|
Che cosa sono i diritti
umani?
|
Si chiamano diritti umani i diritti
inalienabili che spettano a tutti gli esseri umani, e dunque
non dipendono dalle leggi del singolo stato, ma dalla stessa
appartenenza al genere umano. Un genere umano composto di
uomini e donne, diversi nel corpo e nellidentità ma eguali
nei diritti. Non è dunque corretto, per definire tali
diritti universali, usare lespressione diritti delluomo: ha
senso invece fare riferimento alle valutazioni espresse nel
1993 dalla Conferenza di Vienna, centrate proprio
sulluniversalità dei diritti.
Come ricorda l'Alto Commissario ONU per i diritti umani, "la
Dichiarazione e il Programma d'Azione di Vienna hanno
proclamato che "tutti i diritti umani sono universali,
indivisibili, interdipendenti e interconnessi", il che
significa che i diritti umani devono essere gli stessi in
ogni parte del mondo e per ogni persona. Inoltre, anche se
si deve tener conto delle particolarità nazionali e
regionali, e dei diversi contesti storici e culturali, è
dovere e responsabilità degli stati promuovere e tutelare
tutti i diritti umani e le libertà fondamentali per tutti e
tutte, indipendentemente dai sistemi politici, economici e
culturali esistenti.
I diritti umani sono anche indivisibili e interdipendenti,
il che significa che i diritti civili e politici ed i
diritti economici, sociali e culturali vanno tutti posti
sullo stesso piano. L'interdipendenza dei diritti richiede
inoltre che tutti i diritti vengano presi in esame, tutelati
e promossi simultaneamente, senza dare priorità ad alcuni
rispetto ad altri."
Si chiama sistema internazionale dei diritti umani il
sistema di Patti, Convenzioni, trattati, protocolli,
organismi di promozione e di controllo, che è stato
costruito dalla comunità internazionale a partire dalla
Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948. Esso in
realtà ha origini ancora più antiche, ed è oggi articolato
in modo molto complesso, a livello sia internazionale che
regionale. |
Introduzione ai diritti
umani
L'ordinamento giuridico
Lapproccio internazionale ai diritti umani deriva dai principi
riconosciuti nella Carta delle Nazioni Unite e nella
Dichiarazione universale dei diritti umani. Nel corso dei
decenni sono state date definizioni particolari di diritti e
libertà. Lattuale attenzione delle Nazioni Unite verso le
strategie di sviluppo incentrate sugli esseri umani è
profondamente radicata nell'esplicito riconoscimento, fin
dall'inizio, della parità di diritti e libertà per uomini e
donne, e in una cura particolare nel proteggere la dignità
fondamentale della persona.
E necessario distinguere fra i trattati sui diritti umani
considerati vincolanti per gli stati che li accettano (ma di
solito devono essere ratificati da un numero minimo di nazioni
prima che entrino in vigore), e le decisioni consensuali prese
nelle conferenze internazionali o in altre assemblee. Queste non
hanno valore vincolante, ma sono l'espressione della coscienza
mondiale. Secondo tali parametri, la Convenzione
sull'eliminazione di ogni discriminazione contro le donne è un
trattato vincolante ratificato o accettato da 154 stati, mentre
il Programma d'azione della Conferenza del Cairo è un accordo
internazionale. Tale accordo, comunque, è stato rafforzato da
altri accordi simili sottoscritti nel corso di altri incontri
internazionali, come il Summit mondiale per lo sviluppo sociale
e la quarta Conferenza mondiale sulle donne.
Secondo i trattati internazionali sui diritti umani, gli stati
non devono interferire con le libertà individuali e devono
intraprendere misure concrete per promuovere l'esercizio dei
diritti. Le violazioni dei diritti possono risultare quindi sia
dall'azione diretta dello stato che dal suo fallimento nel
promuovere, proteggere o difendere tali diritti. Sono perciò
necessari dei criteri chiari che definiscano gli obblighi minimi
degli stati. Un'altra categoria di violazioni include le
pratiche discriminatorie che non garantiscono gli stessi diritti
per tutti.
Gli strumenti sui diritti umani
Il Preambolo della Carta delle Nazioni Unite (1945)
riafferma la fede nei diritti umani fondamentali, nella dignità
e nel valore della persona umana, negli eguali diritti per gli
uomini e per le donne e per le nazioni grandi e piccole. La
Carta riconosce che uno dei propositi delle Nazioni Unite è:
Realizzare la collaborazione internazionale nel... promuovere e
incoraggiare il rispetto dei diritti umani e delle libertà
fondamentali per tutti, senza distinzioni di razza, sesso,
lingua o religione.'
