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il pane rubato

foglio volante di poesia, altro e oltre

numero nove  –  edizione clandestina

 

“…e se questo vuol dire rubare / questo filo di pane / tra miseria e fortuna…”

“..ci hanno insegnato la meraviglia / perché c’è gente che ruba il pane /

oggi sappiamo che è un delitto / il non rubare quando si ha fame …”

                                                                                                  Fabrizio de Andrè

 

Fede, chiesa, vangelo, gerarchie ecclesiastiche, Gesù, i preti, eccetera eccetera. La nostra vita quotidiana, anche quella più intima è pervasa, e spesso invasa, da queste questioni e pure fatichiamo a parlarne. Il buon Dio magari lo bestemmiamo allegramente, ma raramente “ci ragioniamo su”. Di preti e monache abbondano le nostre barzellette, ma anche qui ragionarci è difficile. Ci pervade una sorta di pudore, francamente senza senso, e senza alcuna giustificazione.  Noi vogliamo provare a fare un ragionamento, e a far ragionare, speriamo. Lo facciamo con questo numero più incasinato del solito (sappiamo bene di non essere “Micromega”), che mette insieme in modo volutamente non organico i ragionamenti e le “proposte di lettura” di due persone  con scelte politiche di fondo omogenee ma tra loro differenti, per età, formazione culturale, sensibilità. E’ una sorta di dibattito non dialogico,  condotto per monologhi, quindi non esaustivo e assolutamente privo di conclusioni, anche provvisorie. Ognuno se crede tragga le sue. Sarebbe bello  se ritenesse utile di condividerle. 

                                                                                                 La Red/azione

 

PRIMO INTROIBO (per restare in tema)

“ Elogio all’arte della servitù “

 

Dal giorno in cui è stato eletto il nuovo papa, stiamo assistendo ad un continuo e irrefrenabile crescendo di esternazioni,dichiarazioni del nuovo “vice papa” cardinal Ruini; che, in maniera più o meno velata, sono sempre più indirizzate a mettere in discussione alcune leggi dello Stato Italiano.

Nulla gli vieta questo, ovviamente. Benché sarebbe molto interessante vedere la reazione del Vaticano se il governo italiano dovesse intervenire su questioni quali: il matrimonio dei preti o sul loro diritto all’omosessualità!

In Italia esiste un Concordato che,per quanto criticabile, dovrebbe essere rispettato da entrambe le parti.

Proprio sulla pari dignità si fondano gli accordi e le rispettive assunzioni di responsabilità.

Evidentemente il mondo politico attuale  (ed è questo che più ci interessa ) non ha alcun interesse o, peggio ancora, non ha nessun altro valore da contrapporre all’offensiva della chiesa cattolica.

E così dobbiamo assistere alla continua processione, in forma privata, istituzionale o sintesi delle due,

sia da parte di esponenti della destra sia della maggior parte dei politici di sinistra.

Lungi da noi il voler criticare un atteggiamento di rispetto e indubbio segno di dovere istituzionale nei confronti del nuovo papa; quello che però ci lascia allibiti, è la reazione che la sinistra ha avuto dopo!

La migliore qualità di un servitore è quella di capire con quale piede si è alzato il suo padrone !!!!

Oggi, pare che il principe sia uno solo : il Vaticano.

L’atteggiamento di neutralità e di moderazione su problematiche come l’aborto,la pillola abortiva, gli anticoncezionali,sulle coppie di fatto(che non riguardano solo gli omosessuali), sull’immigrazione e sul ritiro dalla guerra in IRAQcome statare la diffusione dell come contrastatare la diffusione dell' reazione che la sinistra ha avuto di fronte alle continu ; lasciano quantomeno perplessa buona parte degli elettori di sinistra che con grande entusiasmo aveva partecipato alle primarie. Evidentemente si ritiene che lo spauracchio di un Berlusconi bis sia sufficiente a garantire il voto dello “zoccolo duro di sinistra” e si preferisce accorrere all’inginocchiatoio vaticano, presumendo che sia fonte di nuovi voti! Visto anche l’esito dei referendum sull’inseminazione artificiale.

Noi non siamo così certi che riusciremo con democristiana leggerezza a “tapparci il naso” , anche perché (abituati come siamo a stare all’opposizione) ci piacerebbe,per una volta, vedere rispettati gli ideali che sempre avevano contraddistinto la sinistra e che sono il fondamento di una vera cultura democratica:dalla difesa della dignità della donna, alla tutela degli indifesi, il rispetto delle minoranze, lo sviluppo di una nuova cultura della pace; in parole povere essere di sinistra !

Proprio per questo vi invitiamo a leggere le righe successive; secondo noi ci possono aiutare a non dimenticare tutto quello a cui dovremmo essere sempre legati.

 Poi……………. vedete un po’ voi !!!!

 

 

C’era una volta una mela a cavallo di una foglia

cavalca, cavalca, cavalca ….

Insieme arrivarono al mare!!!!!

impararono a nuotare!

