Il Presidente” o “ Quarant’anni”. Una nota
particolare, la merita “ Cento passi “, canzone dedicata a
Peppino Impastato, ucciso per aver avuto il coraggio di
denunciare ,da una delle prime radio private siciliane, quelle
che erano le connessioni fra mafia e politica.
Un’altra particolarità dei
MCR è l’utilizzo che loro fanno del dialetto emiliano;
mai casuale, anzi.
Spesso viene usato per narrare momenti della vita
contadina nella pianura emiliana o per i racconti dei vecchi
partigiani e diventa momento di espressione mai fine a se
stessa. Il dialetto come mezzo di comunicazione più profonda, ma
non di chiusura; nello stile di Jannacci, Guccini, Fo o De Andrè,
dove importante non è lo strumento ma : il messaggio.
Indubbiamente in questi anni i
MCR hanno acquisito una credibilità , giustificata,
all’interno del panorama culturale italiano ; lo dimostrano le
collaborazioni per la stesura dei testi di Paolo Rossi in “La
grande famiglia” o la presenza anche di Luis Sepulveda come
voce parlante e come con la piacevolezza delle loro melodie
riescano ad esprimere in maniera compiuta le loro convinzioni.
|
|
La Grande Famiglia |
|

(cd,cassetta, lp,Poligram Black Out,
febbraio 1996). |
|
Clan Banlieue, Grande famiglia, Canzone dalla fine del mondo,
Santa Maria del pallone, L'aquilone dei Balcani, Le
lucertole del folk, Giro di vite, La mondina/The lonesome
boatman, Al dievel/La marcia del diavolo, Il fabbricante
di sogni, La banda del sogno interrotto, La locomotiva,
L'unica superstite, La fola dal Magalas, La strada, La mia
gente. |
|
Terra e
libertà
 |
|
|
|
(cd,cassetta,Poligram Black Out,
settembre 1997) |
|
Macondo Express, Il ritorno di Paddy
Garcia, Il ballo di Aureliano, Remedios la bella, Radio
Tindouf, Marcia Balcanica, Danza infernale, Qualche
splendido giorno, Transamerika, Lettera dal fronte,
L'ultima mano, Cuore blindato, Don Chisciotte, Cent'anni
di solitudine, L'amore ai tempi del caos. |
|
Fuori
campo |
|
 |
|
(cd,cassetta,Universal, settembre 1999) |
|
Etnica danza, Fuori campo, Natale a San Cristobal, La
roda, Celtica patchanka, Il matto, Coi piedi per terra, Il
vagabondo stanco, La rumba, Suad, Movimento, Lo straniero
pazzo, Figli dell'officina, L'uomo delle pianure. |
|