La Dichiarazione Universale dei Diritti umani (1948)
elaborò ulteriormente i principi della Carta. Plasmata da
contributi della Commissione sui diritti umani e della
Commissione sulla condizione delle donne, la Dichiarazione
afferma la necessità di uno standard comune di realizzazione per
tutti i popoli e tutte le nazioni tale da assicurare i diritti e
le libertà politiche, sociali, economiche e culturali
fondamentali. Si riconoscono la dignità intrinseca e i diritti
eguali e inalienabili a tutti i membri della famiglia umana come
il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel
mondo e viene riaffermata la fede della Carta nei diritti umani
fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana e
nei diritti eguali per gli uomini e per le donne.
Un'estesa serie di regole, dell'Assemblea generale e del
Consiglio sociale ed economico hanno perfezionato la definizione
dei diritti fondamentali, in particolare dei diritti delle
donne. Dopo due decenni, nel tentativo di rafforzare la
Dichiarazione Universale e di precisare ulteriormente le
specifiche responsabilità, la comunità internazionale si è
accordata su due ulteriori trattati: la Convenzione
internazionale sui diritti civili e politici (cui spesso ci
si riferisce come la Convenzione Politica) e la Convenzione
internazionale sui diritti economici, sociali e culturali
(conosciuta anche come Convenzione sui Diritti economici).
Entrambe sono entrate in vigore nel 1976.
Lo sviluppo delle due convenzioni riflette sia le politiche di
quegli anni che il precedente dibattito sui diritti. Laccento
sui diritti civili e politici è stato posto soprattutto da
quelle nazioni le cui tradizioni politiche e ideologie
enfatizzavano i diritti individuali rispetto allo Stato.
Viceversa, gli stati più attenti a uno sviluppo complessivo,
hanno dato maggiore importanza ai diritti economici, sociali e
culturali e, in sostanza, ai diritti dei gruppi piuttosto che a
quelli individuali. Entrambi i documenti, comunque, incorporano
il nucleo dei principi della Dichiarazione Universale, compreso
il diritto delle donne a essere libere da ogni forma di
discriminazione, a riunirsi in assemblea e associazione, e i
cosiddetti diritti familiari (diritto di sposarsi, fondare una
famiglia e avere una vita privata e familiare).
Larticolo 12 della Convenzione sui diritti economici riconosce
il diritto di ogni individuo a godere delle migliori condizioni
di salute fisica e mentale che sia in grado di conseguire. In
sostanza, obbliga gli Stati a fare tutti i passi necessari per
ridurre la mortalità di madri e figli nel parto e per assicurare
a tutti servizi medici e assistenza in caso di malattia.
Il Protocollo facoltativo della Convenzione politica dà facoltà
ai cittadini degli stati che l' hanno sottoscritto, di
denunciare le violazioni dei diritti e obbliga i governi a
risponderne, dopo aver verificato che le violazioni abbiano
realmente avuto luogo.
Mentre la Dichiarazione universale dei diritti umani è stata
adottata nel 1948 da tutte le nazioni, molti paesi non hanno
ratificato la Convenzione sul diritti politici ed economici. Un
certo numero di stati ha espresso varie riserve di carattere
culturale e sociale all'approvazione di alcune parti specifiche
della Convenzione. Gli stati firmatari possono in effetti
chiedere alcune eccezioni in settori specifici, ma devono
giustificare ogni azione che potrebbe altrimenti essere
considerata una violazione dei diritti sanciti dai trattati
stessi. Le eccezioni debbono essere codificate in leggi con
un'apposita procedura cautelare. Sono stati adottati del
trattati regionali sui diritti umani vincolanti per
determinate aree. La Convenzione Europea è stata adottata nel
1950, ed è entrata in vigore nel 1953; la Carta sociale europea
del 1961 è entrata in vigore nel 1965. La Convenzione Americana
e la Carta Africana sono state promulgate dopo la Convenzione
sui diritti economici e politici: entrambe hanno integrato le
due tipologie di diritti in un unico documento.
La comunità internazionale ha anche definito il quadro
legislativo per affrontare situazioni e problemi specifici, come
la discriminazione razziale, la discriminazione e la violenza
contro le donne e i diritti dei bambini.
La Convenzione delle donne, adottata dall'Assemblea
generale delle Nazioni Unite nel 1979, ha cercato di colpire la
diffusa discriminazione sociale, culturale ed economica nei
confronti delle donne. Questo documento stabilisce definizioni e
criteri più chiari delle precedenti convenzioni e amplia
notevolmente gli strumenti per combattere le discriminazioni. In
particolare viene riconosciuto che, visto che i ruoli sociali
differiscono per genere, le misure contro discriminazioni e
abusi non possono limitarsi a richiedere semplicemente una
parità di trattamento fra uomini e donne. E necessaria una
definizione più positiva delle responsabilità per riuscire a
estendere a tutti gli stessi diritti. Per questo, la Convenzione
ha riconosciuto la necessità di un'analisi più approfondita
delle differenze di genere nei ruoli e nelle pratiche sociali,
per assicurarsi che tali pratiche non indeboliscano le garanzie
sancite dai diritti.