(“la mela di Odessa”   Area)

 

“ non avrai altro Dio all’infuori di me

spesso mi ha fatto pensare

genti diverse venute dall’est

non mi hanno fatto del male

credevano a un altro diverso da te

e non mi hanno fatto del male! “

          ( F.De Andrè)

 

“ quando gli angeli si accorsero che

gli sventurati uomini non potevano superare

i burroni e gli abissi per svolgere le loro attività,

e si tormentavano, si guardavano e si chiamavano invano

vicendevolmente da una sponda all’altra,

al disopra di quei punti spiegarono le loro ali

e la gente cominciò a passare su di esse “

 (Allah ,  da  “il ponte sulla Drina” Ivo Andric)

 

 

“fear …..oh fear she is a mother of violence”

             (P.Gabriel)

 

 

“non commettere atti che non siano puri

cioè, non disperdere il seme

feconda una donna ogni volta che l’ami

così sarai uomo di fede.

poi la voglia svanisce ed il figlio rimane..

e tanti ne uccide la fame”

      ( F. De Andrè)

 

 

E la Chiesa si rinnova per la nuova società

E la Chiesa si rinnova per salvar l’umanità

              g. gaber

 

 

i diritti dell’uomo all’interno della Chiesa

“….a livello della dottrina e della disciplina, i diritti umani sono continuamente violati nei processi

contro sacerdoti e teologi sospettati di errori nella fede, impedendo loro una vera possibilità di conoscere

il contenuto delle accuse e di difendersi secondo le esigenze della loro coscienza.”

 

Secondo Boff tali fenomeni hanno diversa origine:

 

su un piano storico-sociologico, la causa principale è la struttura del potere ecclesiastico.

Nessuno intende necessità di un’autorità nella comunità cristiana. Ma l’autorità evangelica

non si identifica col potere oppressivo che lo stesso Gesù denunciò nelle autorità religiose di Israele.

Nel corso dei secoli, l’autorità ecclesiale si è andata organizzando come struttura di potere che rimane

ispirata a modelli romani e feudali, senza che sia intaccata dalle rivoluzioni moderne. 

 

Quale socialismo?

 

“….lo sviluppo non è visto soltanto nei cambiamenti economici e strutturali.

Si dà invece molta importanza alla dimensione umana. Un marxista rivoluzionario come  Che Guevara

e cristiani come Helder Camara o Camillo Torres concordano su questo punto:

la liberazione è il processo attraverso il quale deve emergere un “uomo nuovo”, un uomo capace

di solidarietà e creatività contro l’umanità distorta ed individualista dell’attuale sistema”

 

(spunti da  “la teologia della liberazione”)

 

 

“ma che piccola storia ignobile che mi tocca raccontare

così solita e banale come tante

che non merita nemmeno due colonne sul giornale

o una musica o parole un po’ rimate

che non merita nemmeno l’attenzione della gente

quante cose più importanti hanno da fare

se tu te la sei voluta, a loro non importa niente

te l’avevan detto che finivi male.

Ma se tuo padre sapesse quale è stata la tua colpa

rimarrebbe sopraffatto dal dolore

uno che poteva dire “guardo tutti a testa alta”

immaginasse appena il disonore

lui che quando tu sei nata mise via quella bottiglia

per aprirla il giorno del tuo matrimonio

ti sognava laureata, era fiero di sua figlia

se solo immaginasse la vergogna.

E pensare a quel che ha fatto per la tua educazione

buone scuole e poca e giusta compagnia

allevata nei valori di famiglia e religione

di ubbidienza, castità e di cortesia;

dimmi allora quel che hai fatto, chi te l’ha mai messo in testa

o dimmi dove e quando l’hai imparato

che non hai mai visto in casa una cosa men che onesta

e di certe cose non si è mai parlato.

E tua madre che da madre qualche cosa l’ha intuita

e sa leggere,da madre,ogni tuo sguardo

devi chiederle perdono,dire che ti sei pentita

che hai capito,e che disprezzi quel tuo sbaglio

però come farai a dirle che nessuno ti ha costretta

o dirle che provavi anche piacere

questo non potrà capirlo,perché lei da donna onesta

l’ha fatto quasi sempre per dovere.

E di lui non dire male,sei anche stata fortunata

in questi casi,sai,lo fanno in molti

si,lo so,quando lo hai detto,come si usa ti ha lasciata

ma ha trovato l’indirizzo e soldi

poi ha ragione,non potevi dimostrare che era suo

e poi non sei neanche minorenne

ed allora questo sbaglio è stato proprio tutto tuo

noi non siamo perseguibili per legge.

E così ti sei trovata come a un tavolo di marmo

desiderando quasi di morire

presa come un animale macellato, stavi urlando

ma quasi l’urlo non voleva uscire

e così ti sei trovata fra paure e fra rimorsi

davvero sola, fra le mani altrui

che pensavi nel sentire nella carne tua quei morsi

di tuo padre, di tua madre e anche di lui.

Ma che piccola storia ignobile sei venuta a raccontarmi

non vedo proprio cosa posso fare

dirti qualche frase usata per provare a consolarti

o dirti è fatta,ormai non ci pensare

è una cosa che non serve a una canzone di successo

non vale due colonne sul giornale

se tu te la sei voluta cosa vuoi mai farci adesso

e i politici han ben altro a cui pensare.

             (“ Piccola storia ignobile”   F. Guccini)

 

 

“Qualcuno beve molto vino; non dire che è male,

ma solo che egli beve molto vino.           Epitteto

 

Già l'acqua inghiotte il sole 

ti danza il seno mentre corri a valle 

con il tuo branco ai pozzi 

le labbra secche vieni a dissetare 

Corpo steso dai larghi fianchi 

nell'ombra sto, sto qui a vederti 

possederti, si possederti... possederti... 

 

Ed io tengo il respiro 

se mi vedessi fuggiresti via 

e pianto l'unghie in terra 

l'argilla rossa mi nasconde il viso 

ma vorrei per un momento stringerti a me 

qui sul mio petto 

ma non posso fuggiresti  fuggiresti via da me 

io non posso possederti  possederti 

io non posso, fuggiresti 

possederti io non posso... 

Anche per una volta sola.

