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LOST IN IRAQ
LA MISSIONE E LE DOTRINE
COSÌ L’AMERICA
LEGGE IL MONDO
Dalla dottrina Monroe a quelle di Bush
padre e figlio, una rivisitazione della geopolitica statunitense e dei suoi
paradigmi. L’idea di Occidente appartiene solo alla fase della guerra
fredda.
Il dominio degli interessi economici.
di Domenico CACCAMO
MUTAMENTI INTERVENUTI PRIMA E DOpo la
seconda guerra del Golfo — la condotta unilaterale che ha eclissato le
Nazioni Unite, l’influenza determinante acquisita da una corrente di
pensiero e d’azione come il neoconservatorismo — suggeriscono di tornare sul
problema storico del nazionalismo espansivo e dell’imperialismo
statunitense. Ci si chiede se la concentrazione di potenza che nel giro di
due secoli ha preso corpo nel Nuovo Mondo, rivendicando dapprima un’egemonia
entro l’emisfero occidentale, acquistando poi un’influenza economica e
politica attraverso il Pacifico e l’Atlantico, assumendo in circostanze
particolari la guida dell’Occidente euro-americano, elevandosi infine al
rango di unico soggetto globale, abbia seguito una linea di sviluppo
continua e coerente come per un disegno della ragione universale, o non sia
stata esasperata e deviata da un evento come il primato industriale
conseguito nell’ultimo decennio dell’Ottocento. Ci si chiede, inoltre, se
l’idea di un Occidente euro-americano non appartenga in effetti ad un
periodo limitato nel tempo, e se la contrapposizione all’Europa non
rappresenti, invece, l’orientamento normale della cultura politica
statunitense nel suo corso dai padri fondatori ad oggi.
Una risposta a questi interrogativi si può
cercare nella comparazione delle dottrine enunciate dai presidenti, visioni
diverse dell’identità nazionale e del ruolo degli Stati Uniti nel mondo,
ciascuna condizionata da situazioni specifiche.
Sono di uso corrente le espressioni
dottrina Monroe, dottrina Truman. Ma possiede i caratteri di una dottrina
anche il messaggio di George Bush al Congresso, 11 settembre 1990, mentre la
National Security Strategy of the United States of America, presentata nel
settembre 2002 da George W. Bush, ha piuttosto il carattere di un
corollario. Le dottrine presentano alcuni caratteri formali comuni. Sono
enunciate dal presidente di fronte al Congresso in seduta congiunta, si
richiamano a una tradizione consolidata di pensiero. Secondo il dizionario
di Oxford della lingua inglese, il termine “doctrine” indica “the action
ofteaching or instructing”: una dottrina è l’enunciato di alcuni princìpi
essenziali, oggetto d’insegnamento e di apprendimento. Ha preso il nome di
«dottrina Monroe» il messaggio presidenziale concepito in una congiuntura di
crisi del colonialismo iberico. Ma, nonostante la gravità del momento e la
rilevanza del testo, per lungo tempo si parlò dei “principi” o di una
«dichiarazione» del presidente Monroe; l’impiego del termine “doctrine”
comparve nel linguaggio giornalistico solo più tardi, verso la metà del
secolo. Secondo la classica storia di D. Perkins, l’espressione “the Monroe
doctrine”, così felice, suggestiva, indicativa del valore perenne, per non
dire sacro, dei suoi enunciati, s’impose nella stampa e nel dibattito
parlamentare solo a distanza di anni, sempre con riferimento alla difesa
dell’emisfero occidentale da influenze esterne e alla sua condizione di
terreno predestinato all’espansione statunitense .
È dunque un connotato essenziale delle
«dottrine» anche il processo di riconoscimento e di aggiornamento, protratto
nel tempo. La dottrina Monroe fu ripresa e reinterpretata più volte, in
ordine alle nuove circostanze internazionali e alla modificata percezione
degli interessi americani. Ancora alla vigilia dell’intervento nella seconda
guerra mondiale, questo dogma centrale della politica statunitense fu
oggetto di dibattito e contesa.
La dottrina Monroe
Settimo messaggio annuale del presidente
Monroe, il documento del 2 dicembre 1823 cade in un contesto internazionale
definito dalla lotta dei paesi latinoamericani per l’indipendenza, dai moti
costituzionali nella penisola iberica e per tutta l’area del Mediterraneo,
dalla crisi del sistema diplomatico della Pentarchia europea. Gli Stati
Uniti avevano tratto vantaggio dalla rivolta delle colonie, piegando la
Spagna nel 1819 alla cessione della Florida orientale. La situazione si era
complica ta per i moti scoppiati a Cadice nel gennaio 1820 e per l’avvento a
Madrid di un governo liberale, anch’esso peraltro deciso alla conservazione
dell’impero d’Oltre mare. Nel riconoscimento dei paesi di nuova indipendenza
il governo di Washington s’impegnò dapprima per la Colombia (luglio 1822),
quindi per il Messico, il Ci le, l’Argentina (dicembre 1822-gennaio 1823).
La Pentarchia europea comprendeva gli Stati
membri della Quadruplice costituita nel novembre 1815 (Inghilterra, Prussia,
Russia, Austria), cui era stata ammes sa in un secondo tempo, per riguardo
all’equilibrio continentale, anche la restaura ta monarchia di Francia.
Sebbene mossa da interessi statali e considerazioni di equilibrio, la
Pentarchia restava tuttavia sensibile al richiamo del legittimismo codi
ficato nella dichiarazione della Santa Alleanza; ma era incapace di
esprimere una volontà unitaria, logorata dal dissenso inglese sulla
questione fondamentale del l’intervento negli affari interni degli Stati
sovrani, che Castlereagh, e dopo la sua tragica fine Canning, rifiutavano in
nome delle loro convinzioni liberali e nel timore che potesse generare un
ordine europeo di tipo confederale. Come le potenze fra loro, anche i
singoli governi al proprio interno si presentavano scissi tra opposti
orientamenti ideali e diverse percezioni dell’interesse nazionale. il
congresso di Verona (ottobre-novembre 1822) segnò lo scioglimento della
fragile Pentarchia: le corti di Pietroburgo, Vienna e Berlino presero
accordi per esercitare pressioni con giunte al fine di modificare e moderare
la costituzione spagnola; le altre due potenze, divise fra loro da rivalità
commerciali e coloniali, non seppero trovare un accordo. Mentre lo zar
Alessandro carezzava l’idea di un esercito russo, oppure alleato, che
attraverso il territorio francese portasse l’ordine a sud dei Pirenei, il
mini stro degli Esteri Chateaubriand volle compiere con le armi francesi
l’opera di restaurazìone, e il capo di gabinetto Villèle subì la sua scelta.