La Convenzione delle donne ha anche riconosciuto che gli stati
devono agire per eliminare le violazioni dei diritti delle donne
da parte di singoli, gruppi o organizzazioni, e lavorare per
sradicare qualsiasi forma di discriminazione, a cominciare da
quelle legate alle differenze di genere.
La Convenzione sui diritti dell'infanzia riconosce la
responsabilità degli stati nell'estendere un'ampia gamma di
garanzie legali ai bambini. Riafferma anche il diritto a
usufruire dei servizi di pianificazione familiare riconosciuto
dalle convenzioni e dalle conferenze precedenti. Questa
convenzione obbliga gli stati a dimostrare gli sforzi effettuati
per realizzare gli obiettivi previsti. La Convenzione è stata
ratificata da quasi tutti gli stati del mondo, e questo l'ha
trasformata in un valido strumento per continuare a
responsabilizzare i governi sulle questioni riguardanti i
diritti umani.
L'articolo 24 della Convenzione obbliga gli stati a garantire
appropriate cure mediche alle madri in stato di gravidanza. E
inoltre li chiama a prendere tutte le misure efficaci e
appropriate per abolire le pratiche tradizionali che possono
risultare pregiudizievoli per la salute dei fanciulli.
L'articolo 34 dice che gli stati devono impegnarsi a proteggere
il fanciullo contro ogni forma di sfruttamento e violenza
sessuale. Larticolo 12 garantisce al bambino il diritto
d'espressione; l'articolo 13, il diritto all'informazione; e
l'articolo 14, la libertà di associazione. Larticolo 17
stabilisce che il bambino dovrebbe avere accesso a tutte le
fonti d'informazione che mirano a promuovere il suo benessere
sociale e morale, nonché la sua salute fisica e mentale.
Il controllo dell'applicazione
Ai paesi che hanno ratificato i trattati sui diritti umani
viene chiesto di fare regolarmente rapporto sulle azioni
intraprese per assicurarne l'esercizio e il godimento. Alcuni
organismi controllano il miglioramento degli strumenti dei
diritti. Il Comitato per i diritti umani, per esempio, controlla
l'applicazione della Convenzione internazionale sui diritti
civili e politici e raccoglie le denuncie di coloro i cui
diritti sono stati violati; mentre il Comitato per
l'eliminazione di ogni discriminazione contro le donne (Cedaw)
controlla l'applicazione della Convenzione delle donne.
Gli organismi dei diritti umani offrono raccomandazioni e
interpretazioni per facilitare i processi di monitoraggio,
revisione e valutazione dell'applicazione dei trattati. Tali
raccomandazioni possono prendere diverse forme. Alcune, per
esempio, chiariscono i provvedimenti dei trattati, specificando
quali azioni dovrebbero essere intraprese dai governi, gruppi o
individui. Altre stabiliscono criteri e interventi per tutelare
o estendere un determinato diritto.
Secondo tale procedura, una raccomandazione del Cedaw del 1994
ha riscontrato che la violenza contro le donne all'interno della
famiglia viola il diritto alla non-discriminazione delle donne
in ogni questione relativa al matrimonio e alle relazioni
familiari. E ha perciò suggerito alcune misure, come per esempio
la condanna penale e il risarcimento dei danni nei casi di
violenza domestica; la cancellazione della difesa dell'onore
familiare come attenuante legale per le aggressioni o per
l'omicidio; l'istituzione di servizi di accoglienza per le
vittime della violenza familiare; l'attuazione di programmi di
riabilitazione per i colpevoli recidivi; e servizi di sostegno
per quelle famiglie dove si siano verificati casi di incesto o
di abusi sessuali.
Gli organi di controllo stabiliscono anche che cosa deve venire
inserito dai paesi nelle relazioni periodiche sull'applicazione
ai trattati (per esempio, i dati disponibili sull'incidenza di
qualsiasi forma di violenza all'interno della famiglia). Le
relazioni nazionali vengono sottoposte al Consiglio economico e
sociale (Ecosoc) e all'Assemblea Generale.
Oltre ai comitati che controllano l'applicazione dei trattati,
il sistema delle Nazioni Unite comprende altre commissioni sui
diritti umani, gruppi di lavoro e sistemi di verbalizzazione.