 

Se fossi mia davvero 

di gocce d'acqua vestirei il tuo seno 

poi sotto i piedi tuoi 

veli di vento e foglie stenderei 

Corpo chiaro dai larghi fianchi 

ti porterei nei verdi campi e danzerei 

sotto la luna danzerei con te. 

 

Lo so la mente vuole 

ma il labbro inerte non sa dire niente 

si è fatto scuro il cielo 

già ti allontani, resta ancora a bere 

mia davvero ah fosse vero 

ma chi son io uno scimmione 

senza ragione senza ragione senza ragione 

uno scimmione fuggiresti  fuggiresti 

uno scimmione uno scimmione senza ragione 

tu fuggiresti, tu fuggiresti...           

 

 ( “750.000 anni fa l’amore”

 “Darwin” Banco del Mutuo Soccorso)

 

 

“Fra le cose sicure, la più sicura è il dubbio”

                   (Bertold Brecht)

 

 

 

Il nuovo programma ministeriale scolastico prevede,in forma subdola, l’annullamento dell’insegnamento della teoria evoluzionistica Darwiniana a favore di quella cattolico-creazionista,

in fondo, le giustificazioni della legge Ruini-Moratti hanno un loro senso ben definito:

visto che con sotterfugi tecnici (vedasi ricorso della CGIL Scuola alla corte costituzionale)

l’ora di religione prima o poi ridiventerà obbligatoria, è giusto che ai nostri figli si diano dei messaggi certi e sicuri, non contraddittori ovviamente. Perciò la scelta è ovvia!

Così, finalmente riavremo risposte certe e insindacabili : su chi siamo, da dove veniamo e come riusciamo a riprodurci e su cosa dobbiamo fare per evitare di non riprodurci    !!!!!!!

E’ di questi giorni l’invito del nuovo papa affinché siano fatti tutti gli sforzi per riuscire a tutelare ed integrare nella società i portatori di handicap, i ragazzi Down e tutti coloro che sono diversamente abili; ci stupiamo che questo invito non sia arrivato mentre si discuteva la nuova legge scolastica, visto che prevede dei tagli non indifferenti agli insegnanti di sostegno, che hanno un valore per nulla irrilevante nell’aiutare a raggiungere lo scopo a cui il papa aspira.

Una volta si diceva “predica bene e razzola male” , oggi potremmo dire “si predica quando fa comodo e si razzola sempre”.

 

 

 

“se c’è una cosa di moda adesso, fatto sicuro è proprio il sesso, anche Alighieri col sesso prendo, e la Divina Commedia a dispense vendo: “la carne in fiamme” “peccatori e peccatrici” “sensazioni paradisiache”.

Comunque alla scuola media statale hanno iniziato un piano di educazione sessuale,

sembra impossibile ,eppure è vero! ed è voluto dal Ministero.

Non ci credete? Andate e vedete, hanno già stanziato due miliardi per comprare i cavoli .

Ma questo fatto dell’educazione, non è ben visto dalla nazione; morte alla pillola atea e nociva!

Per l’aspirina si gridi evviva.(che poi fa lo stesso effetto, non bisogna prenderla prima o dopo: bisogna prenderla invece! E passano anche quei noiosi mal di testa ).

Italia per bene, ti sveglia,ti desta,intendi l’orecchio,solleva la testa! I giovani d’oggi han scoperto (oh vergogna) chi porta i bambini non è la cicogna! (fatto anticattolico e comunista ! il ministero delle cicogne in crisi! ) .

Ho visto in giro un pio proclama che al buon senso chiama. Fare all’amore fa male al cuore!

Dov’entra il sesso entra il dottore! E non si parli di antifecondativi! Visto che i bimbi nascono sotto i cavoli! (al massimo di anticrittogamici).

Ma la corruzione quando è iniziata non c’è più niente che può fermarla; tutti di sesso siamo ammalati, ed al divorzio si è già arrivati! (ciò che dio unisce l’uomo non sciolga).

E quindi uniamoci gridando al mondo, a morte il sesso serpente immondo!

Basta l’amore! Fate la guerra! (sano rimedio per questa terra).

Non più sovrappopolazione! non più divorzi!

La coscienza è a posto!

E ci penseranno i superstiti !                                       

( “Talkin’ sul sesso”   F. Guccini )

 

 

Le roboanti promesse dei potenti e delle chiese

si dileguano nel sangue;

sulle croci dell’ingiustizia.              

(“ Anonimo su internet “)

 

 

Sei contenta se un ladro muore

se si arresta una puttana

se la parrocchia del Sacro Cuore

acquista una nuova campana.

Sei soddisfatta dei danni altrui

ti tieni stretti i denari tuoi

assillata dal gran tormento

che un giorno se li riprenda il vento.

 

E la domenica vestita a festa

con i capofamiglia in testa

 ti raduni nelle tue chiese

in ogni città in ogni paese.

Presti ascolto all’omelia

rinunciando all’osteria,

così grigia,così per bene

ti porti a spasso le tue catene.

 

Godi quando gli anormali

son trattati da criminali,

chiuderesti in un manicomio

tutti gli zingari e gli intellettuali,

ami ordine e disciplina,

adori la tua polizia

tranne quando deve indagare

su un bilancio fallimentare.

 

Sai rubare con discrezione

meschinità e moderazione

oppure un figlio non commerciante

o peggio ancora uno….. comunista.

 Sempre pronta a spettegolare

    in nome del civile rispetto;

   sempre lì fissa ad ascoltare

   un orizzonte che si ferma al tetto.

   Sempre pronta a pestar le mani

   a chi arranca dentro a una fossa

   sempre pronta a leccar le ossa

   al più ricco ed ai suoi cani.

