BASSA VOCE DI GENNAIO

 

LOST IN IRAQ

LA MISSIONE E LE DOTRINE

COSÌ L’AMERICA

LEGGE IL MONDO

Dalla dottrina Monroe a quelle di Bush padre e figlio, una rivisitazione della geopolitica statunitense e dei suoi paradigmi. L’idea di Occidente appartiene solo alla fase della guerra fredda.

Il dominio degli interessi economici.

 

di Domenico CACCAMO

MUTAMENTI INTERVENUTI PRIMA E DOpo la seconda guerra del Golfo — la condotta unilaterale che ha eclissato le Nazioni Unite, l’influenza determinante acquisita da una corrente di pensiero e d’azione come il neoconservatorismo — suggeriscono di tornare sul problema storico del nazionalismo espansivo e dell’imperialismo statunitense. Ci si chiede se la concentrazione di potenza che nel giro di due secoli ha preso corpo nel Nuovo Mondo, rivendicando dapprima un’egemonia entro l’emisfero occidentale, acquistando poi un’influenza economica e politica attraverso il Pacifico e l’Atlantico, assumendo in circostanze particolari la guida dell’Occidente euro-americano, elevandosi infine al rango di unico soggetto globale, abbia seguito una linea di sviluppo continua e coerente come per un disegno della ragione universale, o non sia stata esasperata e deviata da un evento come il primato industriale conseguito nell’ultimo decennio dell’Ottocento. Ci si chiede, inoltre, se l’idea di un Occidente euro-americano non appartenga in effetti ad un periodo limitato nel tempo, e se la contrapposizione all’Europa non rappresenti, invece, l’orientamento normale della cultura politica statunitense nel suo corso dai padri fondatori ad oggi.

Una risposta a questi interrogativi si può cercare nella comparazione delle dottrine enunciate dai presidenti, visioni diverse dell’identità nazionale e del ruolo degli Stati Uniti nel mondo, ciascuna condizionata da situazioni specifiche.

Sono di uso corrente le espressioni dottrina Monroe, dottrina Truman. Ma possiede i caratteri di una dottrina anche il messaggio di George Bush al Congresso, 11 settembre 1990, mentre la National Security Strategy of the United States of America, presentata nel settembre 2002 da George W. Bush, ha piuttosto il carattere di un corollario. Le dottrine presentano alcuni caratteri formali comuni. Sono enunciate dal presidente di fronte al Congresso in seduta congiunta, si richiamano a una tradizione consolidata di pensiero. Secondo il dizionario di Oxford della lingua inglese, il termine “doctrine” indica “the action ofteaching or instructing”: una dottrina è l’enunciato di alcuni princìpi essenziali, oggetto d’insegnamento e di apprendimento. Ha preso il nome di «dottrina Monroe» il messaggio presidenziale concepito in una congiuntura di crisi del colonialismo iberico. Ma, nonostante la gravità del momento e la rilevanza del testo, per lungo tempo si parlò dei “principi” o di una «dichiarazione» del presidente Monroe; l’impiego del termine “doctrine” comparve nel linguaggio giornalistico solo più tardi, verso la metà del secolo. Secondo la classica storia di D. Perkins, l’espressione “the Monroe doctrine”, così felice, suggestiva, indicativa del valore perenne, per non dire sacro, dei suoi enunciati, s’impose nella stampa e nel dibattito parlamentare solo a distanza di anni, sempre con riferimento alla difesa dell’emisfero occidentale da influenze esterne e alla sua condizione di terreno predestinato all’espansione statunitense .

È dunque un connotato essenziale delle «dottrine» anche il processo di riconoscimento e di aggiornamento, protratto nel tempo. La dottrina Monroe fu ripresa e reinterpretata più volte, in ordine alle nuove circostanze internazionali e alla modificata percezione degli interessi americani. Ancora alla vigilia dell’intervento nella seconda guerra mondiale, questo dogma centrale della politica statunitense fu oggetto di dibattito e contesa.

La dottrina Monroe

Settimo messaggio annuale del presidente Monroe, il documento del 2 dicembre 1823 cade in un contesto internazionale definito dalla lotta dei paesi latinoamericani per l’indipendenza, dai moti costituzionali nella penisola iberica e per tutta l’area del Mediterraneo, dalla crisi del sistema diplomatico della Pentarchia europea. Gli Stati Uniti avevano tratto vantaggio dalla rivolta delle colonie, piegando la Spagna nel 1819 alla cessione della Florida orientale. La situazione si era complica ta per i moti scoppiati a Cadice nel gennaio 1820 e per l’avvento a Madrid di un governo liberale, anch’esso peraltro deciso alla conservazione dell’impero d’Oltre mare. Nel riconoscimento dei paesi di nuova indipendenza il governo di Washington s’impegnò dapprima per la Colombia (luglio 1822), quindi per il Messico, il Ci le, l’Argentina (dicembre 1822-gennaio 1823).

La Pentarchia europea comprendeva gli Stati membri della Quadruplice costituita nel novembre 1815 (Inghilterra, Prussia, Russia, Austria), cui era stata ammes sa in un secondo tempo, per riguardo all’equilibrio continentale, anche la restaura ta monarchia di Francia. Sebbene mossa da interessi statali e considerazioni di equilibrio, la Pentarchia restava tuttavia sensibile al richiamo del legittimismo codi ficato nella dichiarazione della Santa Alleanza; ma era incapace di esprimere una volontà unitaria, logorata dal dissenso inglese sulla questione fondamentale del l’intervento negli affari interni degli Stati sovrani, che Castlereagh, e dopo la sua tragica fine Canning, rifiutavano in nome delle loro convinzioni liberali e nel timore che potesse generare un ordine europeo di tipo confederale. Come le potenze fra loro, anche i singoli governi al proprio interno si presentavano scissi tra opposti orientamenti ideali e diverse percezioni dell’interesse nazionale. il congresso di Verona (ottobre-novembre 1822) segnò lo scioglimento della fragile Pentarchia: le corti di Pietroburgo, Vienna e Berlino presero accordi per esercitare pressioni con giunte al fine di modificare e moderare la costituzione spagnola; le altre due potenze, divise fra loro da rivalità commerciali e coloniali, non seppero trovare un accordo. Mentre lo zar Alessandro carezzava l’idea di un esercito russo, oppure alleato, che attraverso il territorio francese portasse l’ordine a sud dei Pirenei, il mini stro degli Esteri Chateaubriand volle compiere con le armi francesi l’opera di restaurazìone, e il capo di gabinetto Villèle subì la sua scelta.