Speciali gruppi di lavoro e relatori esaminano, per esempio,
talune questioni globalmente o rispetto a singoli paesi per
conto della Commissione sui diritti umani. La Commissione sui
diritti umani relaziona all'Ecosoc e, attraverso l'Alto
Commissario per i diritti umani, al Segretario Generale.
Dopo che il contenuto di un trattato internazionale è stato
negoziato, gli stati che hanno trovato un accordo possono
firmare il documento e sottoporlo alla ratifica nazionale. Gli
Stati possono anche presentare alcune riserve formali a
particolari disposizioni. Ci sono variazioni significative sia
nel numero di stati che firmano o ratificano le varie
convenzioni sui diritti umani, sia nel numero e nell'estensione
delle riserve.
Da quando, nel 1948, la Dichiarazione universale dei diritti
umani è stata adottata, il numero degli stati membri delle
Nazioni Unite è notevolmente aumentato, e questo comporta che
talvolta gli stati aderiscono ad alcuni trattati senza avere
partecipato alla stesura iniziale. Comunque, le interpretazioni
e gli obblighi inseriti nei vari trattati vengono sottoposti a
una costante revisione attraverso i vari organi di controllo. La
corrispondenza dei trattati alle questioni pratiche dello
sviluppo è anch'essa soggetta a revisioni attraverso il
meccanismo delle conferenze internazionali.
Gli accordi delle Conferenze Internazionali
La definizione dei diritti umani trova espressione negli
accordi delle conferenze internazionali oltre che nei trattati.
[..] Però, mentre i documenti delle conferenze non hanno vincolo
legale, gli organi di controllo dei trattati sui diritti umani
possono fissare le loro decisioni, per esempio, sotto forma di
criteri stabiliti e formulare interpretazioni e raccomandazioni.
Essendo espressione del consenso internazionale, gli accordi
delle conferenze sono anch'essi forti strumenti di pressione, e
possono influenzare la formulazione delle leggi e delle
politiche nazionali.
Dalla Conferenza mondiale sui diritti umani del 1993 è
emerso un nuovo strumento legislativo internazionale per i
diritti umani. La Dichiarazione di Vienna e il Programma
d'azione hanno stabilito, infatti, che i diritti umani devono
essere considerati una norma universale, indipendentemente dagli
standard dei singoli stati-nazione.
Laccordo di Vienna ha messo in evidenza il fatto che i diritti
delle donne e delle bambine devono essere considerati come una
parte inalienabile, integrale e indivisibile dei diritti umani,
che richiede un'attenzione speciale all'interno delle attività
per i diritti umani in generale. Bisogna dare una maggiore
importanza all'obiettivo di sradicare tutte le forme di
discriminazione sessuale, e in assoluto allo sradicamento di
ogni forma di violenza basata sul genere. All'Assemblea Generale
è stato chiesto di adottare la Dichiarazione sull'eliminazione
di ogni violenza contro le donne (l'Assemblea l'ha fatto poi il
20 dicembre 1993) e di nominare un responsabile per controllarne
lapplicazione. La conferenza ha lanciato un appello affinché la
Convenzione delle donne venga ratifica universalmente entro
l'anno 2000. Nel frattempo sta lavorando per convincere gli
stati a ritirare le riserve incompatibili con gli obiettivi
della convenzione.
La Conferenza di Vienna ha anche sostenuto che le donne
dovrebbero godere, per tutta la vita, degli standard di salute
fisica e mentale più alti possibile. Nello stesso tempo ha
riaffermato il principio della parità fra uomini e donne e il
diritto a eguale accesso a tutti i livelli dell'istruzione.
Inoltre, ha riconosciuto il diritto ad avere accesso a servizi
sanitari adeguati e a ogni strumento disponibile di
pianificazione familiare.
La Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo del
1994 ha stabilito che i diritti umani ufficialmente
riconosciuti devono essere applicati a qualsiasi tipo di
programma sulla popolazione. Il Programma d'azione della
Conferenza su popolazione e sviluppo ha sottolineato che il
diritto allo sviluppo è un diritto universale e inalienabile ed
è parte dei diritti umani fondamentali, e la persona umana è il
soggetto centrale dello sviluppo.
Il contesto e i contenuti dei diritti riproduttivi vengono
trattati a parte (vedi la prossima sezione).
[...]
Perché i diritti sono importanti
I diritti umani comunemente accettati non hanno bisogno di
giustificazioni. Occorre però tenere conto di una serie di
considerazioni sulle tendenze globali in atto che rendono ancora
più urgente l'impegno internazionale, nazionale e locale per
innalzare il livello dei diritti umani fino a comprendere quelli
riproduttivi.
• Il rapido processo di urbanizzazione in atto a livello
mondiale sta portando a più stretto contatto persone provenienti
da culture e background diversi, con usi e costumi differenti.