 

   Vecchia piccola borghesia

   vecchia gente di casa mia

   per piccina che tu sia

   il vento un giorno ti spazzerà via.

(“ vecchia piccola borghesia”  Claudio Lolli)

 

 

SECONDO INTROIBO (sempre per restare in tema)

L’OPPIO DEI POPOLI?

La religione è l’oppio dei popoli!! Si sosteneva banalizzando il ragionamento di Carlo Marx e a sostegno di alcune posizioni dell’anticlericalismo delle origini, fatto più di comportamenti folkloristici che di vero dibattito, purtroppo. La questione era ovviamente più complessa, tant’è che da molte parti si teorizzava poi di Cristo come primo socialista,  e vero rivoluzionario. Quel che è certo è che la religione e, ancor più, la chiesa, la struttura “mondana” attraverso la quale la religione si manifestava è sempre stata percepita per un certo verso come uno dei pilastri su cui reggeva il sistema di sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Dio Patria Famiglia Proprietà erano la rappresentazione teorica e pratica più immediata di un sistema politico e sociale sommamente ingiusto. La chiesa è stata quindi percepita non solo come autorità, ruolo che le sarebbe spettato naturalmente come interprete della religione, tramite tra la divinità e l’uomo, tra il trascendente e l’immanente, la chiesa è stata sempre percepita anche e soprattutto come “potere” e “centro di potere”, e non solo per le immense ricchezze che in tempi diversi ha accumulato per sé.

Questa situazione ha rilevanza ancora maggiore per il nostro paese, per i retaggi della nostra storia, perché Roma è la sede del papato, perché pur essendo ridotto ai minimi termini lo stato vaticano è comunque uno stato all’interno del nostro stato, uno stato con cui si stipulano accordi (i concordati) che prevedono solo concessioni da parte dello stato italiano e non viceversa.

Ma ancor più ha rilevanza per il fatto che la presenza capillare di parrocchie, oratori, istituzioni religiose varie sul nostro territorio, ha fatto sì che uno stato che avrebbe dovuto essere libero e sovrano (qualcuno ricorda il cavouriano “libera chiesa in libero stato”?) abbia progressivamente consegnato buona parte dell’assistenza alla “carità” della chiesa, abbia delegato di fatto la “questione giovanile” agli oratori, stia consegnando ora buona parte della scuola alla chiesa, e, quel che è peggio, che la “cultura” del paese abbia introiettato l’idea che  solo la chiesa, di più la chiesa cattolica, sia la sola depositaria della legge morale (definita tout court legge naturale) e della sua interpretazione, che solo i valori espressi dalla  chiesa siano da considerarsi universali, definitivi, assoluti, che solo la gerarchia ecclesiastica sia l’interprete della retta coscienza degli uomini e delle donne, e che il solo metro di giudizio sia non la giustizia, il diritto, la libertà, ma il “peccato”, questa strana cosa che ha tormentato le nostre notti infantili e continua a rovinarci l’esistenza da adulti (già di per sé non sempre propriamente serena).

Si arriva così all’assurdo che i ministri di uno stato straniero (la curia) dettino  di fatto  l’agenda politica ad uno stato libero ed indipendente, che la credenza (la fede ci pare debba essere altro) di alcuni diventi obbligo di legge per tutti.

Togliatti (che volle contro il pensiero di molti l’assunzione del Concordato mussoliniano direttamente nella nostra carta costituzionale) sosteneva che fosse indispensabile per tutti rispettare la sofferta coscienza religiosa del paese, ed aveva senz’altro ragione. Perché per tradizione, educazione, cultura la religione, il cristianesimo, in forme magari labili, confuse, non esasperate è parte integrante della nostra storia collettiva e personale. E la sofferta coscienza religiosa, i valori propri della religione, sono stati e sono tuttora parte importante delle regole della nostra civile convivenza, dell’impegno di molti per la costruzione di un mondo migliore.

  Ma altrettanto rispetto è ora di rivendicarlo per la sofferta coscienza dei laici, per il diritto alla tolleranza, per la libertà di coscienza del singolo e della collettività, senza la quale non vi è libertà vera per nessuno. Non è forse tempo che la si smetta di confondere il laicismo con la laicità? Di pretendere che pari dignità abbiano anche altri valori, non meno importanti di quelli religiosi, e che nel paese si costruisca un fecondo sincretismo valoriale che consenta di costruire leggi che consentano di governare un mondo in continua evoluzione di modo che nessuno si senta escluso, nessuno sia negletto e il diritto di tutti ed ognuno sia garantito, rispettato, reso esercitatile in un paese di liberi ed uguali?

O no?

 

 

 

CHIESA,  CHIESA

Chiesa, Chiesa / m’hai creato e m’hai distrutto / ma Dio, io non l’ho raggiunto / piazzata tra me e Lui / come una pietra tombale / mi tratti da morta / per potermi un giorno risuscitare

Sono nata cattolica e, cattolica credente, / ho un solo pensiero fisso in mente / distruggere la Chiesa. / Andavo a scuola, a scuola dalle suore / e a Messa portavo al posto del messale / le piccole edizioni foderate uguale / con Ippolito Nievo, Pirandello, Pavese / gli amanti di Lady Chatterley scritto in inglese / per non accettare tranquilla di fare /quello che vuole al Chiesa nostra madre / non per Dio, non per noi, ma per la propria sopravvivenza.