La guerra sul territorio spagnolo (aprile-ottobre 1823) fu sentita in Francia come un segno di rinnovata grandezza dinastica e nazionale, A conclusione della facile campagna, fu ventilato dallo zar un suo prolungamento, per la restaurazione della legittima autorità anche nelle colonie d’Oltremare; da parte sua, Villèle coltivava il pensiero di stabilire nell’America latina alcune grandi monarchie rette da principi della casa di Borbone. Ma per un’impresa oltre oceano era necessario il consenso della potenza navale britannica; e questa non aveva interesse a favorire il rientro di potenze europee nel Nuovo Mondo. Negli Stati Uniti l’opinione generale guardava con favore alle rivolte indipendentistiche; ma il governo manteneva una rigorosa neutralità, impegnato a trarre vantaggio dalle difficoltà della Spagna. Nell’assenza di un pericolo imminente di guerra, il segretario di Stato John Quincy Adams insisté perché fosse rifiutata la proposta, avanzata da Canning, di un documento congiunto anglo-americano, e fosse invece approvata una dichiarazione unilaterale di principio.

Secondo D. Perkins, la dottrina sarebbe stata mirata contro la Santa Alleanza, a difesa delle giovani nazioni sudamericane; ma la storiografia più recente è tornata sulla questione del destinatario del messaggio, cercando in varie direzioni. L’attenzione si è portata sulle colonie russe lungo la costa americana del Pacifico e sulle apprensioni suscitate dal loro incremento presso il ceto mercantile e il governo di Washington 2, Per lo più gli studiosi insistono sul riserbo mantenuto dal presidente per lunghi anni di fronte alla causa dei paesi latino-americani; inoltre sul timore diffuso che Cuba cadesse in mani inglesi e sul conflitto latente con la Gran Bretagna, maggior potenza coloniale e industriale nell’età della Restaurazione . Senza un particolare destinatario, il messaggio è una risoluta dichiarazione di fronte al mondo di patriottismo repubblicano e volontà di espansione.

Un contributo all’interpretazione della dottrina è venuto anche da studiosi europei. Carl Schmitt, che avrebbe desiderato un manifesto analogo del Reich tede sco per il continente europeo, è tornato ripetutamente, prima nel saggio su ordina mento spaziale e divieto d’ingerenza, poi nell’opera maggiore sul nomos della terra, ad occuparsi della dottrina americana. Per lui, la dottrina Monroe pone il principio del grande spazio al centro dell’ordinamento internazionale (qui il giurista tedesco riconosce il suo debito verso il maestro della scienza geopolitica» Karl Hau shofer); essa sbarra la via dell’emisfero occidentale alle ingerenze esterne, nega la validità universale di un ordinamento che era, invece, specifico dell’Europa. Dopo il manifesto di Monroe, il sistema di Stati europeo perde il carattere di sistema globale, mentre i princìpi di legittimità e d’equilibrio cedono il passo alla libera vo lontà di un popolo entro il suo territorio. Un concetto analogo aveva espresso alcuni anni prima, con minore enfasi, il sottosegretario di Stato Joshua Reuben Clark in una comunicazione d’ufficio, resa pubblica e nota a Schmitt. Anche per il diplomatico americano, l’elemento centrale della dottrina era l’idea dei due emisferi..

Il messaggio presidenziale è una rassegna della situazione interna e internazionale. Si apre con un resoconto dell’attività diplomatica in corso. Al primo posto, i sempre difficili rapporti con la Gran Bretagna: definizione dei confini in base al trattato di Ghent firmato nel 1814, vani tentativi per regolare gli scambi commerciali, rivendicazioni dei cittadini statunitensi residenti ai confini col Canada. Minore spazio prendono le questioni aperte con la Francia: indennità ai cittadini statunitensi che avevano subito sequestri e confische nel corso delle guerre napoleoniche, impegno effettivamente osservato dalla Francia, durante la guerra del 1823 con la Spagna, a non porre ostacolo al commercio dei neutrali. Più problematici i rapporti con la Russia: attendono un regolamento gli interessi mercantili russi e americani sulla costa nordoccidentale. Proprio il contenzioso con la Russia offre l’opportunità per un primo enunciato del principio della non colonizzazione: «Si è colta l’occasione pro pizia per affermare, come un principio pertinente ai diritti e interessi degli Stati Uni ti, che i continenti americani, nella libera e indipendente condizione che hanno assunto e mantengono, non potranno d’ora in avanti esser considerati come oggetto di colonizzazione da parte di qualsiasi potenza europea.

Dopo un cenno al riconoscimento dei nuovi Stati latinoamericani, si passano in rassegna gli strumenti indispensabili per l’affermazione e l’espansione dello Stato: bilancio pubblico, esercito e fortificazioni, guardia nazionale e marina, repressione della pirateria e garanzia del commercio, servizio postale, industrie necessarie alla difesa, vie di comunicazione. Si torna al settore internazionale per esaltare la lotta di indipendenza degli insorti greci. Viene quindi formulato il concetto dei due emisferi divisi dall’Atlantico, differenti per la forma di governo e per il sistema delle relazioni interstatali. eventi che si svolgono in quella parte del globo con la quale abbiamo tanti reciproci contatti e dalla quale deriviamo la nostra origine, siamo sempre stati ansiosi e interessati spettatori. Ma alle guerre delle potenze europee, per questioni di loro interesse, non abbiamo partecipato in alcun mo do; anzi una tale partecipazione non sarebbe compatibile con la nostra politica. Solo se i nostri diritti vengono lesi o gravemente minacciati noi risentiamo l’ingiu ria e disponiamo la difesa. Ai mutamenti che avvengono in questo emisfero dobbiamo essere più immediatamente sensibili, per ragioni evidenti ad ogni osservato re illuminato e imparziale. Il sistema politico delle potenze alleate differisce essenzialmente da quello americano. Tale differenza procede dalle rispettive forme di governo (“ in their respective governments’). E alla difesa della forma di governo che è sua propria, acquistata a prezzo di tanto sangue e di tante ricchezze, maturata dalla saggezza dei suoi cittadini più illuminati, sotto la quale abbiamo raggiunto una felicità senza pari, questa intera nazione è votata.