Includere nelle legislazioni nazionali e nelle istituzioni
sociali i principi di tutela dei diritti umani è vitale per
promuovere l'integrazione sociale.
• In parallelo si registra un incremento degli spostamenti e
delle migrazioni sia interne che internazionali, facilitati
dall'accessibilità dei trasporti e delle comunicazioni.
Contemporaneamente, guerre ed altre emergenze stanno
costringendo milioni di esseri umani ad abbandonare il proprio
paese, trasformandoli in profughi. Questa situazione richiede
un'intesa sulla definizione dei diritti fondamentali e sulle
garanzie da accordare a ciascun individuo. Tutelare le
tradizioni locali e, nello stesso tempo, formulare giudizi su
usi e costumi stranieri imposti in nuovi contesti, richiede dei
criteri comuni di valutazione. Un impianto teorico basato sui
diritti umani può fornire tali criteri.
I casi relativi a questo tipo di questioni sono moltissimi. Un
esempio recente è la decisione presa dagli Stati Uniti nel 1996,
di offrire asilo politico a una donna che sarebbe stata
sottoposta a mutilazioni genitali se fosse stata rimpatriata nel
nativo Togo. In Francia e stata respinta la richiesta di un
gruppo di immigrati, che mirava a ottenere che le mutilazioni
genitali femminili venissero praticate dal servizio sanitario
pubblico.
• La crescente complessità dell'attività di governo e la
decentralizzazione dei processi decisionali e
amministrativi, all'interno degli stati richiede linee guida e
criteri comuni per definire doveri e responsabilità. Gli accordi
sui diritti umani possono sostituire o rafforzare le leggi
nazionali e le procedure necessarie per assicurare una tutela di
base. Inserirli nelle linee guida dei servizi sanitari, per
esempio, può aiutare ad assicurarsi che le autorità locali li
rispettino e agiscano effettivamente per migliorare l'accesso ai
servizi e alle informazioni sanitarie.
• E considerato sempre più importante per uno sviluppo
sostenibile il rafforzamento di quelle istituzioni della
società civile che si pongono a metà strada fra il sistema
statale e la base della società. Le istituzioni civili forti
funzionano al meglio in un contesto di diritti universalmente
riconosciuti, dove possono servire anche come mediatori per
chiedere o controllare l'applicazione dei diritti.
• Il crollo dell'amministrazione civile sta diventando un
aspetto tipico del mondo di oggi. Limpegno della comunità
internazionale nei confronti dei diritti umani fondamentali può
rafforzare la credibilità e la legittimità delle azioni
internazionali nelle situazioni di conflitto o in quelle
post-belliche, e può impedire ai più potenti di depredare i più
deboli. Meccanismi governativi e civili più forti, sia a livello
nazionale che internazionale, possono aiutare a riparare le
ingiustizie che nascono dalla violazione dei diritti e fornire,
a coloro che sono stati danneggiati, una base per chiedere
aiuto.
• La crescente influenza sulla vita nazionale di alcune
istituzioni transnazionali, come le corporazioni o le
istituzioni finanziarie internazionali, rende sempre più
difficile per i singoli stati, riuscire a regolare le attività
allinterno di questi organismi con la soddisfazione dei bisogni
dei propri cittadini. Gli accordi sui diritti umani offrono la
base per la definizione di alcuni criteri applicabili alle
attività delle istituzioni transnazionali che possono entrare a
far parte dei codici di comportamento internazionale. Per
esempio, gli accordi sui diritti umani motivano la richiesta,
rivolta a queste istituzioni, di non ridurre gli investimenti
nella ricerca scientifica di sistemi anticoncezionali o in altri
tipi di ricerche relative alla salute riproduttiva.
• Gli accordi internazionali sui diritti umani possono servire
anche come criteri cui riferirsi per formulare valutazioni e
riflessioni in un periodo di rapide trasformazioni sociali.
I cambiamenti sociali e culturali sono sempre un processo
dinamico e selettivo, mediato da precedenti teorie, convinzioni
e pratiche. La trasformazione dei modelli sociali, politici,
economici e demografici in corso in molte nazioni rende
necessario stabilire priorità comuni, perché il cambiamento sia
integrato e costruttivo. Gli accordi sui diritti umani
forniscono una solida base per valutare sia le innovazioni che
la tradizione.
(Tratto da: UNFPA, Rapporto sulla popolazione 1997, edizione
italiana a cura di aidos)
1 Genere si riferisce ai ruoli,
costruiti socialmente, ascrivibili ai maschi e alle femmine.