La guerra sul territorio spagnolo
(aprile-ottobre 1823) fu sentita in Francia come un segno di rinnovata
grandezza dinastica e nazionale, A conclusione della facile campagna, fu
ventilato dallo zar un suo prolungamento, per la restaurazione della
legittima autorità anche nelle colonie d’Oltremare; da parte sua, Villèle
coltivava il pensiero di stabilire nell’America latina alcune grandi
monarchie rette da principi della casa di Borbone. Ma per un’impresa oltre
oceano era necessario il consenso della potenza navale britannica; e questa
non aveva interesse a favorire il rientro di potenze europee nel Nuovo
Mondo. Negli Stati Uniti l’opinione generale guardava con favore alle
rivolte indipendentistiche; ma il governo manteneva una rigorosa neutralità,
impegnato a trarre vantaggio dalle difficoltà della Spagna. Nell’assenza di
un pericolo imminente di guerra, il segretario di Stato John Quincy Adams
insisté perché fosse rifiutata la proposta, avanzata da Canning, di un
documento congiunto anglo-americano, e fosse invece approvata una
dichiarazione unilaterale di principio.
Secondo D. Perkins, la dottrina sarebbe
stata mirata contro la Santa Alleanza, a difesa delle giovani nazioni
sudamericane; ma la storiografia più recente è tornata sulla questione del
destinatario del messaggio, cercando in varie direzioni. L’attenzione si è
portata sulle colonie russe lungo la costa americana del Pacifico e sulle
apprensioni suscitate dal loro incremento presso il ceto mercantile e il
governo di Washington 2, Per lo più gli studiosi insistono sul riserbo
mantenuto dal presidente per lunghi anni di fronte alla causa dei paesi
latino-americani; inoltre sul timore diffuso che Cuba cadesse in mani
inglesi e sul conflitto latente con la Gran Bretagna, maggior potenza
coloniale e industriale nell’età della Restaurazione . Senza un particolare
destinatario, il messaggio è una risoluta dichiarazione di fronte al mondo
di patriottismo repubblicano e volontà di espansione.
Un contributo all’interpretazione della
dottrina è venuto anche da studiosi europei. Carl Schmitt, che avrebbe
desiderato un manifesto analogo del Reich tede sco per il continente
europeo, è tornato ripetutamente, prima nel saggio su ordina mento spaziale
e divieto d’ingerenza, poi nell’opera maggiore sul nomos della terra, ad
occuparsi della dottrina americana. Per lui, la dottrina Monroe pone il
principio del grande spazio al centro dell’ordinamento internazionale (qui
il giurista tedesco riconosce il suo debito verso il maestro della scienza
geopolitica» Karl Hau shofer); essa sbarra la via dell’emisfero occidentale
alle ingerenze esterne, nega la validità universale di un ordinamento che
era, invece, specifico dell’Europa. Dopo il manifesto di Monroe, il sistema
di Stati europeo perde il carattere di sistema globale, mentre i princìpi di
legittimità e d’equilibrio cedono il passo alla libera vo lontà di un popolo
entro il suo territorio. Un concetto analogo aveva espresso alcuni anni
prima, con minore enfasi, il sottosegretario di Stato Joshua Reuben Clark in
una comunicazione d’ufficio, resa pubblica e nota a Schmitt. Anche per il
diplomatico americano, l’elemento centrale della dottrina era l’idea dei due
emisferi..
Il messaggio presidenziale è una rassegna
della situazione interna e internazionale. Si apre con un resoconto
dell’attività diplomatica in corso. Al primo posto, i sempre difficili
rapporti con la Gran Bretagna: definizione dei confini in base al trattato
di Ghent firmato nel 1814, vani tentativi per regolare gli scambi
commerciali, rivendicazioni dei cittadini statunitensi residenti ai confini
col Canada. Minore spazio prendono le questioni aperte con la Francia:
indennità ai cittadini statunitensi che avevano subito sequestri e confische
nel corso delle guerre napoleoniche, impegno effettivamente osservato dalla
Francia, durante la guerra del 1823 con la Spagna, a non porre ostacolo al
commercio dei neutrali. Più problematici i rapporti con la Russia: attendono
un regolamento gli interessi mercantili russi e americani sulla costa
nordoccidentale. Proprio il contenzioso con la Russia offre l’opportunità
per un primo enunciato del principio della non colonizzazione: «Si è colta
l’occasione pro pizia per affermare, come un principio pertinente ai diritti
e interessi degli Stati Uni ti, che i continenti americani, nella libera e
indipendente condizione che hanno assunto e mantengono, non potranno d’ora
in avanti esser considerati come oggetto di colonizzazione da parte di
qualsiasi potenza europea.
Dopo un cenno al riconoscimento dei nuovi
Stati latinoamericani, si passano in rassegna gli strumenti indispensabili
per l’affermazione e l’espansione dello Stato: bilancio pubblico, esercito e
fortificazioni, guardia nazionale e marina, repressione della pirateria e
garanzia del commercio, servizio postale, industrie necessarie alla difesa,
vie di comunicazione. Si torna al settore internazionale per esaltare la
lotta di indipendenza degli insorti greci. Viene quindi formulato il
concetto dei due emisferi divisi dall’Atlantico, differenti per la forma di
governo e per il sistema delle relazioni interstatali. eventi che si
svolgono in quella parte del globo con la quale abbiamo tanti reciproci
contatti e dalla quale deriviamo la nostra origine, siamo sempre stati
ansiosi e interessati spettatori. Ma alle guerre delle potenze europee, per
questioni di loro interesse, non abbiamo partecipato in alcun mo do; anzi
una tale partecipazione non sarebbe compatibile con la nostra politica. Solo
se i nostri diritti vengono lesi o gravemente minacciati noi risentiamo l’ingiu
ria e disponiamo la difesa. Ai mutamenti che avvengono in questo emisfero
dobbiamo essere più immediatamente sensibili, per ragioni evidenti ad ogni
osservato re illuminato e imparziale. Il sistema politico delle potenze
alleate differisce essenzialmente da quello americano. Tale differenza
procede dalle rispettive forme di governo (“ in their respective
governments’). E alla difesa della forma di governo che è sua propria,
acquistata a prezzo di tanto sangue e di tante ricchezze, maturata dalla
saggezza dei suoi cittadini più illuminati, sotto la quale abbiamo raggiunto
una felicità senza pari, questa intera nazione è votata.