Torna il monito rivolto alle potenze coloniali perché si astengano da tentativi d’ingerenza in quei paesi dell’emisfero occidentale che hanno già rivendicato una propria vita indipendente. Per maggiore chiarezza, viene ancora enunciata la linea di condotta coerentemente seguita dagli Stati Uniti nei rapporti con gli Stati euro- pei: La nostra politica nei confronti dell’Europa, adottata nelle prime fasi delle guerre che hanno agitato così a lungo quella parte del globo, resta sempre la stessa: quella, cioè, di non interferire nelle questioni interne di alcuna delle sue potenze; di considerare i governi de facto come quelli per noi legittimi. (...) Ma per quanto riguarda questi continenti, le circostanze sono eminentemente e fortemente diverse. Non è possibile che le potenze alleate estendano il loro sistema politico

ad una parte qualsiasi di questi continenti senza minacciare la nostra pace e felicità; e nessuno può pensare che i nostri Fratelli meridionali, se lasciati a se stessi, vogliano adottarlo di propria iniziativa. E altrettanto impossibile, quindi, che noi assistiamo a tale ingerenza con animo indifferente.

Manifesto di un nazionalismo espansivo diretto a tutte le potenze, la dichiarazione risponde alla mentalità e agli interessi di una élite del potere ai primi passi della grande trasformazione industriale. Suoi elementi essenziali sono il vigoroso annuncio del principio di non colonizzazione, che tende a escludere le potenze europee dal Nuovo Mondo; l’idea dei due emisferi, retti con forme di governo tra loro incompatibili, e la reciproca non ingerenza, che ne discende direttamente, tra Europa e America; infine, la rivendicazione di un ruolo eminente nel sistema dell’emisfero occidentale. Questa centralità dell’Unione nello spazio del Nuovo Mondo consiste nel suo diritto d’intervento, da far valere quando sia in pericolo un paese amencano riconosciuto indipendente dagli Stati Uniti: qualsiasi mutamento politico o territoriale, provocato da potenze estranee nell’emisfero occidentale, porta una minaccia alla sicurezza dell’Unione; qualsiasi interferenza di potenze europee nello spazio dei continenti americani è un atto di ostilità contro gli Stati Uniti.

L’immagine dei due emisferi come grandi spazi, separati dal vasto oceano e da una differente visione del valore dell’individuo nel contesto sociale, aveva radici nel pensiero dei padri fondatori. Washington, nel messaggio di congedo, aveva raccomandato ai suoi successori di non vincolare la sorte degli Stati Uniti alle selvagge ambizioni dell’Europa, di tenersi lontani da alleanze permanenti (permanent alliancess) con qualsiàsi parte del mondo esterno 6 Jefferson aveva bandito dalle relazioni estere americane qualsiasi alleanza vincolante con potenze europee . Altrettanto diffusa era la convinzione del carattere eccezionale dell’Unione americana rispetto alle formazioni politiche apparse nel cammino precedente della storia, e la fede nella missione speciale che le sarebbe stata affidata dalla natura e da Dio. Nelle considerazioni finali il manifesto nazionalista celebrava l’avvento degli Stati Uniti sulla scena della storia universale: un progresso senza pari era stato compiuto nel breve spazio di vita indipendente, con l’incremento di una popolazione interamente nativa e non contaminata da elementi estranei, con l’acquisto di nuovi territori e l’accesso di nuovi Stati, con lo slancio del movimento di colonizzazione nel selvaggio Occidente.

Aggiornamenti e corollari

Il 2 dicembre 1845, più di vent’anni dopo, Polk conferma e rielabora i princìpi di Monroe; dichiara l’estraneità dell’Unione al sistema di Stati europeo e rifiuta esplicitamente la politica di equilibrio, che opporrebbe una barriera, se applicata al continente nordamericano, all’eccessivo ingrandimento degli Stati Uniti.

Il movente diretto di questo primo messaggio annuale di Polk, che segna la consacrazione di una dottrina Monroe, è la questione del Texas, territorio larga mente penetrato da coloni originari degli Stati Uniti, dapprima indipendente e quindi accettato come membro dell’Unione. In apertura, un appello alla bontà delle istituzioni e alla benedizione della Provvidenza; in chiusura, un omaggio alla memoria del presidente espansionista Andrew Jackson. Confermati il principio di non colonizzazione e l’idea dei due emisferi, viene introdotto un elemento nuovo come l’espresso rifiuto della politica di equilibrio sul continente nordamericano:

Il sistema di governo americano è del tutto differente da quello europeo. La gelosia esistente tra i vari sovrani d’Europa, ciascuno dei quali potrebbe diventare troppo potente per gli altri, fa loro desiderare ardentemente lo stabilimento di ciò che essi chiamano “equilibrio di potenza”. Non è lecito che questo trovi applicazione sul continente nordamericano, e specialmente negli Stati Uniti. Se qualche parte del continente, costituito in Stato indipendente, propone di unirsi alla nostra Confederazione, la trattativa dovrà condursi tra quello Stato e noi

stessi senza alcuna ingerenza straniera. Non sarà da noi consentito che le potenze europee interferiscano per prevenire una tale unione, con la motivazione che potrebbe disturbare l’equilibrio che quelle potenze vorrebbero mantenere su questo

in

Nel corso del lungo secolo XIX i pi di Monroe e Polk furono più volte ri presi e aggiornati, con sempre maggiore accentuazione del protagonismo statunitense nell’ambito latinoamericano. Nel corso della tenace lotta di Cuba per l’indi pendenza, nel pericolo che l’isola potesse cadere dalle mani spagnole in quelle inglesi, il presidente Grant sostenne che i territori coloniali non potessero transitare dall’una all’altra potenza europea: cessando il vecchio rapporto di soggezione, ciascuno di essi avrebbe dovuto accedere all’indipendenza 9.

Una seconda amplificazione, ben più rilevante, della dottrina inaugurata negli anni 1823 e 1845 ebbe occasione da un’annosa controversia di confine tra il Venezuela e la Guinea britannica, aggravatasi nel 1887, quando il Venezuela ruppe i rapporti diplomatici con la Gran Bretagna, e portata nuovamente sui binari diplomatici nel 1890, quando le trattative sui confini furono riallacciate. Il punto di vista del governo di Washington, che sì era proposto per un arbitrato, è contenuto in una lunga nota del segretario di Stato Richard Olney, composta in forma di istruzioni per l’ambasciatore a Londra. Dal momento che lo stesso governo venezuelano fa ricorso alla grande potenza nordamericana, sensibile ad ogni innovazione sul terreno dell’emisfero occidentale («this western world’), l’atteggiamento britannico compromette gli interessi e l’onore degli Stati Uniti. Olney utilizza argomenti geografici e ideologici per evidenziare la reciproca estraneità dei due mondi, il vecchio europeo ed il nuovo panamericano: la distanza che separa le due sponde dell’Atlantico, l’incompatibilità degli interessi materiali e morali, la differenza di sistema politico rendono ogni forma d’influenza che l’Europa voglia esercitare su un paese americano contraria alla natura e al diritto.