Tali ruoli, anche se basati su differenze biologiche, sono
appresi; cambiano continuamente e variano enormemente fra le
culture e al loro interno. Le questioni di genere, quindi, hanno
a che fare con le differenze fra ciò che gli uomini e le donne
fanno, e con il modo in cui, i loro ruoli definiti socialmente
li avvantaggiano o li danneggiano. Concernono anche laccesso
alle risorse, allautonomia e al controllo che risultano da
specifici diritti, ruoli, potere o relazioni, responsabilità o
aspettative assegnati agli uomini e alle donne.
2 Al febbraio 1997, non hanno ratificato
la convenzione solo quattro nazioni dei 189 Stati membri delle
Nazioni Unite.
3 Questo punto è stato trattato in modo
eloquente dal Dott. Stephen Lewis, Delegato Direttore Esecutivo
dellUNICEF, al secondo Seminario Internazionale sula salute e i
diritti umani, Centro Franç ois-Xavier bagnoud (4-7 ottobre
1996). Questo centro e questa serie di seminari, stanno aiutando
a fare avanzare lo sviluppo degli studi politici e delle
applicazioni pratiche nellinterrelazione fra salute pubblica e
argomenti relativi ai diritti umani. I documenti del secondo
Seminario Internazionale appariranno nella rivista Health and
Human Rights.
4 Gli altri organi di monitoraggio dei
trattati sono il Comitato sui diritti economici, sociali e
culturali, (che si rapporta allECOSOC); il Comitato sui diritti
dellinfanzia; il Comitato sulleliminazione di ogni forma di
discriminazione razziale e il Comitato contro la tortura.
5 Il Programma dazione della Conferenza
internazionale su popolazione e sviluppo stabilisce che tutti i
tentativi di attuazione saranno guidati, fra gli altri, dai
seguenti principi: Tutti gli esseri umani nascono liberi e
uguali in dignità e diritti. Ognuno è titolare di tutti i
diritti e delle libertà sancite dalla Dichiarazione Universale
dei Diritti Umani, senza alcuna distinzione di razza, colore,
sesso, lingua, religione, opinioni politiche o di altra natura,
appartenenze nazionali o sociali, proprietà, nascita o altro
status. Ognuno ha diritto alla vita , alla libertà e alla
sicurezza personale.
Déclaration des droits de lhomme et du citoyen Paris, 26 aout
1789
I rappresentanti
del popolo francese, costituito in Assemblea nazionale, convinto
che l'ignoranza, l'oblio e il disprezzo dei diritti naturali
dell'uomo sono le sole cause del malessere pubblico e della
corruzione dei governi, ha deciso di esporre in una
dichiarazione solenne i diritti naturali, sacri e inalienabili,
affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i
membri del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i propri
diritti e i propri doveri; perché gli atti del potere
legislativo e quelli del potere esecutivo, possano in ogni
istante essere confrontati con il fine di ogni istituzione
politica, essendo più rispettati; perché i reclami dei
cittadini, fondati ormai su principi semplici e incontestabili,
tendano sempre al mantenimento della Costituzione e al benessere
di tutti.
Di conseguenza, l'Assemblea nazionale riconosce e proclama, al
cospetto dell'Essere supremo, i seguenti diritti dell'uomo e del
cittadino.
Articolo 1
Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le
distinzioni sociali non possono essere fondate che sull'utilità
comune.
Articolo 2
Il fine di ogni associazione politica é la conservazione dei
diritti naturali ed imprescrittibili dell'uomo. Questi diritti
sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza
all'oppressione.
Articolo 3
Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella
Nazione. Nessun corpo o individuo può esercitare un'autorità che
non emani espressamente da essa.
Articolo 4
La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad
altri così, l'esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha
come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della
società il godimento di questi stessi diritti. Questi limiti
possono essere determinati solo dalla Legge.
Articolo 5
La Legge ha il diritto di vietare solamente le azioni che
risultano nocive alla società. Tutto ciò che non è vietato dalla
Legge non può essere impedito e nessuno può essere costretto a
fare ciò che essa non ordina.
Articolo 6
La Legge è l'espressione della volontà generale. Tutti i
cittadini hanno il diritto di concorrere, personalmente o
mediante i loro rappresentanti, alla sua formazione. Essa deve
essere uguale per tutti, sia per quelli che protegge, sia per
quelli che punisce. Tutti i cittadini, essendo uguali tra loro,
sono parimenti ammissibili a tutte le cariche, i posti e gli
impieghi pubblici, secondo le loro capacità e senza altre
distinzioni che quelle del loro valore e dei loro talenti.
Articolo 7
Nessun uomo puo essere accusato, arrestato o detenuto se non nei
casi determinati dalla Legge, e secondo le forme da essa
prescritte. Quelli che sollecitano, firmano, eseguono o fanno
eseguire ordini arbitrari devono essere puniti; ma ogni
cittadino citato o arrestato in virtù della legge deve obbedire
immediatamente o si renderà colpevole di resistenza.