Chiesa, Chiesa / m’hai creato e m’hai distrutto / ma Dio, io non l’ho raggiunto / piazzata tra me e Lui / come una pietra tombale / mi tratti da morta / per potermi un giorno risuscitare

Non si scappa dalla Chiesa / corri forte come il vento / ma la trovi lì in attesa / indulgentissima ventosa / scoprirai che non c’è offesa / che la possa disarmare / sempre pronta a contrattare / perdonare,  riassorbire. / Dici: “ecco guarda ho peccato / e non mi importa / stando alle tue regole / la mia anima è morta / lasciamela in pace / come con una defunta”, / ma ci sarà il prete illuminato / dice: “hai fatto bene /  a peccare, se hai peccato” / e ti ritrovi con questo Cristo risorto / ma non era meglio se restava morto? / Fingi di non vedere / le infinite via d’uscita / che non sono compromesso / anzi, ti spiegano, / grandezza della Chiesa: / sono le chiavi ad aprire le porte / che ti accolgono cattolico / fino alla morte. / Fingi di non vederle / fai l’ottuso, il cristallino / esigi pane per il pane / vino per il vino / dopodiché ti accorgi che così sei più cattolico di prima / anzi il meglio, il fior fiore, la crema, più cattolico di prima!

Chiesa, Chiesa …

Guardi ai cattolici con scherno e disprezzo / quelli di San Vincenzo e a dieta il venerdì / che leggono l’Osservatore Romano / e rubano senza che gli tremi la mano / fanno la comunione ostentatamente / sentendosi gli eletti tra tutta la gente / gridano allo scandalo se due innamorati / fanno l’amore senza essere sposati / associano il concetto di peccato e di offesa / solo con quello di carne lesa / usano a sangue freddo un sacramento / pur di avere un appalto o una poltrona in parlamento. / Gridi: “farisei, impostori” / poi ti accorgi che questo / lo gridava anche  Cristo  / morto e risorto per ritrovarsi / solo cattolico di sinistra. / Ma allora, come ne usciremo noi? Come faremo a distruggere la tomba che sapientemente la Chiesa / dopo secoli di governo / ha imparato a forza di dogmi / a costruirci attorno?

Poi ho conosciuto lui, l’abate, / un povero vecchio prete / da tutti scartato come un appestato / perché era un prete spretato. / E’ venuta persino la polizia / a chiedere perché lo ospitavo a casa mia / lui, che era un prete spretato. / Papa Pacelli lo aveva esiliato, Papa Giovanni lo aveva richiamato / e lui tra papa e papa sballottato / cercava, sperava, soffriva. / Così mi ha insegnato, il prete spretato / ad amare di essere viva / e con la vita la verità / cercarla, senza viltà. / Mi guardava con un sorriso curioso / e stupiva che credessi all’inferno / “Se ami Dio / non puoi accettare / che viva il suo vuoto in eterno.”

Prete spretato, da quando ti ho incontrato / sento così vivo il mio corpo forte / come se avessi vinto persino la morte.

Perché dovrei tremare, perché aver paura / quando siamo tanti da un solo blocco solo / cresciuti, perfezionati, mai morti, mai nati. / Sarebbe bello sapere su quale strada andare    / sicura sin da prima invece di cercare giorno dopo giorno / e scegliere magari quella che pare a tutti la peggiore. / Vorrei sentirmi dire: “in quella casa è Dio” senza  ogni volta trovare / un io più grande del mio. / E’ meglio non sapere su quale strada andare sicuri sin da prima, / è meglio cercare giorno per giorno / e scegliere magari quella che pare a tutti la peggiore.

Certamente conosciamo il cattolico romano / quello col naso aquilino e le lunghe bianche ossa / quello con l’assicurazione ereditaria alla vita eterna, / ereditaria come le tare della sua famiglia nera, / quello che della salvezza è certo, non spera, / ben sapendo che gli spetta per rango e per onore, / quello che disprezza chi vive sempre sull’orlo di perdere l’anima / e sta aggrappato alla sua e non sa che lui l’anima non ce l’ha. / Quello che, dice, che pratica la carità cristiana / e grida all’infamia se un disoccupato / si è comprato un bel vestito o rifiuta un pacco dono. / Quello che vicino a sé non ha proprio nessuno / circondato com’è da uno spessore di due metri almeno / tutto pieno di virtù, dogmi, crismi e catechismi. / Quello che dice che Cristo era il primo socialista / che si accosta alla Samaritana / e una sera si è chinato e ha lavato i piedi a Pietro. / Ma Cristo è la Samaritana, è Pietro, è te, è me, è solo vita, è noi / che siamo nati eterni e andiamo a morire. / Cristo è Anbtigone, è Giocasta, è Bruto , è Caligola, è il bandito Giuliano, è Leonardo Cimino…

Chiesa, Chiesa come hai potuto cambiare l’amore in colonne di potere? / I tuoi progressi da alunno intelligente tutto sommato non mi dicono niente. / Spero che un giorno tu voglia capire / che se vuoi salvare Dio devi scomparire / se vuoi salvare Dio devi scomparire / se vuoi salvare Dio devi scomparire.

(Giovanna Marini “ Chiesa, Chiesa”, edizione “I dischi del sole”)

 

“Io ho questa opinione, che il parlar latin sia un tradimento de’ poveri, perché nelle litte li pover’homini non sano quello si dice et sono strusciati, et se vogliono dir quatro parole  bisogna haver un avocato…Et mi pare che in questa nostra lege il papa,  cardinali, vescovi sono tanto grandi et ricchi che tutto è de Chiesa et preti, et strussiano li poveri, quali se hanno doi campi a fitto sono della Chiesa, del tal vescovo, del tal cardinale…Vorrai che si credesse nella maestà de Dio, et esser homini da ben, et far come disse Giesù Cristo, che rispose a quelli giudei che li dimandavano che legge si dovesse haver , et lui li rispose: amar Dio et amar il prossimo…La maestà de Dio ha dato il Spirito santo a tutti: a cristiani, a eretici, a Turchi, a Giudei, e li ha tutti cari e tutti si salvano a uno modo…”

(Il formaggio e i vermi, di Carlo Ginzburg, ed. Einaudi – il testo tratta della cosmogonia di Domenico Scandella, detto Menocchio, mugnaio del ‘500, morto bruciato per ordine del Santo Uffizio)

 

“…

Gli operai comunisti, non contenti di dover lottare contro lo sfacelo economico che il capitalismo lascerà in eredità allo Stato Operaio, non contenti di dover lottare contro la reazione borghese, dovranno anche suscitare in Italia una guerra religiosa accanto alla guerra civile?