Ma Olney si spinge oltre i limiti consueti nel definire il ruolo degli Stati Uniti:

‘Oggi essi sono legittimati ad esercitare diritti di sovranità nello spazio americano. Risorse infinite e una posizione isolata particolarmente felice li rendono padroni della situazione, invulnerabii. Profittando della guerra di secessione, l’Europa ha introdotto in Messico un regime monarchico; ma ora la grande repubblica eserciterà al tempo stesso la sua politica di potenza e la sua missione democratica» 10. Le conclusioni del segretario di Stato furono recepite dal presidente Cleveland, che giunse a definire un di ritto di arbitrato da parte degli Stati Uniti per la soluzione pacifica delle controversie territoriali sul terreno dell’emisfero occidentale

Per l’antefatto del ‘ Roosevelt», quarto messaggio annuale di Theodore Roosevelt, 6 dicembre 1904, occorre partire dalla guerra ispano-americana, conclusa nel dicembre 1898 col trattato di Parigi. Gli Stati Uniti avevano acquisito diverse posizioni strategiche. Le Filippine restarono sotto occupazione americana fi no al 1946. La questione di Cuba fu risolta nel 1902: ma fu inserito, allora, nel testo della sua costituzione un articolo che ne limitava sensibilmente la sovranità in fatto di politica internazionale e bilancio pubblico, riconoscendo agli Usa, in circostanze particolari, un diritto di intervento. Nel 1900 gli Stati Uniti si associarono alla spedizione collettiva delle potenze coloniali in Cina contro i boxer; nel novembre 1903 riconobbero la Repubblica di Panain e firmarono un trattato per la costru zione del canale.

In questo fervore di iniziative nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico, il di sordine finanziario del Venezuela e della Repubblica Dominicana creava gravi problemi di relazione con le potenze europee creditrici. Richiamandosi al principio della non colonizzazione formulato da Monroe, il governo di Washington giudica va inammissibile che uno Stato estero s’impadronisse delle dogane di una repubblica americana per obbligarla a pagare i suoi debiti. Al fine di scongiurare tale eventualità, gli Stati Uniti sarebbero intervenuti essi stessi, obbligando il paese inadempiente ad onorare i suoi impegni. Con questa dottrina dell’intervento preventivo, il governo di Washington diventava il controllore dei conti e il custode della correttezza dei paesi dell’area caraibica in fatto di rapporti finanziari.

L’innovazione recata dal corollario consiste, dunque, nel riconoscimento di un internationalpolice power esercitato dal governo di Washington: «Un malgovemo cronico, o l’impotenza che risulta da un rilassamento generale dei freni di una so ciet civilizzata, può richiedere in ultima analisi, in America come altrove, l’intervento di una nazione civiizzata; e nell’emisfero occidentale, dal momento che la dottrina Monroe viene adottata dagli Stati Uniti, può obbligare gli Stati Uniti, sia pure riluttanti, in casi flagranti di tale malgoverno o impotenza, ad esercitare un potere di polizia internazionale».

Da notare, insieme all’intonazione nazionalista, anche forti espressioni di fervore religioso: «Abbiamo tanti peccati nostri da combattere, ed in circostanze ordinarie possiamo fare di più per l’elevazione generale dell’umanim, impegnandoci col cuore e con l’anima ad arrestare la corruzione pubblica, la brutale inosservanza della legge ed i violenti pregiudizi di razza qui a casa nostra, anziché perseguire lo scadimento morale ed il malgoverno in altri paesi. Tuttavia certi crimini, perpetrati su vasta scala e con infinito orrore, sono tali da farci riflettere se non è nostro manifesto dovere tentare almeno di esternare la nostra disapprovazione di fronte al misfatto» 12

Nella sua parte negativa, mirata ad escludere l’intervento dell’Europa nel caso di insolvenza di una repubblica sudamericana, il corollario Roosevelt coincideva con la dottrina formulata dal ministro degli Esteri argentino Luis Maria Drago. Conferenza panamericana di Rio de Janeiro ed il trionfale viaggio in Argentina del segretario di Stato Elihu Root nel 1906 celebrarono la solidarietà dell’emisfero occidentale di fronte alla minaccia delle potenze imperialiste 13

L’abbandono della dottrina Monroe

L’esigenza di modificare radicalmente la dottrina del 1823, o semplicemente di abbandonarla per altri dogmi più adeguati alle nuove esigenze, maturò allo scade re del secolo XIX, quando gì gli Stati Unitì avevano assunto la posizione dì centro nel quadro dell’economia mondiale. Nel contesto della repressione della rivolta dei boxer, i presidenti William McKinley e Theodore Roosevelt spianarono al capi tale americano la via del mercato cinese. A distanza di un decennio William Howard Taft, riorganizzando il servizio diplomatico secondo un criterio geopolitico di settori mondiali, pose la competizione internazionale sul terreno dell’espansione economica. Gli Stati Uniti varcavano i confini dell’emisfero occidentale ed entravano in una fase di competizione e collaborazione con le potenze imperialiste del Vecchio Mondo.

La compiuta enunciazione della open door policy si trova nelle istruzioni del segretario di Stato John Hay, il 6 settembre 1899, agli ambasciatori presso tutti i paesi che avevano rapporti commerciali, trattati o affitti di lungo termine con la Cina, e inoltre nella nota circolare dello stesso FIay a Inghilterra, Francia, Russia, Germania e Giappone, datata 3 luglio 1900 14 Hay reclamava che le stesse condizioni doganali fossero offerte nei porti cinesi, senza discriminazione, alle navi e alle merci di ogni paese straniero; adottando una linea di rispetto dell’integrità territoriale del vecchio impero cinese, egli si adoperava per garantire al capitale america no un libero accesso sul grande mercato asiatico.