Articolo 8
La legge non deve stabilire che pene necessarie in modo evidente
e nessuno può essere punito che in virtù di una legge approvata
e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata.
Articolo 9
Essendo ogni uomo presunto innocente fino a quando non sia stato
dichiarato colpevole, se si giudica indispensabile arrestarlo,
ogni rigore che non fosse necessario per assicurarsi della sua
persona deve essere severamente represso dalla Legge.
Articolo 10
Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni, anche
religiose, purché la manifestazione di esse non turbi l'ordine
pubblico stabilito dalla Legge.
Articolo 11
La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei
diritti più preziosi dell'uomo; ogni cittadino può dunque
parlare, scrivere, stampare liberamente, salvo rispondere
dell'abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.
Articolo 12
La garanzia dei diritti dell'uomo edel cittadino ha bisogno di
una forza pubblica: questa forza è dunque istituita a vantaggio
di tutti e non per l'interesse particolare di coloro ai quali è
affidata.
Articolo 13
Per il mantenimento della forza pubblica e per le spese
dell'amministrazione è indispensabile una contribuzione
pubblica. Questa deve essere egualmente ripartita tra tutti i
cittadini, secondo le loro possibilità.
Articolo 14
Ogni cittadino ha diritto, da se stesso o attraverso i suoi
rappresentanti, di controllare la necessità della contribuzione
pubblica, di approvarla senza costrizioni, di seguirne l'impiego
e di esigerne il rendiconto.
Articolo 15
La società ha il diritto di chiedere conto della propria
amministrazione a tutti i funzionari pubblici.
Articolo 16
Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né
la separazione dei poteri determinata, non ha Costituzione.
Articolo 17
Essendo la proprietà un diritto sacro e inviolabile, nessuno può
esserne privato senza il suo consenso, tranne quando la
necessità pubblica legalmente constatata lo esige, e sotto la
condizione di una giusta e preventiva indennità.
Il ruolo delle
organizzazioni regionali
Un ruolo importante e di crescente rilevanza per lattuazione dei
diritti umani è svolto dalle organizzazioni regionali. Molte
organizzazioni si sono dotate di convenzioni o dichiarazioni
specifi-camente dedicate ai diritti umani, e numerose sono
quelle che hanno approntato meccanismi specifici di tutela dei
diritti. La funzione degli organismi regionali sui diritti umani
è fondamentalmente quella di dialogare con gli stati, allo scopo
di migliorare il livello di godimento dei diritti delle persone
che risiedono nella regione. In alcuni casi, sono stati creati
dei procedimenti di tutela giudiziaria dei diritti degli
individui, attribuendo a questi ultimi il potere di denunciare
uno stato parte davanti ad un organo giudiziario internazionale.
Questa procedura è stata introdotta per la prima volta dalla
Convenzione europea sui diritti umani e le libertà fondamentali
del Consiglio dEuropa, ed è stato recentemente riformata, come
illustrato nelle pagine seguenti. Il meccanismo giurisdizionale
creato dalla Convenzione europea ha fatto da riferimento per la
procedura di ri- corso individuale prevista dalla Convenzione
americana dei diritti umani. Anche qui la procedura si impernia
su una Commissione (che già esisteva nellambito della
Organizzazione degli Stati Americani) e una Corte. Nel sistema
interamericano la Corte sorveglia direttamente lesecuzione delle
proprie sentenze e può condannare gli stati non solo a
corrispondere unequa soddisfazione, ma anche a risarcire i
danni. E inoltre molto ampia e importante la facoltà della Corte
di emettere pareri, anche sulla congruenza con la Convenzione di
leggi interne. La Carta Africana dei diritti delluomo e dei
popoli istituisce una Commissione dei diritti delluomo e dei
popoli (artt. 30-63) che può ricevere comunicazioni stato
contro stato e di individui contro stato, ma può emanare solo
rapporti, non condannare uno stato membro. Il 10 giugno 1988
lOrganizzazione per lUnità Africana (OUA) ha adottato un
Protocollo alla Carta Africana che istituisce una Corte
africana dei diritti umani e dei popoli. Il Protocollo
entrerà in vigore dopo 15 ratifiche e ammette i ricorsi della
Commissione, di stati membri del protocollo, organizzazioni
intergovernative africane, di organizzazioni nongovernative con
status consultivo presso la Commissione e di individui. Queste
ultime due categorie avranno diritto di petizione solo contro
gli stati che accettano con apposita dichiarazione la competenza
della futura Corte. Le sentenze potranno condannare uno stato a
misure appropriate per rimediare alla violazione, incluso il
pagamento di una somma a titolo di compensazione o di
riparazione. LOrganizzazione della Conferenza degli Stati
Islamici, creata nel 1969, con sede a Jedda (Arabia Saudita) e
che riunisce 56 paesi islamici asiatici, africani ed europei, ha
adottato il 5 agosto 1990, nellambito della XIX Conferenza
islamica dei Ministri degli Esteri, la Dichiarazione del Cairo
sui diritti umani nellIslam, documento politico che non prevede
però strumenti di implementazione o monitoraggio specifici.