Torna il monito rivolto alle potenze
coloniali perché si astengano da tentativi d’ingerenza in quei paesi
dell’emisfero occidentale che hanno già rivendicato una propria vita
indipendente. Per maggiore chiarezza, viene ancora enunciata la linea di
condotta coerentemente seguita dagli Stati Uniti nei rapporti con gli Stati
euro- pei: La nostra politica nei confronti dell’Europa, adottata nelle
prime fasi delle guerre che hanno agitato così a lungo quella parte del
globo, resta sempre la stessa: quella, cioè, di non interferire nelle
questioni interne di alcuna delle sue potenze; di considerare i governi de
facto come quelli per noi legittimi. (...) Ma per quanto riguarda questi
continenti, le circostanze sono eminentemente e fortemente diverse. Non è
possibile che le potenze alleate estendano il loro sistema politico
ad una parte qualsiasi di questi continenti
senza minacciare la nostra pace e felicità; e nessuno può pensare che i
nostri Fratelli meridionali, se lasciati a se stessi, vogliano adottarlo di
propria iniziativa. E altrettanto impossibile, quindi, che noi assistiamo a
tale ingerenza con animo indifferente.
Manifesto di un nazionalismo espansivo
diretto a tutte le potenze, la dichiarazione risponde alla mentalità e agli
interessi di una élite del potere ai primi passi della grande trasformazione
industriale. Suoi elementi essenziali sono il vigoroso annuncio del
principio di non colonizzazione, che tende a escludere le potenze europee
dal Nuovo Mondo; l’idea dei due emisferi, retti con forme di governo tra
loro incompatibili, e la reciproca non ingerenza, che ne discende
direttamente, tra Europa e America; infine, la rivendicazione di un ruolo
eminente nel sistema dell’emisfero occidentale. Questa centralità
dell’Unione nello spazio del Nuovo Mondo consiste nel suo diritto
d’intervento, da far valere quando sia in pericolo un paese amencano
riconosciuto indipendente dagli Stati Uniti: qualsiasi mutamento politico o
territoriale, provocato da potenze estranee nell’emisfero occidentale, porta
una minaccia alla sicurezza dell’Unione; qualsiasi interferenza di potenze
europee nello spazio dei continenti americani è un atto di ostilità contro
gli Stati Uniti.
L’immagine dei due emisferi come grandi
spazi, separati dal vasto oceano e da una differente visione del valore
dell’individuo nel contesto sociale, aveva radici nel pensiero dei padri
fondatori. Washington, nel messaggio di congedo, aveva raccomandato ai suoi
successori di non vincolare la sorte degli Stati Uniti alle selvagge
ambizioni dell’Europa, di tenersi lontani da alleanze permanenti (permanent
alliancess) con qualsiàsi parte del mondo esterno 6 Jefferson
aveva bandito dalle relazioni estere americane qualsiasi alleanza vincolante
con potenze europee . Altrettanto diffusa era la convinzione del carattere
eccezionale dell’Unione americana rispetto alle formazioni politiche apparse
nel cammino precedente della storia, e la fede nella missione speciale che
le sarebbe stata affidata dalla natura e da Dio. Nelle considerazioni finali
il manifesto nazionalista celebrava l’avvento degli Stati Uniti sulla scena
della storia universale: un progresso senza pari era stato compiuto nel
breve spazio di vita indipendente, con l’incremento di una popolazione
interamente nativa e non contaminata da elementi estranei, con l’acquisto di
nuovi territori e l’accesso di nuovi Stati, con lo slancio del movimento di
colonizzazione nel selvaggio Occidente.
Aggiornamenti e corollari
Il 2 dicembre 1845, più di vent’anni dopo,
Polk conferma e rielabora i princìpi di Monroe; dichiara l’estraneità
dell’Unione al sistema di Stati europeo e rifiuta esplicitamente la politica
di equilibrio, che opporrebbe una barriera, se applicata al continente
nordamericano, all’eccessivo ingrandimento degli Stati Uniti.
Il movente diretto di questo primo
messaggio annuale di Polk, che segna la consacrazione di una dottrina Monroe,
è la questione del Texas, territorio larga mente penetrato da coloni
originari degli Stati Uniti, dapprima indipendente e quindi accettato come
membro dell’Unione. In apertura, un appello alla bontà delle istituzioni e
alla benedizione della Provvidenza; in chiusura, un omaggio alla memoria del
presidente espansionista Andrew Jackson. Confermati il principio di non
colonizzazione e l’idea dei due emisferi, viene introdotto un elemento nuovo
come l’espresso rifiuto della politica di equilibrio sul continente
nordamericano:
Il sistema di governo americano è del tutto
differente da quello europeo. La gelosia esistente tra i vari sovrani
d’Europa, ciascuno dei quali potrebbe diventare troppo potente per gli
altri, fa loro desiderare ardentemente lo stabilimento di ciò che essi
chiamano “equilibrio di potenza”. Non è lecito che questo trovi applicazione
sul continente nordamericano, e specialmente negli Stati Uniti. Se qualche
parte del continente, costituito in Stato indipendente, propone di unirsi
alla nostra Confederazione, la trattativa dovrà condursi tra quello Stato e
noi
stessi senza alcuna ingerenza straniera.
Non sarà da noi consentito che le potenze europee interferiscano per
prevenire una tale unione, con la motivazione che potrebbe disturbare
l’equilibrio che quelle potenze vorrebbero mantenere su questo
in
Nel corso del lungo secolo XIX i pi di
Monroe e Polk furono più volte ri presi e aggiornati, con sempre maggiore
accentuazione del protagonismo statunitense nell’ambito latinoamericano. Nel
corso della tenace lotta di Cuba per l’indi pendenza, nel pericolo che
l’isola potesse cadere dalle mani spagnole in quelle inglesi, il presidente
Grant sostenne che i territori coloniali non potessero transitare dall’una
all’altra potenza europea: cessando il vecchio rapporto di soggezione,
ciascuno di essi avrebbe dovuto accedere all’indipendenza 9.
Una seconda amplificazione, ben più
rilevante, della dottrina inaugurata negli anni 1823 e 1845 ebbe occasione
da un’annosa controversia di confine tra il Venezuela e la Guinea
britannica, aggravatasi nel 1887, quando il Venezuela ruppe i rapporti
diplomatici con la Gran Bretagna, e portata nuovamente sui binari
diplomatici nel 1890, quando le trattative sui confini furono riallacciate.
Il punto di vista del governo di Washington, che sì era proposto per un
arbitrato, è contenuto in una lunga nota del segretario di Stato Richard
Olney, composta in forma di istruzioni per l’ambasciatore a Londra. Dal
momento che lo stesso governo venezuelano fa ricorso alla grande potenza
nordamericana, sensibile ad ogni innovazione sul terreno dell’emisfero
occidentale («this western world’), l’atteggiamento britannico compromette
gli interessi e l’onore degli Stati Uniti. Olney utilizza argomenti
geografici e ideologici per evidenziare la reciproca estraneità dei due
mondi, il vecchio europeo ed il nuovo panamericano: la distanza che separa
le due sponde dell’Atlantico, l’incompatibilità degli interessi materiali e
morali, la differenza di sistema politico rendono ogni forma d’influenza che
l’Europa voglia esercitare su un paese americano contraria alla natura e al
diritto.