Alla stessa strategia di espansione economica e politica su scala mondiale cor risponde la dollar diplomacy, delineata dal presidente Taft in rapporto all’America centrale: La diplomazia della presente amministrazione ha cercato di corrisponde re a una moderna concezione di interscambio commerciale. Questa politica è stata definita come una sostituzione dei dollari alle pallottole. E una politica che risponde al tempo stesso a sentimenti idealistici umanitari, a un’oculata strategia politica i ed a legittime fmalit commerciali. Essa è uno sforzo francamente diretto ad incrementare il commercio americano in base al principio assiomatico che il governo degli Stati Uniti offri tutto il suo giusto appoggio a qualsiasi legittima e vantaggio- sa impresa americana all’estero 15

Alla diplomazia del dollaro s’intitola un classico della letteratura sullo sviluppo

economico e l’incremento di potenza degli Stati Uniti: Scott Nearing, Joseph Freeman, DollarDi»lomacy: A Study in American Imperialism, New York 1925. L’opera integra col materiale relativo all’emisfero occidentale il discorso di John A. Hobson sull’imperialismo come ultimo stadio del modo di produzione capitalistico. La parti colare versione statunitense dell’imperialismo sostituisce la prassi europea del do minio territoriale con i metodi più astuti del controllo mediante insidiose operazioni finanziarie, della definizione di sfere d’interesse mediante la rete ferroviaria e la banca. Il dipartimento di Stato diviene un procuratore d’affari per gli investitori americani; stabilisce settori d’influenza economica in Cina e nel Vicino Oriente, set tori di interferenza senza intervento militare nelle Hawaii, a Panama e nel Messico; ma non esclude quando è necessario l’intervento armato, come ha fatto a Santo Do mingo, Haiti e Nicaragua. La finanza americana penetra nei paesi industrialmente arretrati dell’America latina e dell’Asia, come pure nei paesi avanzati d’Europa: La penetrazione procede mediante l’esportazione di capitali. L’appoggio del diparti mento di Stato per questi investimenti si esprime con la dottrina Monroe in America latina, con la “porta aperta” in Asia, e nei vari aspetti del piano Dawes in Europa’ 16

La guerra di Cuba segna l’esordio degli Stati Uniti come moderna potenza imperialista. Le basi strategiche dei Caraibi e delle Filippine sono i due cardini del sistema mondiale americano. Una nuova epoca storica si apre col taglio dell’istmo di Panam

L’opera dei due autori marxisti ha avuto una storia singolare. Tempestivamen te, nel 1927, ne uscirono due traduzioni, spagnola e tedesca, quest’ultima introdotta da K. Haushofer. Con accesa oratoria, l’ideologo della geopolitica tedesca si sca glia contro la potenza americana, che irradia per grandi spazi il suo imperialismo economico. Insiste sul valore dell’opera in questione per la conoscenza geopolitica. La nuda, impietosa rappresentazione della realtà d’oltre Atlantico fornita dai due autori americani, servir a svegliare la coscienza del nucleo interno europeo (Inner-Europa), minacciato nella sua esistenza dal travolgente sviluppo econonii co statunitense e dal simultaneo insorgere, sul fronte opposto, delle masse di po polazione asiatica. Si annuncia un implacabile conflitto, ultima occasione per solle vare le sorti del Vecchio Continente

Una nuova edizione tedesca, a cura di un americanista gia esperto come Frie drich Schònemann, corredata da un Nachtrag di aggiornamento e da una biblio grafia sistematica, fu pubblicata due volte in tempo di guerra, nel 1943 e nel 1944. L’appendice di Schònemann, staccata dal volume e distrutta per un intervento censorio di origine non chiarita, ma forse imposto dopo la guerra dalle autorità di occupazione, è stata rintracciata in alcuni esemplari superstiti e pubblicata in traduzione italiana col titolo L’imperialismo americano oggi [ a cura e con introduzione di Tina Achihi, Bari 1980. Anche Schònemann insiste sul dissidio che storicamente oppone Stati Uniti ed Europa, sulla discriminazione degli interessi tedeschi negli anni Trenta, sulla politica di armamenti imposta dal potere economico e adottata da Franidin D. Roosevelt. Utilizza una pubblicistica allineata col regime nazionalsocialista (scritti di Giselher Wirsing, la Zeitschriftfur Geopolitik di Haushofer). Adotta il concetto di plutocrazia in riferimento al big business e all’alta finanza. Denuncia un particolare internazionalismo americano, sorta di interventi smo universale che legittima gli Stati Uniti a combattere ogni conflitto in ogni parte del mondo

Al termine di questa vicenda di corollari e di estensioni che aveva stravolto l’enunciato originario di Monroe, due diverse giustificazioni del nuovo corso teneva no il campo, coincidenti nella sostanza: l’una freddamente realistica, l’altra di un acceso messianismo. Il geopolitico Mahan riteneva ormai impossibile mantenere alla vetusta dottrina il valore di programma nazionale americano. Era venuta meno la possibilità di estraniarsi in uno splendido isolamento dalle questioni d’oltre Oceano. Al livello attuale di potenza industriale e militare, una posizione isolata era inconcepibile; occorreva, invece, stabilire forme di collaborazione con le nazioni altamente sviluppate. Il principio di equilibrio, respinto dai padri fondatori, veniva riabilitato da Mahan ed applicato, oltre che sul piano europeo, su quello mondiale: la politica della porta aperta non significava altro che la competizione delle grandi potenze in Asia su un terreno di parità.

Un doppio principio ispirava la politica degli Stati Uniti: quella della porta aperta nei riguardi dell’Asia orientale, quella risalente a Monroe nei riguardi dello spazio centramericano e sudamericano. L’una e l’altra erano dichiarazioni programmatiche e unilaterali degli Stati Uniti, non certo enunciati di diritto internazionale 19,

D’altra parte, Theodore Roosevelt giustificava il nuovo imperialismo nel quadro di una teologia della storia universale e di una translatioimperii da est verso ovest, dal Mediterraneo all’Europa anglosassone, dalla Nuova Inghilterra al Pacifico, dove finalmente l’Oriente e l’Occidente s’incontrano e il cammino della civiltà giunge al suo compimento. La colonizzazione di un intero continente, la conquista di una base nelle Filippine per la flotta mercantile e militare, i vantaggi economici derivanti dal prossimo taglio dell’istmo di Panam rispondono tutti alla legge del progresso e al decreto della Provvidenza. Il West non è più adesso il mondo sel vaggio nordamericano, Western world è la grande famiglia dei popoli colonizzatori che portano, con gli Stati Uniti alla testa, la responsablità della civilizzazione 20,

Nel 1917 e nel 1941 gli Stati Uniti scendono in campo oltre gli Oceani. Viene negato il postulato fondamentale della dottrina Monroe, cioè la separazione dei due emisferi. Con un curioso espediente, Wilson spaccia il distacco dall’antica dottrina per una sua estensione all’intero pianeta. Nel momento di entrare in guerra dalla parte dell’Intesa, egli proclama la sua avversione per le alleanze vincolanti; soprattutto rifiuta un ordinamento internazionale basato sull’equilibrio di potenza, proponendo in sua vece l’unione di tutti i paesi in una sola organizzazione mondiale.