La quistione è molto importante e meriterebbe di essere trattata diffusamente e profondamente. Il partito socialista, come partito di maggioranza della classe lavoratrice, come partito di governo del futuro Stato Italiano, dovrebbe avere una “opinione” in proposito e dovrebbe divulgarla tra le masse che seguono politicamente i clericali. In Italia, a Roma, c’è il Vaticano, c’è il Papa: lo stato liberale ha dovuto trovare un sistema di equilibrio con la potenza spirituale della Chiesa: lo Stato Operaio dovrà anch’esso trovare un sistema di equilibrio”

(Antonio Gramsci, L’Ordine Nuovo, 20 marzo 1920)

 

“…

La capitolazione dello stato moderno che si verifica per i concordati viene mascherata identificando verbalmente concordati e trattati internazionali. Ma un concordato non è un comune trattato internazionale: nel concordato si realizza di fatto una interferenza di sovranità in un solo territorio statale, perché tutti gli articoli di un concordato si riferiscono ai cittadini di uno solo degli stati contrattanti, sui quali il potere sovrano di uno stato estero giustifica e rivendica determinati diritti e poteri di giurisdizione, sia pure di una speciale determinata giurisdizione…E ancora la fondazione della Città del Vaticano dà una apparenza di legittimità alla finzione giuridica che il concordato sia un comune trattato internazionale bilaterale. ….Mentre il concordato limita l’autorità statale di una parte contraente, nel suo proprio  territorio, e influisce e determina la sua legislazione  e la sua amministrazione, nessuna limitazione è accennata per il territorio dell’altra parte: se limitazione esiste per quest’altra parte , essa si riferisce all’attività svolta nel territorio del primo stato, sia da parte dei cittadini della Città del Vaticano sia dai cittadini dell’altro stato che si fanno rappresentare dallo Stato Vaticano. Il concordato è quindi il riconoscimento esplicito di una doppia sovranità in uno stesso territorio statale….”

(Antonio Gramsci, I concordati (dai “Quaderni dal carcere”) 

 

 

IL SEGNO VERO DEL LAICISMO

 

Nel dramma “Nathan il saggio”, il grande manifesto poetico della tolleranza religiosa e della coscienza laica, Lessing ammoniva che nella disputa fra le varie religioni, ognuna delle quali si proclama vera, l’unico criterio di giudizio era la loro efficacia morale: la religione più autentica risultava così quella che rendeva migliori, più capaci di amore e di rispetto, quelli che la professavano. Dai loro frutti, aveva già detto il Vangelo, li riconoscerete.

Il messaggio del “Nathan” era una lezione di umanesimo  laico, attento ai valori religiosi perché consapevole del loro grande potenziale liberatorio, ma risoluto a combattere il fanatismo dogmatico, che ha spesso provocato oppressione e terrore con l’imposizione della propria fede agli altri. In opposizione all’intolleranza di chi si considera certissimo depositario della verità, pensiero laico significava rispetto delle idee altrui e della loro libertà di esprimersi e significava soprattutto il dubbio rivolto anche alle proprie certezze, la capacità di non sentirsi mai detentori di un’illuminazione definitiva e di demistificare tale pretesa, latente in ognuno, anzitutto in se stessi.

Laicità non è un contenuto ma un modo di pensiero, un’attitudine ad appassionarsi alle proprie idee, ma anche a sorridere di esse e di se stessi, della caricature che esse vengono ad assumere nelle forme fatalmente goffe e imperfette in cui noi le professiamo. Questa imperfezione non rende quelle idee meno degne di essere seguite, ma ci costringe ad interrogarci in ogni moneto sui loro e sui nostri limiti. Questa facoltà di ridere di se stessi, di vedersi – nei confronti della verità – buffi e maldestri come Charlot quando si atteggia a gentiluomo, è la migliore cura preventiva contro tutti i roghi.

Questo spirito laico è il nostro più alto retaggio e vive in maestri quali Norberto Bobbio che ci ha messo in guardia contro il pericolo che esso venga distorto in un disinvolto e apatico indifferentismo morale,  che costituisce la sua negazione.

Lo spirito laico è oggi infatti minacciato da un deterioramento del costume intellettuale che rischia di svuotarlo e di capovolgerlo nel suo contrario, ossia in intolleranza, mancanza di critica, aggressiva sicumera. Come aveva intuito anni fa Pasolini, la lotta contro i dogmi  può pervertirsi nella liquidazione di tutti i valori e principi che possano contrapporsi all’automatico meccanismo sociale; la ragione rischia di snaturarsi nella mera razionalità calcolante, tecnica di potere che non riconosce valori al di là dei fatti, e di identificarsi con una società anonima e impersonale, che livella e annienta quella responsabilità del giudizio individuale che è il fulcro della laicità.