Ma Olney si spinge oltre i limiti consueti
nel definire il ruolo degli Stati Uniti:
‘Oggi essi sono legittimati ad esercitare
diritti di sovranità nello spazio americano. Risorse infinite e una
posizione isolata particolarmente felice li rendono padroni della
situazione, invulnerabii. Profittando della guerra di secessione, l’Europa
ha introdotto in Messico un regime monarchico; ma ora la grande repubblica
eserciterà al tempo stesso la sua politica di potenza e la sua missione
democratica» 10. Le conclusioni del segretario di Stato furono recepite dal
presidente Cleveland, che giunse a definire un di ritto di arbitrato da
parte degli Stati Uniti per la soluzione pacifica delle controversie
territoriali sul terreno dell’emisfero occidentale
Per l’antefatto del ‘ Roosevelt», quarto
messaggio annuale di Theodore Roosevelt, 6 dicembre 1904, occorre partire
dalla guerra ispano-americana, conclusa nel dicembre 1898 col trattato di
Parigi. Gli Stati Uniti avevano acquisito diverse posizioni strategiche. Le
Filippine restarono sotto occupazione americana fi no al 1946. La questione
di Cuba fu risolta nel 1902: ma fu inserito, allora, nel testo della sua
costituzione un articolo che ne limitava sensibilmente la sovranità in fatto
di politica internazionale e bilancio pubblico, riconoscendo agli Usa, in
circostanze particolari, un diritto di intervento. Nel 1900 gli Stati Uniti
si associarono alla spedizione collettiva delle potenze coloniali in Cina
contro i boxer; nel novembre 1903 riconobbero la Repubblica di Panain e
firmarono un trattato per la costru zione del canale.
In questo fervore di iniziative nel Mar dei
Caraibi e nell’Oceano Pacifico, il di sordine finanziario del Venezuela e
della Repubblica Dominicana creava gravi problemi di relazione con le
potenze europee creditrici. Richiamandosi al principio della non
colonizzazione formulato da Monroe, il governo di Washington giudica va
inammissibile che uno Stato estero s’impadronisse delle dogane di una
repubblica americana per obbligarla a pagare i suoi debiti. Al fine di
scongiurare tale eventualità, gli Stati Uniti sarebbero intervenuti essi
stessi, obbligando il paese inadempiente ad onorare i suoi impegni. Con
questa dottrina dell’intervento preventivo, il governo di Washington
diventava il controllore dei conti e il custode della correttezza dei paesi
dell’area caraibica in fatto di rapporti finanziari.
L’innovazione recata dal corollario
consiste, dunque, nel riconoscimento di un internationalpolice power
esercitato dal governo di Washington: «Un malgovemo cronico, o l’impotenza
che risulta da un rilassamento generale dei freni di una so ciet
civilizzata, può richiedere in ultima analisi, in America come altrove,
l’intervento di una nazione civiizzata; e nell’emisfero occidentale, dal
momento che la dottrina Monroe viene adottata dagli Stati Uniti, può
obbligare gli Stati Uniti, sia pure riluttanti, in casi flagranti di tale
malgoverno o impotenza, ad esercitare un potere di polizia internazionale».
Da notare, insieme all’intonazione
nazionalista, anche forti espressioni di fervore religioso: «Abbiamo tanti
peccati nostri da combattere, ed in circostanze ordinarie possiamo fare di
più per l’elevazione generale dell’umanim, impegnandoci col cuore e con
l’anima ad arrestare la corruzione pubblica, la brutale inosservanza della
legge ed i violenti pregiudizi di razza qui a casa nostra, anziché
perseguire lo scadimento morale ed il malgoverno in altri paesi. Tuttavia
certi crimini, perpetrati su vasta scala e con infinito orrore, sono tali da
farci riflettere se non è nostro manifesto dovere tentare almeno di
esternare la nostra disapprovazione di fronte al misfatto» 12
Nella sua parte negativa, mirata ad
escludere l’intervento dell’Europa nel caso di insolvenza di una repubblica
sudamericana, il corollario Roosevelt coincideva con la dottrina formulata
dal ministro degli Esteri argentino Luis Maria Drago. Conferenza
panamericana di Rio de Janeiro ed il trionfale viaggio in Argentina del
segretario di Stato Elihu Root nel 1906 celebrarono la solidarietà
dell’emisfero occidentale di fronte alla minaccia delle potenze imperialiste
13
L’abbandono della dottrina Monroe
L’esigenza di modificare radicalmente la
dottrina del 1823, o semplicemente di abbandonarla per altri dogmi più
adeguati alle nuove esigenze, maturò allo scade re del secolo XIX, quando gì
gli Stati Unitì avevano assunto la posizione dì centro nel quadro
dell’economia mondiale. Nel contesto della repressione della rivolta dei
boxer, i presidenti William McKinley e Theodore Roosevelt spianarono al capi
tale americano la via del mercato cinese. A distanza di un decennio William
Howard Taft, riorganizzando il servizio diplomatico secondo un criterio
geopolitico di settori mondiali, pose la competizione internazionale sul
terreno dell’espansione economica. Gli Stati Uniti varcavano i confini
dell’emisfero occidentale ed entravano in una fase di competizione e
collaborazione con le potenze imperialiste del Vecchio Mondo.
La compiuta enunciazione della open door
policy si trova nelle istruzioni del segretario di Stato John Hay, il 6
settembre 1899, agli ambasciatori presso tutti i paesi che avevano rapporti
commerciali, trattati o affitti di lungo termine con la Cina, e inoltre
nella nota circolare dello stesso FIay a Inghilterra, Francia, Russia,
Germania e Giappone, datata 3 luglio 1900 14 Hay reclamava che le stesse
condizioni doganali fossero offerte nei porti cinesi, senza discriminazione,
alle navi e alle merci di ogni paese straniero; adottando una linea di
rispetto dell’integrità territoriale del vecchio impero cinese, egli si
adoperava per garantire al capitale america no un libero accesso sul grande
mercato asiatico.