Da parte sua, Franklin D. Roosevelt combatte l’isolazionismo presentando un’immagine degli Stati Uniti come isola circondata e battuta dai flutti del totalitarismo, minacciata da sinistri mutamenti che intervengono in parti lontane. Resta salda, nel mondo in tempesta, la solidarietà anglo-americana. L’emisfero occidentale sani protetto finché una libera Britannia dominerà sull’Atlantico come maggior potenza navale; in caso contrario, le potenze dell’Asse potranno muovere enormi ri sorse contro i continenti americani. La neutralità nei conflitti del Vecchio Continente ed il rifiuto delle ‘ vincolanti», negli anni da Versailles a Peari Harbor, so no ingredienti esclusivi del discorso isolazionista

La dottrina Truman

Il grido d’allarme del presidente Truman, il 12 marzo 1947, inaugura la fase bi polare delle relazioni internazionali. Ancora nel messaggio annuale sullo stato del l’Unione, il 6 gennaio 1947, Truman aveva detto che le differenze con l’Unione Sovietica non erano tali da impedire una convergenza d’interessi 22: si era alla vigilia dei trattati di pace di Parigi con l’Italia e le potenze cobelligeranti dell’Asse. Nel marzo questo obiettivo era stato realizzato: prendeva il sopravvento l’amarezza per la perdita d’influenza sull’Europa orientale (elezioni polacche del gennaio 1947) e per il fallimento delle trattative quadripartite sulla Germania.

L’appello di Truman amplifica la minaccia incombente sulla sicurezza degli Stati Uniti e il ruolo determinante dei due paesi chiave del Mediterraneo sudorientale. La Grecia è teatro di azioni terroristiche condotte da elementi comunisti: parecchie migliaia di armati che operano nelle regioni settentrionali, mentre lungo i confini si compiono violazioni da parte albanese, bulgara e jugoslava. Non meno preoccupante è la condizione della Turchia, minacciata dall’Unione Sovietica nella sua integrità. Ora la Gran Bretagna, che fino a questo momento ha appoggiato i governi di Atene e di Ankara, non può più sostenere le spese necessarie per la lo ro protezione; lasciate a se stesse, Grecia e Turchia fanno appello agli Stati Uniti. Il presidente richiede un intervento immediato e risoluto, in primo luogo a livello economico e finanziario.

Il discorso procede per contrapposizioni perentorie: la libera nazione ellenica viene insidiata e combattuta da una minoranza aggressiva; su scala mondiale, la libertà e la pace subiscono la minaccia del totalitarismo. In questa condizione di forti contrasti, è necessaria una guida energica per salvare la pace mondiale e il bene dell’America.

Altri passi essenziali teorizzano la visione dicotomica. Gli Stati Uniti hanno voluto la nascita delle Nazioni Unite, per una pace stabile e per l’indipendenza di tutti i loro membri. Ma non potremo realizzare i nostri obiettivi se non siamo disposti ad aiutare i popoli liberi a mantenere le loro libere istituzioni e la loro integrità nazionale contro i movimenti aggressivi che cercano di imporre regimi totalitari. (...) I regimi totalitari imposti a popoli liberi, mediante aggressione diretta o indiretta, minano le fondamenta della pace internazionale, e quindi la sicurezza degli Stati Uniti. Nel momento presente della storia universale ogni nazione deve scegliere fra due forme alternative di governo. Ma troppo spesso la scelta non è libera. Una forma di governo è basata sulla volontà della maggioranza e si distingue per libere elezioni, assemblee rappresentative, garanzie di libertà individuale, di parola, di religione, di associazione politica. L’altra forma di governo è basata sulla volontà di una minoranza, imposta alla maggioranza; consiste nel terrore e nella repressione, nel controllo della stampa e della radio; nelle elezioni predeterminate e nell’assenza di libertà personali

Al messaggio presidenziale del marzo 1947 fa seguito la formazione dei bloc chi ideologici e militari. Una replica alla dottrina Truman venne col discorso di Andrej Zdanov alla conferenza istitutiva del Cominform (Ufficio d’informazione dei partiti comunisti e operai), tenuta a Szklarska Poreba (Slesia) nel settembre 1947. La dicotomia fondamentale di Marx-Engels, formulata nel Man del 1848, era estesa dalla lotta di classe all’arena internazionale: si fronteggiavano, ora, da una parte il campo antidemocratico e imperialista con gli Stati Uniti in testa, dall’altra il campo democratico e antimperialista con l’Unione Sovietica in testa Il movimento comunista internazionale veniva richiamato alla lotta rivoluzionaria, dopo la tregua del tempo di guerra.

L’idea di una solidarietà euro-americana trovò la sua realizzazione nel Patto

atlantico. Durante le trattative, suggestioni di occidentalismo culturale affiancarono i calcoli di natura strategica. La guerra aveva creato un vuoto in Germania, che incrementava il predominio dell’Unione Sovietica e insidiava la sicurezza dell’Europa occidentale. La disfatta del sistema nazionalsocialista aveva conferito al comunismo sovietico la capacità di ampliare il suo spazio di dominio fino a comprendere tutto

il Vecchio Continente. Andava ora mutato l’obiettivo originariamente antitedesco del Patto di Bmxelles, per utilizzare l’intesa del Benelux, della Francia e della Gran

Bretagna ai fini del contenimento dell’Unione Sovietica. Contemporaneamente

l’Europa occidentale, compresa in prospettiva la Germania ad ovest dell’Elba, do

Il nuovo ordine mondiale

Il momento decisivo per il lancio di una nuova visione unipolare del mondo è compreso fra due date: 16 gennaio 1991, inizio della prima guerra del Golfo, e 20 marzo 2003, inizio della seconda. L’una e l’altra decisione vengono assunte dai presidenti, padre e figlio, in nome di una fede assoluta nelle proprie capacità di scelta, che mancava nelle precedenti dichiarazioni, di Monroe o di Truman.

veva associarsi nel fronte comune intorno agli Stati Uniti 24 Concluso il Patto, fu il segretario di Stato Acheson ad enfatizzare l’idea di un’integrazione (closer, deeper international association, further strengthening of ties, progress toward integra tion’) del mondo occidentale (‘the Wesb’) contrapposto allo spazio sovietico 25