Il laicismo, quale opinione diffusa e  dominante, può rovesciarsi nell’indifferenza , nell’oblio del senso del sacro e del rispetto, nella rinuncia alla scelta personale e all’indipendenza di giudizio. Al posto di un umanesimo attento alle scelte morali, professato oggi e sempre dai veri laici, subentra una persuasione collettiva che funge da microideologia del potere e costituisce la mentalità d’ordine di una classe indistinta, che si è aggiornata passando dal cinema parrocchiale allo strip tease, obbedendo ad un conformismo altrettanto obbligato e gregario. Tale mentalità è una specie di cemento o di colla ideologica, che tiene insieme e impasta un comune sentire apparentemente destinato a formare una nuova maggioranza silenziosa, la quale poi, come aveva già capito Ibsen nel “Nemico del popolo”, è invece spesso rumorosa, pronta a dar sulla voce a chi la pensa diversamente e a non lasciarlo parlare. Il dominio sociale, che un tempo si appoggiava sulla foll mobilitata per le processioni della statua della madonna Pellegrina, ora sembra appoggiarsi ad una folla di spregiudicati all’ingrosso, che s’atteggiano ad emancipati adeguandosi a nuove parole d’ordine e a nuovi comportamenti eterodiretti, in un anonimo, immenso e gelatinoso consenso sociale come quello genialmente ritratto in “Nashville”, il film di Altman.

La società totalmente appiattita di “Nashville” ha almeno la magnanimità dell’indifferenza, perché in essa c’è posto per tutti e non vi sono sussiegosi sacerdoti del vero: c’è un livellamento assoluto e un’equivalenza di ogni cosa, vissuta con vacua innocenza, ma non c’è presunzione né arroganza; ognuno gioca con i suoi giocattoli che subito butta via, ma non si sente superiore agli altri. Da noi l’opinione secolarizzata standard contende a quella sanfedista il primato dell’intolleranza. In molti ambienti medio e altolocati vige, nei confronti delle fedi religiose, ossia di alcuni dei grandi valori della vita, una terroristica sufficienza, una prepotenza emarginatrice che copia, con segno diverso, quella clericale.

Persone che toccano un gobbo in tram per avere fortuna e attribuiscono paurosi poteri al melanismo del pelame dei gatti si scoprono campioni del libero pensiero di fronte alla fede in Dio e guardano con compatimento a chi crede nella divinità di Gesù Cristo anziché nel numero tredici. La laicità, sorta per combattere la superstizione, diviene una superstizione come la bigotteria, serve a fornire il rassicurante sentimento di essere “in” – serve cioè a coprire il vuoto di pensiero e l’insicurezza, al pari delle pratiche religiose ottemperate con feticismo. Questa patente di aggiornamento sociale non ha, ovviamente,  nulla in comune con la vera coscienza laica, ma ne è la parodia, così come l’oscurantismo è  la parodia della fede.

Io non Appartengo a nessuna chiesa e alle mie perplesse domande mi sembra corrispondano più le parole di Lucrezio o di Leopardi che quelle, grandissime, di San Paolo, ma mi parrebbe alquanto patetico considerarmi, in virtù di questi dubbiosi pensieri, più evoluto di Arturo Carlo Temolo o di Michele Pellegrino. La nuova borghesia, che sembra aver appreso il laicismo non da Lessing ma dal “Pap’occhio”, vive invece un momento beato, l’assoluta persuasione della propria intelligenza e la convinzione di essere nel vero. Evidentemente si legge poco “Madame Bovary”, altrimenti ci si accorgerebbe che l’ateo Flaubert ha messo alla berlina una volta per tutte, nell’immortale personaggio del farmacista Homais, la giuliva spocchia antireligiosa.

La presunzione di essere nel giusto è intollerante verso le idee diverse. Ad esempio nelle discussioni relative all’aborto tale intolleranza ha spesso raggiunto toni che sarebbero divertenti se non implicassero la soppressione di individui: una voce contraria a tale soppressione viene facilmente tacciata di integralismo clericale. Ogni faziosità è oggettivamente disonesta, anche quando agisce, nel suo fanatismo in piena e stolida buona fede: nulla può scusare l’aberrazione di chi ha indebitamente accostato l’attentato al Papa alle recenti polemiche nei suoi confronti; nulla può scusare chi ha disinvoltamente bollato ogni esigenza di difendere l’individuo quale “crociata” –espressione che viene ora ad aggiungersi a quella litania di frasi fatte e parole vuote che, a ventate, si rincorrono di bocca in bocca a supplire  e a stordire, con la loro gratificante suggestione fonica, la responsabilità del pensiero.

Se il pervertimento del religioso è il fanatismo, quello del laico è lo snobismo, la convinzione non già di servire con umiltà un’idea superiore, che si rivolge a tutti, bensì di appartenere a una cerchia di raffinati che si attestano a vicenda di saperla più  lunga degli altri, come i soci di un club esclusivo che proclamano da soli di rappresentare la crema sociale. Lo spirito laico è nato,  in opposizione alla gelosa chiusura dei dogmatismi, quale religione dell’umanità, quale verbo di tutti e non quale prerogativa di pochi;  può ritrovarsi nel manifesto di duemila parole della primavera praghese, proposto alla firma di tutti coloro che lo condividessero, piuttosto che nei manifesti che vengono sottoposti alla firma di pochi, la cui reale o presunta eccellenza in un’attività professionale non attribuisce loro alcuna maggiore autorità, rispetto agli altri, in questioni che riguardano la coscienza e la libertà di tutti.