Alla stessa strategia di espansione
economica e politica su scala mondiale cor risponde la dollar diplomacy,
delineata dal presidente Taft in rapporto all’America centrale: La
diplomazia della presente amministrazione ha cercato di corrisponde re a una
moderna concezione di interscambio commerciale. Questa politica è stata
definita come una sostituzione dei dollari alle pallottole. E una politica
che risponde al tempo stesso a sentimenti idealistici umanitari, a
un’oculata strategia politica i ed a legittime fmalit commerciali. Essa è
uno sforzo francamente diretto ad incrementare il commercio americano in
base al principio assiomatico che il governo degli Stati Uniti offri tutto
il suo giusto appoggio a qualsiasi legittima e vantaggio- sa impresa
americana all’estero 15
Alla diplomazia del dollaro s’intitola un
classico della letteratura sullo sviluppo
economico e l’incremento di potenza degli
Stati Uniti: Scott Nearing, Joseph Freeman, DollarDi»lomacy: A Study in
American Imperialism, New York 1925. L’opera integra col materiale relativo
all’emisfero occidentale il discorso di John A. Hobson sull’imperialismo
come ultimo stadio del modo di produzione capitalistico. La parti colare
versione statunitense dell’imperialismo sostituisce la prassi europea del do
minio territoriale con i metodi più astuti del controllo mediante insidiose
operazioni finanziarie, della definizione di sfere d’interesse mediante la
rete ferroviaria e la banca. Il dipartimento di Stato diviene un procuratore
d’affari per gli investitori americani; stabilisce settori d’influenza
economica in Cina e nel Vicino Oriente, set tori di interferenza senza
intervento militare nelle Hawaii, a Panama e nel Messico; ma non esclude
quando è necessario l’intervento armato, come ha fatto a Santo Do mingo,
Haiti e Nicaragua. La finanza americana penetra nei paesi industrialmente
arretrati dell’America latina e dell’Asia, come pure nei paesi avanzati
d’Europa: La penetrazione procede mediante l’esportazione di capitali.
L’appoggio del diparti mento di Stato per questi investimenti si esprime con
la dottrina Monroe in America latina, con la “porta aperta” in Asia, e nei
vari aspetti del piano Dawes in Europa’ 16
La guerra di Cuba segna l’esordio degli
Stati Uniti come moderna potenza imperialista. Le basi strategiche dei
Caraibi e delle Filippine sono i due cardini del sistema mondiale americano.
Una nuova epoca storica si apre col taglio dell’istmo di Panam
L’opera dei due autori marxisti ha avuto
una storia singolare. Tempestivamen te, nel 1927, ne uscirono due
traduzioni, spagnola e tedesca, quest’ultima introdotta da K. Haushofer. Con
accesa oratoria, l’ideologo della geopolitica tedesca si sca glia contro la
potenza americana, che irradia per grandi spazi il suo imperialismo
economico. Insiste sul valore dell’opera in questione per la conoscenza
geopolitica. La nuda, impietosa rappresentazione della realtà d’oltre
Atlantico fornita dai due autori americani, servir a svegliare la coscienza
del nucleo interno europeo (Inner-Europa), minacciato nella sua esistenza
dal travolgente sviluppo econonii co statunitense e dal simultaneo
insorgere, sul fronte opposto, delle masse di po polazione asiatica. Si
annuncia un implacabile conflitto, ultima occasione per solle vare le sorti
del Vecchio Continente
Una nuova edizione tedesca, a cura di un
americanista gia esperto come Frie drich Schònemann, corredata da un
Nachtrag di aggiornamento e da una biblio grafia sistematica, fu pubblicata
due volte in tempo di guerra, nel 1943 e nel 1944. L’appendice di Schònemann,
staccata dal volume e distrutta per un intervento censorio di origine non
chiarita, ma forse imposto dopo la guerra dalle autorità di occupazione, è
stata rintracciata in alcuni esemplari superstiti e pubblicata in traduzione
italiana col titolo L’imperialismo americano oggi [ a cura e con
introduzione di Tina Achihi, Bari 1980. Anche Schònemann insiste sul
dissidio che storicamente oppone Stati Uniti ed Europa, sulla
discriminazione degli interessi tedeschi negli anni Trenta, sulla politica
di armamenti imposta dal potere economico e adottata da Franidin D.
Roosevelt. Utilizza una pubblicistica allineata col regime
nazionalsocialista (scritti di Giselher Wirsing, la Zeitschriftfur
Geopolitik di Haushofer). Adotta il concetto di plutocrazia in riferimento
al big business e all’alta finanza. Denuncia un particolare
internazionalismo americano, sorta di interventi smo universale che
legittima gli Stati Uniti a combattere ogni conflitto in ogni parte del
mondo
Al termine di questa vicenda di corollari e
di estensioni che aveva stravolto l’enunciato originario di Monroe, due
diverse giustificazioni del nuovo corso teneva no il campo, coincidenti
nella sostanza: l’una freddamente realistica, l’altra di un acceso
messianismo. Il geopolitico Mahan riteneva ormai impossibile mantenere alla
vetusta dottrina il valore di programma nazionale americano. Era venuta meno
la possibilità di estraniarsi in uno splendido isolamento dalle questioni
d’oltre Oceano. Al livello attuale di potenza industriale e militare, una
posizione isolata era inconcepibile; occorreva, invece, stabilire forme di
collaborazione con le nazioni altamente sviluppate. Il principio di
equilibrio, respinto dai padri fondatori, veniva riabilitato da Mahan ed
applicato, oltre che sul piano europeo, su quello mondiale: la politica
della porta aperta non significava altro che la competizione delle grandi
potenze in Asia su un terreno di parità.
Un doppio principio ispirava la politica
degli Stati Uniti: quella della porta aperta nei riguardi dell’Asia
orientale, quella risalente a Monroe nei riguardi dello spazio
centramericano e sudamericano. L’una e l’altra erano dichiarazioni
programmatiche e unilaterali degli Stati Uniti, non certo enunciati di
diritto internazionale 19,
D’altra parte, Theodore Roosevelt
giustificava il nuovo imperialismo nel quadro di una teologia della storia
universale e di una translatioimperii da est verso ovest, dal Mediterraneo
all’Europa anglosassone, dalla Nuova Inghilterra al Pacifico, dove
finalmente l’Oriente e l’Occidente s’incontrano e il cammino della civiltà
giunge al suo compimento. La colonizzazione di un intero continente, la
conquista di una base nelle Filippine per la flotta mercantile e militare, i
vantaggi economici derivanti dal prossimo taglio dell’istmo di Panam
rispondono tutti alla legge del progresso e al decreto della Provvidenza. Il
West non è più adesso il mondo sel vaggio nordamericano, Western world è la
grande famiglia dei popoli colonizzatori che portano, con gli Stati Uniti
alla testa, la responsablità della civilizzazione 20,
Nel 1917 e nel 1941 gli Stati Uniti
scendono in campo oltre gli Oceani. Viene negato il postulato fondamentale
della dottrina Monroe, cioè la separazione dei due emisferi. Con un curioso
espediente, Wilson spaccia il distacco dall’antica dottrina per una sua
estensione all’intero pianeta. Nel momento di entrare in guerra dalla parte
dell’Intesa, egli proclama la sua avversione per le alleanze vincolanti;
soprattutto rifiuta un ordinamento internazionale basato sull’equilibrio di
potenza, proponendo in sua vece l’unione di tutti i paesi in una sola
organizzazione mondiale.