Le implicazioni della dottrina Truman provocarono da parte della Casa Bianca una sconfessione esplicita e definitiva della dottrina Monroe. Un giornale di mdc pendence, Missouri, aveva appena pubblicato un editoriale dal titolo A Monroe Doctrine for the World, quando un consigliere personale di Truman intervenne con una smentita categorica. Il Patto è in linea col nuovo messaggio di Truman, non con il vecchio di Monroe. Il manifesto del 1823 diffidava gli Stati europei per ché si astenessero dall’esercitare ingerenze nel Nuovo Mondo, questo del 1947 porta aiuto alle libere nazioni dell’Europa occidentale minacciate dal comunismo. All’idea di due emisferi governati da opposti regimi si sostituisce quella di una comunità atlantica ispirata da una stessa civiltà 26

La visione dicotomica dei rapporti mondiali conobbe una pausa distensiva. Già nel corso degli anni Sessanta le certezze assolute avevano esaurito la loro carica, sottoposte a una critica convergente di parte democratica e repubblicana. Ac quistava credito un’idea più articolata dei rapporti mondiali, con l’attenzione ricondotta ai paesi dell’Europa intermedia già abbandonati al loro destino, con l’esigenza di metter fine alla guerra fredda e individuare settori di intesa e cooperazione. Con Nixon, la Casa Bianca volgeva l’attenzione all’Asia e progettava una comunità del Pacifico da affiancare all’atlantica, nel convincimento che la lotta per l’influenza sul Terzo Mondo fosse una competizione tripartita Russia-Cina-Occidente. Una visione più lucida degli interessi americani era stimolata anche dalla necessità di trovare una via d’uscita dal Vietnam. La serie dei documenti diplomatici americani per gli anni 1969-76 si apre con i saggi di Richard M. Nixon, Asia Afier Vietnam (1967), e di Heniy A. Kissinger, Central Issues ofAmerican Foreign Policy (1969), entrambi mirati all’instaurazione di un equilibrio multipolare 27

In un appunto datato 6 gennaio 1991, quindi alla vigilia della prima crociata anti-Saddam, Bush padre ricorda una conversazione telefonica con l’anziano, ottan tenne predicatore protestante Billy Graham, che al telefono gli aveva recitato un passo tratto dal poema di un altro pastore, James Russel Lowell (1819-91). Il passo si riferiva ai momenti delle grandi scelte che fatalmente intervengono nella vita degli individui e delle nazioni: scelte tra il mondo delle tenebre e l’universo della luce. Billy Graham aveva offerto sostegno morale al presidente, parlando di Saddam Husein come della personificazione dell’Anticristo 28 A sua volta Bush figlio, nel messaggio sullo stato dell’Unione, il 29 gennaio 2002. presenta gli Stati Uniti come la nazione benedicente ( country), chiamata a compiere una missione salvifica universale ( calling): a soccorrere gli afflitti, presidiare la pace, confondere il Maligno. Tocca alla nazione americana la responsabilità di guidare il mondo nella lotta contro il terrorismo internazionale. Il suo destino non può essere affidato a una politica di contenimento, né subordinato al giudizio altrui. Sappiamo che all’o rigine della sua conversione alla fede, dopo un momento di vita dissipata, si trova lo stesso reverendo Graham, gi in così stretta confidenza col padre 29

Al termine e al concetto è possibile assegnare una data di nascita: il limpido mattino del 23 agosto 1990, quando il presidente Bush ed il consigliere per la Sicurezza nazionale Brent Scowcroft, in una pausa distensiva dedicata alla pesca, s’impegnano in a long philosophical chab’: concludono che è possibile estrarre dalla crisi del Golfo Persico, sulla quale matura un allineamento dell’Unione Sovietica, un nuovo sistema di rapporti planetari basato su una collaborazione russo-americana 30

Il presidente anticipò questi concetti nel vertice di Helsinki con Gorbaèèv, il 9 settembre 1990 31, per poi manifestarli al Congresso nei termini di una dottrina, appena due giorni dopo. In seguito il presidente ha aggiunto ancora una connotazione al nuovo ordine, cioè il necessario controllo delle fonti di produzione petrolifera; ed ha annunciato l’avvento del prossimo secolo americano 32 È spettato al segretario di Stato Baker liquidare l’occidentalismo, com’era inteso nella guerra fredda, e proporre la ben diversa formula di una comunità euro-atlantica da Vancouver a Vladivostok 3

Il documento reso pubblico a un anno dalla catastrofe delle Torri Gemelle, dal titolo The National Security Strategy of the United States of America, ha aggiunto di nuovo la formula della guerra preventiva contro il terrorismo internazionale e gli Stati canaglia, ponendo in particolare evidenza la correlazione tra l’esito del conflitto israelo-palestinese e la sistemazione dell’intero spazio mediorientale.

In base alla successione delle «dottrine è possibile articolare la percezione americana del ruolo internazionale degli Stati Uniti, distinguendo varie fasi successive: il nazionalismo espansivo nell’intero corso dell’Ottocento; l’imperialismo dalla guerra di Cuba e dalla spedizione delle potenze occidentali in Cina, fino all’intervento nelle due guerre mondiali; l’atlantismo di Truman, fin oltre la pausa distensiva negli anni Sessanta e Settanta; il globalismo dopo il tramonto della potenza sovietica, nell’ultima fase in corso di svolgimento. Si può parlare di una discontinuità intervenuta tra Ottocento e Novecento: una politica di interessi economici mondiali sostituisce allora quella tradizionale, orientata al primato nei continenti americani e fondata sul rifiuto di «alleanze vincolanti’.

Nel momento attuale la dottrina dei presidenti Bush, padre e figlio, sembra ri spondere, piuttosto che a interessi nazionali Usa, alle esigenze del Washington consensus: quelle proprie della concentrazione di potere costituita dalle organizzazioni della finanza e del commercio, avanguardie della globalizzazione. L’internazionalismo conservatore e l’internazionalismo democratico sembrano coincidere negli stessi obiettivi: il potere trova un alibi nell’assenza volontà di realizzare una missione universale di giustizia. L’idea di un mondo occidentale fondato su un patrimonio comune di civiltà, stretto intorno agli Stati Uniti a difesa degli stessi valori, gioca un ruolo solo nella fase, circoscritta nel tempo, del bipolarismo Usa-Urss.