Il vero laico è libero anche dai propri idoli, dall’ossequio tirannico e meccanico anche della propria fede. Se perde il sale di questa dubbiosa ironia, diviene un retore ampolloso ed edificante, sicuro di avere imboccato la strada maestra della storia e sicuro che questa conduca sempre e comunque a buon termine. Diviene un  oratore aulico, pontificale, che tiene rotonde conferenze e allocuzioni compiaciute mentre si preparano i disastri, Shakespeare lo definirebbe un uomo spiritualmente grasso, e senza la magrezza di Kafka non si può comprendere la nostra storia, la nostra “stagione all’inferno”  - come diceva Rimbaud – che non autorizza la pinguedine dell’anima. Sono i magri dello spirito, i Kafka e i Baudelaire, ad avere capito la radice del nostro destino; coloro che non hanno obliato il senso del sacro e del male e hanno saputo perciò guardare nella vita sino in fondo, coloro che si sono negati alla consolazione di ogni fede, ma che sapevano cos’era la fede.

(Claudio Magris, Itaca e oltre, edizioni Garzanti)

 

REATI

Lo conosciamo sotto il  nome di Bernardo di Chiaravalle: un dolce nome bucolico che evoca immagini di prati verdi e fresche sorgenti; ma il suo vero nome (anzi, più che un nome, è una carica) è Abate di Clairvaus; e il suo pensiero è meno dolce di quanto si potrebbe immaginare. Dice infatti l’Abate, o Bernardo, comunque vogliamo chiamarlo, che l’uccisione di un infedele non è un “omicidio” ma un “malicidio”, in quanto l’infedele è portatore del male assoluto e quindi degno di amore per la sua umanità ma meritevole di morte per la sua infedeltà: una teoria un po’ contorta e lambiccata e un reato, quello di “malicidio”, che non ha posto nel nostro codice. E non so se vada aggiornato il nostro codice o l’elenco dei santi della chiesa, dipendenti, più di quanto si potrebbe pensare, dalla cultura e dagli umori del secolo.

(Adriana Zarri, Parabole, da “il manifesto” 4.12.2005)

 

SUL NOMINARE INVANO

Mi capita ogni giorno di incontrare il nome di Dio. I miei risvegli da molti anni si compiono sulle pagine dell’Antico Testamento, sua autorevole biografia. Rivestito di molti attributi quel nome nella sua più intima rivelazione scritta, il tetragramma, resta impronunciabile. Nella lettura ad alta voce gli ebrei ricoprono quelle lettere sotto l’espressione “hashem”, il nome. Rispetto in altro modo il desiderio di quella formula di essere taciuta, chiamandola IOD, sigla presa dalla sua prima lettera ebraica. Non mi succede mai di pronunciare Dio fuori di lì. Non prego, non bestemmio, non invoco. Perciò resto in ascolto  ogni volta che per caso lo sento nominare da qualcuno per qualche brusco impulso. Mi stupisco di trovarlo fuori dai miei risvegli, scaraventato dentro un insulto, un grido di dolore o di appetito. Non ho di Dio altra esperienza che quella delle scritture sacre, non sono pratico del suo valore d’uso, perciò me ne stupisco: come se al mercato qualcuno usasse il nome di mia sorella per vendere l’insalata. Mi viene da chiedere: lei conosce Fiorenza? Poi mi ritiro pensando che è solo un caso di omonimia. Solo in amore il grido sta al gridato come il secchio sul pozzo.

Questa poesia di Osip Mendel’stam del millenovecentododici mi insegna qualcosa in proposito: “La tua forma penosa e vacillante / io non potei nella nebbia tastare. / Signoriddio, dissi io per un errore / e non pensai che ero io stesso a dire. / Il nome di Dio come imponente uccello / se n’è volato via dal mio torace! / Avanti nebbia fitta si aggroviglia / e una svuotata gabbia dietro…”

Strano pensiero per l’ateo Mandel’stam un Dio appollaiato di nascosto nel petto che scappa fuori appena nominato, lasciando dietro il vuoto.

(Erri de Luca)

la spiritualità dei non credenti non è, come pare di moda ora anche in ambienti insospettabili, spasmodica e inconsapevole ricerca di Dio, è semplicemente “spiritualità”, coscienza della complessità del nostro essere (nota di un redattore)

 

 

A mo’ di congedo

 

Il silenzio

tra  due amici

(Margherite Yourcenar, I trentatre nomi di Dio)

 

Ci congediamo con il distico che la Yourcenar segna come trentaduesimo nome di Dio.

Una bella definizione, allo stesso tempo profondamente religiosa e laica, il silenzio tra due amici dovrebbe essere il segno del rapporto tra laici e credenti, il silenzio di chi ha  rispetto di sé e degli altri, che sa trovare sempre, anche faticosamente, il terreno dove i “valori” si incontrano, si condividono, si fondono e diventano fondamento per la vita degli uomini e delle donne, non di una generica “umanità”.

Non sappiamo quale fosse il suo Dio, né ci interessa, non di Dio né di fede, o di fedi qui si voleva trattare, ma di Chiesa, anzi di chiesa con una minuscola, non spregiativa, ma per dare il senso di una istituzione lontana dalla vita reale delle persone, credenti e non credenti, tesa, forse per un malinteso senso di paura e minaccia, più a ripetersi e a conservarsi che a mettersi in gioco.

Sappiamo che la questione è complessa, che il nostro discorso è forse semplice e semplificatorio. Che forse può prestarsi a fraintendimenti, come ogni volta che si usano parole per esprimere concetti, pensieri, sensazioni, emozioni e anche rabbie. Ma nessuno si senta offeso, od escluso, perché non c’è volontà di offesa, semmai rabbia e sofferenza.

Scriveteci, il prossimo numero potrebbe essere fatto anche solo con le vostre “reazioni”, anche dure.

Il tacere non è il silenzio.

 

 

È sempre a disposizione la casella di posta elettronica

raseal@libero.it

 

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