Da parte sua, Franklin D. Roosevelt
combatte l’isolazionismo presentando un’immagine degli Stati Uniti come
isola circondata e battuta dai flutti del totalitarismo, minacciata da
sinistri mutamenti che intervengono in parti lontane. Resta salda, nel mondo
in tempesta, la solidarietà anglo-americana. L’emisfero occidentale sani
protetto finché una libera Britannia dominerà sull’Atlantico come maggior
potenza navale; in caso contrario, le potenze dell’Asse potranno muovere
enormi ri sorse contro i continenti americani. La neutralità nei conflitti
del Vecchio Continente ed il rifiuto delle ‘ vincolanti», negli anni da
Versailles a Peari Harbor, so no ingredienti esclusivi del discorso
isolazionista
La dottrina Truman
Il grido d’allarme del presidente Truman,
il 12 marzo 1947, inaugura la fase bi polare delle relazioni internazionali.
Ancora nel messaggio annuale sullo stato del l’Unione, il 6 gennaio 1947,
Truman aveva detto che le differenze con l’Unione Sovietica non erano tali
da impedire una convergenza d’interessi 22: si era alla vigilia dei trattati
di pace di Parigi con l’Italia e le potenze cobelligeranti dell’Asse. Nel
marzo questo obiettivo era stato realizzato: prendeva il sopravvento
l’amarezza per la perdita d’influenza sull’Europa orientale (elezioni
polacche del gennaio 1947) e per il fallimento delle trattative
quadripartite sulla Germania.
L’appello di Truman amplifica la minaccia
incombente sulla sicurezza degli Stati Uniti e il ruolo determinante dei due
paesi chiave del Mediterraneo sudorientale. La Grecia è teatro di azioni
terroristiche condotte da elementi comunisti: parecchie migliaia di armati
che operano nelle regioni settentrionali, mentre lungo i confini si compiono
violazioni da parte albanese, bulgara e jugoslava. Non meno preoccupante è
la condizione della Turchia, minacciata dall’Unione Sovietica nella sua
integrità. Ora la Gran Bretagna, che fino a questo momento ha appoggiato i
governi di Atene e di Ankara, non può più sostenere le spese necessarie per
la lo ro protezione; lasciate a se stesse, Grecia e Turchia fanno appello
agli Stati Uniti. Il presidente richiede un intervento immediato e risoluto,
in primo luogo a livello economico e finanziario.
Il discorso procede per contrapposizioni
perentorie: la libera nazione ellenica viene insidiata e combattuta da una
minoranza aggressiva; su scala mondiale, la libertà e la pace subiscono la
minaccia del totalitarismo. In questa condizione di forti contrasti, è
necessaria una guida energica per salvare la pace mondiale e il bene
dell’America.
Altri passi essenziali teorizzano la
visione dicotomica. Gli Stati Uniti hanno voluto la nascita delle Nazioni
Unite, per una pace stabile e per l’indipendenza di tutti i loro membri. Ma
non potremo realizzare i nostri obiettivi se non siamo disposti ad aiutare i
popoli liberi a mantenere le loro libere istituzioni e la loro integrità
nazionale contro i movimenti aggressivi che cercano di imporre regimi
totalitari. (...) I regimi totalitari imposti a popoli liberi, mediante
aggressione diretta o indiretta, minano le fondamenta della pace
internazionale, e quindi la sicurezza degli Stati Uniti. Nel momento
presente della storia universale ogni nazione deve scegliere fra due forme
alternative di governo. Ma troppo spesso la scelta non è libera. Una forma
di governo è basata sulla volontà della maggioranza e si distingue per
libere elezioni, assemblee rappresentative, garanzie di libertà individuale,
di parola, di religione, di associazione politica. L’altra forma di governo
è basata sulla volontà di una minoranza, imposta alla maggioranza; consiste
nel terrore e nella repressione, nel controllo della stampa e della radio;
nelle elezioni predeterminate e nell’assenza di libertà personali
Al messaggio presidenziale del marzo 1947
fa seguito la formazione dei bloc chi ideologici e militari. Una replica
alla dottrina Truman venne col discorso di Andrej Zdanov alla conferenza
istitutiva del Cominform (Ufficio d’informazione dei partiti comunisti e
operai), tenuta a Szklarska Poreba (Slesia) nel settembre 1947. La dicotomia
fondamentale di Marx-Engels, formulata nel Man del 1848, era estesa dalla
lotta di classe all’arena internazionale: si fronteggiavano, ora, da una
parte il campo antidemocratico e imperialista con gli Stati Uniti in testa,
dall’altra il campo democratico e antimperialista con l’Unione Sovietica in
testa Il movimento comunista internazionale veniva richiamato alla lotta
rivoluzionaria, dopo la tregua del tempo di guerra.
L’idea di una solidarietà euro-americana
trovò la sua realizzazione nel Patto
atlantico. Durante le trattative,
suggestioni di occidentalismo culturale affiancarono i calcoli di natura
strategica. La guerra aveva creato un vuoto in Germania, che incrementava il
predominio dell’Unione Sovietica e insidiava la sicurezza dell’Europa
occidentale. La disfatta del sistema nazionalsocialista aveva conferito al
comunismo sovietico la capacità di ampliare il suo spazio di dominio fino a
comprendere tutto
il Vecchio Continente. Andava ora mutato
l’obiettivo originariamente antitedesco del Patto di Bmxelles, per
utilizzare l’intesa del Benelux, della Francia e della Gran
Bretagna ai fini del contenimento
dell’Unione Sovietica. Contemporaneamente
l’Europa occidentale, compresa in
prospettiva la Germania ad ovest dell’Elba, do
Il nuovo ordine mondiale
Il momento decisivo per il lancio di una
nuova visione unipolare del mondo è compreso fra due date: 16 gennaio 1991,
inizio della prima guerra del Golfo, e 20 marzo 2003, inizio della seconda.