 

 

 

 

 

2. S.B. OKUN, The Russian-American Company, prefazione di Rj. Kerner, introd. di Boris D. Grekov, Cambridge, Mass., 1951; N.N. BOLCHOVVrINOV, Russko-amerikanskie otnosen 1815-1832, Moskva 1975; H.L KUSHNER, Conflict on the Northwest coast: American-Russian Rivalry in the Pa North west, 1790-1867, Westport (Conn.)-London 1975.

3. Si vedano le monografie di Samuel Flagg Bemis sul segretario di Stato John Quincy Adams, di Harry Ammon sul presidente Monroe, di Ernest R. May sugli interessi della élite del potere alle origini della dottrina. Cfr. inoltre, per l’atteggiamento delle grandi potenze europee, I.C. Nici-ioi.s, The European Pentarchy and the Congress of Verone, 1822, The Hague 1971.

4. J.R. CI.ARK, Memorandum on the Monroe Doctrine December 17, 1928, Washington 1930, pp. X1-XV.

5. The State of the Union Messages of the Presidents 1790-1966, a aim di F.L. Israel, introduzione di A.M. Schiesinger (avanti: SUM), I, New York 1966, pp. 202-214; i passi citati si trovano alle pp. 201,

212-213.

6. Bl. KAUFMAN (a cura di), Washington s Farewell Address: The View From the 2Oth Century, Chicago

1969, p. 28.

7. N.E. CUNNINGHAM JR (a cura di), The Inaugurai Addresses ofPresident ThomasJefferson, 1801 and

1805, Columbia (Missouri)-London 2001, p. 5. Cfr. A.P. WHITAKER, The Western Hemisphere Idea: Its

Rise and Decline, Ithaca, N.Y. 1954.

8. SUM, I, pp. 634-664, I passi citati si trovano alle pp. 646-647.

9. U.5. Git primo messaggio annuale, 6/12/1969, SUM, Il, p. 1192.

10. R. Olney a Bayard, ambasciatore a Londra, 20-7-1895, FRUS, 1905, pp. 545-562. Cfr. W. LA FEj3ER,

The New Empire: An Interpretation ofAmerican Expansion 1860-1898, Ithaca-London 1998 (2a ed.),

pp. 261-262.

11. G. CLEVELAND, terzo messaggio annuale, 2/12/1895, SUM, TI, p. 1801.

12. TH. ROOSEVELT, quarto messaggio annuale, 6/12/1904, SUM, Il, pp. 2134-2137; FRUS, 1904, pp. U-LIl1.

13. FRUS, 1906, I, pp. 12-42.

14. FRUS 1899, pp. 131-133, 142; FRUS 1901, Appendix: Affairs in China, p. 12. L’annuncio e la giusti ficazione degli stessi principi si trovano nei messaggi annuali di McKinley, 1898-1900, SUM, TI, pp.

1902, 1932-1933, 1972-1980.

15. W.H. TAJT, quarto messaggio annuale, 3/12/1912, SUM, III, pp. 2490-2491.

16. Si veda l’edizione italiana N. Praao (a cura di), Diplomazia del dollaro. Studio sull’imperialismo

americano, Bari 1975, p. 351.

17. K. HAUSHOFER, Geleitwort, in S. NEARING, J. FRERMAN, Dollar-Diplomatie. Eine Studie uber amerika

nischen Imperialismus, Berlin-Grùnewald 1927, pp. V-X.

18. Ha un interesse, per un momento particolare della cultura storica italiana, l’opposto giudizio di Al berto Aquarone, Le ori,gini delllmperialismo americano. Da Mckinle a Faft, 1897-1913, Bologna 19”3. che svalutava il movente economico, portando in primo piano le radici culturali dell’imperiali smo: la convinzione quasi missionaria di un destino manifesto della nazione americana all’espansio ne,. (ii i. p. 10), la fede nel carattere unico e privilegiato dello sviluppo storico degli Stati Uniti e nella loro missione di guida sulla via della lihert6 e della democrazia (ivi, p. 19). cli sete cli conquista nel caso loro si trattava, ma della virile consapevolezza della propria missione, a soccor rere la quale, nei momenti di dubbio e di maggior tensione morale, soleva intervenire a buon punto il senso acuto della superiorit6 della razza bianca e in particolare del suo ceppo germanico (ivi, p. 20).

19. AT. MAHAN, The Interest of.4merica in International Conditions, Lonclon 1910, pp. 116-117, 144- i-r. 178-179, 181.

20.    Discorso at Mechanics Pavilion, San Francisco, 13/5/1903, in Tu. RO0SEvELT, Presiclential Ad

dresses a,,d State PapeiT, New York 1970, I, pp .390-317.

21. Il rapporto dei movimenti avversi al mondialismo con la tradizione risalente a shington, Jeffer son, Monroe è segnalato dagli studi di Selig Adler e Manfred Jonas sull’impulso isolazionista’ in genere, nonché dalle monografie di William C. Widenor, Thornas Knock, Robert j. Maddox, Wayne S. Gole, dedicate a singoli esponenti conservatori o populisti.

22. Public Papera of the Presidents of the United States. Harry 5. Truman, 1947, n. 2, pp. 1-2.

23. IVI, n. 56. pp. 178-180.

24. Cfr. la memoria redatta dai partecipanti al colloquio sulla sicurezza, Washington, 9/9/1948, FRUS

1948, III, pp. 237-245.

25. Istruzioni a George W. Perkins, vicesegretario agli Esteri, 19/10/1949, FRUS 1949, IV, pp. 469-472;

verbale della conferenza degli ambasciatori americani sulle questioni europee, Parigi, 21-22/10/1949,

ivi, pp. 472-496.

26. C.M. Clifford a W. Southern, 9/9/1949, in D. MERRILL, a cura cli, VIt Documentary History of the

Trumu,i Presidency, sI. 1996, pp. 106-107.

27. FRUS 1969-1976, 1, pp. 10-48.

28. G. Bisii, Al/the Besi. Mj’ Li/è in Letters, and Other Writin New York 1999, p. 501.

29. Cfr. P. SINGEi The President of Good and Ecu: The Ethics o/ W Bush, New York 2004, pp.

4, 96.

30. G. BU5H, B .SCOWCROFT, A World Transforrned, New York 1998, pp. 353.

31. lei. pp. 362-364

32. .Vital Speeches of the Day», LVI, n. 24, pp. 738-741; LVII, n. 1, pp. 1-2; LVII, n. 9, pp. 258-261; LVII,

fi 12, pp. 354-356; LVII, n. 15, pp. 450-452.

33. j. BAKFR, intervento all’Aspen-Institute di Berlino, 18/6/1991, 02, LVIII, n. 19, pp. 578-582.

 

 
 
 

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