L’una e l’altra decisione vengono assunte dai presidenti, padre e figlio, in
nome di una fede assoluta nelle proprie capacità di scelta, che mancava
nelle precedenti dichiarazioni, di Monroe o di Truman.
veva associarsi nel fronte comune intorno
agli Stati Uniti 24 Concluso il Patto, fu il segretario di Stato Acheson ad
enfatizzare l’idea di un’integrazione (closer, deeper international
association, further strengthening of ties, progress toward integra tion’)
del mondo occidentale (‘the Wesb’) contrapposto allo spazio sovietico 25
Le implicazioni della dottrina Truman
provocarono da parte della Casa Bianca una sconfessione esplicita e
definitiva della dottrina Monroe. Un giornale di mdc pendence, Missouri,
aveva appena pubblicato un editoriale dal titolo A Monroe Doctrine for the
World, quando un consigliere personale di Truman intervenne con una smentita
categorica. Il Patto è in linea col nuovo messaggio di Truman, non con il
vecchio di Monroe. Il manifesto del 1823 diffidava gli Stati europei per ché
si astenessero dall’esercitare ingerenze nel Nuovo Mondo, questo del 1947
porta aiuto alle libere nazioni dell’Europa occidentale minacciate dal
comunismo. All’idea di due emisferi governati da opposti regimi si
sostituisce quella di una comunità atlantica ispirata da una stessa civiltà
26
La visione dicotomica dei rapporti mondiali
conobbe una pausa distensiva. Già nel corso degli anni Sessanta le certezze
assolute avevano esaurito la loro carica, sottoposte a una critica
convergente di parte democratica e repubblicana. Ac quistava credito un’idea
più articolata dei rapporti mondiali, con l’attenzione ricondotta ai paesi
dell’Europa intermedia già abbandonati al loro destino, con l’esigenza di
metter fine alla guerra fredda e individuare settori di intesa e
cooperazione. Con Nixon, la Casa Bianca volgeva l’attenzione all’Asia e
progettava una comunità del Pacifico da affiancare all’atlantica, nel
convincimento che la lotta per l’influenza sul Terzo Mondo fosse una
competizione tripartita Russia-Cina-Occidente. Una visione più lucida degli
interessi americani era stimolata anche dalla necessità di trovare una via
d’uscita dal Vietnam. La serie dei documenti diplomatici americani per gli
anni 1969-76 si apre con i saggi di Richard M. Nixon, Asia Afier Vietnam
(1967), e di Heniy A. Kissinger, Central Issues ofAmerican Foreign Policy
(1969), entrambi mirati all’instaurazione di un equilibrio multipolare 27
In un appunto datato 6 gennaio 1991, quindi
alla vigilia della prima crociata anti-Saddam, Bush padre ricorda una
conversazione telefonica con l’anziano, ottan tenne predicatore protestante
Billy Graham, che al telefono gli aveva recitato un passo tratto dal poema
di un altro pastore, James Russel Lowell (1819-91). Il passo si riferiva ai
momenti delle grandi scelte che fatalmente intervengono nella vita degli
individui e delle nazioni: scelte tra il mondo delle tenebre e l’universo
della luce. Billy Graham aveva offerto sostegno morale al presidente,
parlando di Saddam Husein come della personificazione dell’Anticristo
28 A sua volta Bush figlio, nel messaggio sullo stato dell’Unione, il
29 gennaio 2002. presenta gli Stati Uniti come la nazione benedicente (
country), chiamata a compiere una missione salvifica universale ( calling):
a soccorrere gli afflitti, presidiare la pace, confondere il Maligno. Tocca
alla nazione americana la responsabilità di guidare il mondo nella lotta
contro il terrorismo internazionale. Il suo destino non può essere affidato
a una politica di contenimento, né subordinato al giudizio altrui. Sappiamo
che all’o rigine della sua conversione alla fede, dopo un momento di vita
dissipata, si trova lo stesso reverendo Graham, gi in così stretta
confidenza col padre 29
Al termine e al concetto è possibile
assegnare una data di nascita: il limpido mattino del 23 agosto 1990, quando
il presidente Bush ed il consigliere per la Sicurezza nazionale Brent
Scowcroft, in una pausa distensiva dedicata alla pesca, s’impegnano in a
long philosophical chab’: concludono che è possibile estrarre dalla crisi
del Golfo Persico, sulla quale matura un allineamento dell’Unione Sovietica,
un nuovo sistema di rapporti planetari basato su una collaborazione
russo-americana 30
Il presidente anticipò questi concetti nel
vertice di Helsinki con Gorbaèèv, il 9 settembre 1990 31, per poi
manifestarli al Congresso nei termini di una dottrina, appena due giorni
dopo. In seguito il presidente ha aggiunto ancora una connotazione al nuovo
ordine, cioè il necessario controllo delle fonti di produzione petrolifera;
ed ha annunciato l’avvento del prossimo secolo americano 32 È spettato al
segretario di Stato Baker liquidare l’occidentalismo, com’era inteso nella
guerra fredda, e proporre la ben diversa formula di una comunità
euro-atlantica da Vancouver a Vladivostok 3
Il documento reso pubblico a un anno dalla
catastrofe delle Torri Gemelle, dal titolo The National Security Strategy of
the United States of America, ha aggiunto di nuovo la formula della guerra
preventiva contro il terrorismo internazionale e gli Stati canaglia, ponendo
in particolare evidenza la correlazione tra l’esito del conflitto
israelo-palestinese e la sistemazione dell’intero spazio mediorientale.
In base alla successione delle «dottrine è
possibile articolare la percezione americana del ruolo internazionale degli
Stati Uniti, distinguendo varie fasi successive: il nazionalismo espansivo
nell’intero corso dell’Ottocento; l’imperialismo dalla guerra di Cuba e
dalla spedizione delle potenze occidentali in Cina, fino all’intervento
nelle due guerre mondiali; l’atlantismo di Truman, fin oltre la pausa
distensiva negli anni Sessanta e Settanta; il globalismo dopo il tramonto
della potenza sovietica, nell’ultima fase in corso di svolgimento. Si può
parlare di una discontinuità intervenuta tra Ottocento e Novecento: una
politica di interessi economici mondiali sostituisce allora quella
tradizionale, orientata al primato nei continenti americani e fondata sul
rifiuto di «alleanze vincolanti’.
Nel momento attuale la dottrina dei
presidenti Bush, padre e figlio, sembra ri spondere, piuttosto che a
interessi nazionali Usa, alle esigenze del Washington consensus: quelle
proprie della concentrazione di potere costituita dalle organizzazioni della
finanza e del commercio, avanguardie della globalizzazione.
L’internazionalismo conservatore e l’internazionalismo democratico sembrano
coincidere negli stessi obiettivi: il potere trova un alibi nell’assenza
volontà di realizzare una missione universale di giustizia. L’idea di un
mondo occidentale fondato su un patrimonio comune di civiltà, stretto
intorno agli Stati Uniti a difesa degli stessi valori, gioca un ruolo solo
nella fase, circoscritta nel tempo, del bipolarismo Usa-Urss.
2. S.B. OKUN, The Russian-American Company,
prefazione di Rj. Kerner, introd. di Boris D. Grekov, Cambridge, Mass.,
1951; N.N. BOLCHOVVrINOV, Russko-amerikanskie otnosen 1815-1832, Moskva
1975; H.L KUSHNER, Conflict on the Northwest coast: American-Russian Rivalry
in the Pa North west, 1790-1867, Westport (Conn.)-London 1975.
3. Si vedano le monografie di Samuel Flagg
Bemis sul segretario di Stato John Quincy Adams, di Harry Ammon sul
presidente Monroe, di Ernest R. May sugli interessi della élite del potere
alle origini della dottrina. Cfr. inoltre, per l’atteggiamento delle grandi
potenze europee, I.C. Nici-ioi.s, The European Pentarchy and the Congress of
Verone, 1822, The Hague 1971.
4. J.R. CI.ARK, Memorandum on
the Monroe Doctrine December 17, 1928, Washington 1930, pp. X1-XV.
5. The State of the Union
Messages of the Presidents 1790-1966, a aim di F.L. Israel, introduzione di
A.M. Schiesinger (avanti: SUM), I, New York 1966, pp. 202-214; i passi
citati si trovano alle pp. 201,
212-213.
6. Bl. KAUFMAN (a cura di),
Washington s Farewell Address: The View From the 2Oth Century, Chicago
1969, p. 28.
7. N.E. CUNNINGHAM JR (a cura
di), The Inaugurai Addresses ofPresident ThomasJefferson, 1801 and
1805, Columbia
(Missouri)-London 2001, p. 5. Cfr. A.P. WHITAKER, The Western Hemisphere
Idea: Its
Rise and Decline, Ithaca, N.Y.
1954.
8. SUM, I, pp. 634-664, I passi citati si
trovano alle pp. 646-647.
9. U.5. Git primo messaggio annuale,
6/12/1969, SUM, Il, p. 1192.
10. R. Olney a Bayard, ambasciatore a
Londra, 20-7-1895, FRUS, 1905, pp. 545-562. Cfr. W. LA FEj3ER,
The New Empire: An
Interpretation ofAmerican Expansion 1860-1898, Ithaca-London 1998 (2a ed.),
pp. 261-262.
11. G. CLEVELAND, terzo messaggio annuale,
2/12/1895, SUM, TI, p. 1801.
12. TH. ROOSEVELT, quarto messaggio
annuale, 6/12/1904, SUM, Il, pp. 2134-2137; FRUS, 1904, pp.
U-LIl1.
13. FRUS, 1906, I, pp. 12-42.
14. FRUS 1899, pp. 131-133,
142; FRUS 1901, Appendix: Affairs in China, p. 12.
L’annuncio e la giusti ficazione degli
stessi principi si trovano nei messaggi annuali di McKinley, 1898-1900, SUM,
TI, pp.
1902, 1932-1933, 1972-1980.
15. W.H. TAJT, quarto messaggio annuale,
3/12/1912, SUM, III, pp. 2490-2491.
16. Si veda l’edizione italiana N. Praao (a
cura di), Diplomazia del dollaro.
Studio sull’imperialismo
americano, Bari 1975, p. 351.
17. K. HAUSHOFER, Geleitwort, in
S. NEARING, J. FRERMAN, Dollar-Diplomatie. Eine Studie uber amerika
nischen Imperialismus,
Berlin-Grùnewald 1927, pp. V-X.
18. Ha un interesse, per un momento
particolare della cultura storica italiana, l’opposto giudizio di Al berto
Aquarone, Le ori,gini delllmperialismo americano. Da Mckinle a Faft,
1897-1913, Bologna 19”3. che svalutava il movente economico, portando in
primo piano le radici culturali dell’imperiali smo: la convinzione quasi
missionaria di un destino manifesto della nazione americana all’espansio
ne,. (ii i. p. 10), la fede nel carattere unico e privilegiato dello
sviluppo storico degli Stati Uniti e nella loro missione di guida sulla via
della lihert6 e della democrazia (ivi, p. 19). cli sete cli conquista nel
caso loro si trattava, ma della virile consapevolezza della propria
missione, a soccor rere la quale, nei momenti di dubbio e di maggior
tensione morale, soleva intervenire a buon punto il senso acuto della
superiorit6 della razza bianca e in particolare del suo ceppo germanico
(ivi, p. 20).
19. AT. MAHAN, The Interest
of.4merica in International Conditions, Lonclon 1910, pp. 116-117, 144- i-r.
178-179, 181.
20. Discorso at Mechanics Pavilion, San
Francisco, 13/5/1903, in Tu.
RO0SEvELT, Presiclential Ad
dresses a,,d State PapeiT, New
York 1970, I, pp .390-317.
21. Il rapporto dei movimenti avversi al
mondialismo con la tradizione risalente a shington, Jeffer son, Monroe è
segnalato dagli studi di Selig Adler e Manfred Jonas sull’impulso
isolazionista’ in genere, nonché dalle monografie di William C. Widenor,
Thornas Knock, Robert j. Maddox, Wayne S. Gole, dedicate a singoli esponenti
conservatori o populisti.
22. Public Papera of the
Presidents of the United States. Harry 5. Truman, 1947, n. 2, pp. 1-2.
23. IVI, n. 56. pp. 178-180.
24. Cfr. la memoria redatta dai
partecipanti al colloquio sulla sicurezza, Washington, 9/9/1948, FRUS
1948, III, pp. 237-245.
25. Istruzioni a George W. Perkins,
vicesegretario agli Esteri, 19/10/1949, FRUS 1949, IV, pp. 469-472;
verbale della conferenza degli ambasciatori
americani sulle questioni europee, Parigi, 21-22/10/1949,
ivi, pp. 472-496.
26. C.M. Clifford a W.
Southern, 9/9/1949, in D. MERRILL, a cura cli, VIt Documentary History of
the
Trumu,i Presidency, sI. 1996, pp. 106-107.
27. FRUS 1969-1976, 1, pp.
10-48.
28. G. Bisii, Al/the Besi. Mj’
Li/è in Letters, and Other Writin New York 1999, p. 501.
29. Cfr. P. SINGEi The
President of Good and Ecu: The Ethics o/ W Bush, New York 2004, pp.
4, 96.
30. G. BU5H, B .SCOWCROFT, A
World Transforrned, New York 1998, pp. 353.
31. lei. pp. 362-364
32. .Vital Speeches of the
Day», LVI, n. 24, pp. 738-741; LVII, n. 1, pp. 1-2; LVII, n. 9, pp. 258-261;
LVII,
fi 12, pp. 354-356; LVII, n. 15, pp.
450-452.
33. j. BAKFR, intervento all’Aspen-Institute
di Berlino, 18/6/1991, 02, LVIII, n. 19, pp. 578-582.
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