Diritti umani: suggerimenti per passare dalle norme alla
realtà
A partire dagli anni 80, è sempre più netta e condivisa
lopinione che la sfida maggiore nel campo dei diritti umani non
sia più quella della codificazione - le norme esistenti sono
infatti numerose e puntuali - ma della messa in pratica. Quattro
concetti risultano importanti per seguire la giusta direzione.
1 Aumento delle ratifiche e diminuzione delle riserve. Il
primo passo consiste nel fare in modo che i trattati sui diritti
umani vengano firmati e ratificati dal maggior numero possibile
di paesi, riducendo al minimo le riserve poste dagli stati alle
singole disposizioni, così che tutti gli stati risultino tenuti
agli stessi obblighi. Su questa strada sono stati ottenuti
progressi notevoli.
2 Organismi di monitoraggio indipendenti. Il secondo
passo è creare organi internazionali per sovrintendere al
rispetto da parte degli stati degli obblighi da loro assunti in
materia di diritti umani. Perché tale controllo possa svolgersi
efficacemente è necessario che tali organismi siano indipendenti
rispetto ai governi.
3 Diritto di petizione e al risarcimento per le vittime
delle violazioni. E necessario che le vittime delle violazioni,
i cittadini, la società civile abbiano accesso ad istanze
internazionali. Questi organi devono poter emanare atti che si
impongano agli stati con una forza morale e giuridica. Su questa
via i progressi sono molto recenti. Il passaggio da una
considerazione solo astratta e ideologica dei diritti umani, che
implicava tra laltro limpossibilità di discutere e di decidere
misure su casi concreti di violazione, ad unattenzione
concentrata sullapplicazione concreta degli standard
identificati è evidente nellevoluzione storica degli organi
internazionali per i diritti umani.
4 Mainstreaming. Un passo fondamentale per la attuazione
dei diritti umani appare oggi quello di inserire la dimensione
dei diritti umani in tutte le azioni degli organismi
internazionali, soprattutto nelle politiche economiche, per lo
sviluppo e di sicurezza ( human rights mainstreming). In questo
compito, una responsabilità primaria è attribuita allAlto
Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Anche il
Consiglio dEuropa da questanno ha istituito unanaloga figura.
Peraltro la politica di mainstreaming non può ritenersi limitata
agli organismi internazionali. In altre parole vi è la necessità
di integrare i diritti umani nelle attività, nei programmi e
nelle politiche di tutte le istituzioni e gli organismi di
società civile, ad ogni livello. Si tratta di accentuare la
valenza dei diritti umani quale fattore essenziale di buon
governo.
Da www.cepadu.unipd.it bollettino 19 p.17-18
Cronologia dei principali strumenti sui diritti umani 1948-98*
Strumenti adottati nel sistema delle Nazioni Unite
9 dicembre
1948
LAssemblea generale (AG) adotta la Convenzione sulla prevenzione
e la punizione del crimine di genocidio. Entrata in vigore il 12
gennaio 1951.
10 dicembre
1948
LAG adotta la Dichiarazione universale dei diritti umani.
Risoluzione n. 217 A (III).
12 agosto 1949
La Conferenza diplomatica adotta le Convenzioni di Ginevra
relative alla protezione delle vittime nei conflitti armati
interni e
internazionali.
2 dicembre 1949
LAG adotta la Convenzione per labolizione del traffico delle
persone e dello sfruttamento della prostituzione. Entrata in
vigore il 25 luglio 1951.
14 dicembre
1950
LAG adotta lo Statuto dellAlto Commissariato delle Nazioni Unite
per i rifugiati. Risoluzione n. 428 (V).
28 luglio 1951
La Conferenza dei plenipotenziari delle Nazioni Unite sulla
condizione dei rifugiati adotta la Convenzione sulla condizione
dei rifugiati. Entrata in vigore il 22 aprile 1954.
20 dicembre
1952
LAG adotta la Convenzione sui diritti politici delle donne.
Entrata in vigore il 7 luglio 1954.
28 settembre
1954
La Conferenza delle Nazioni Unite sulla condizione degli apolidi
adotta la Convenzione sulla condizione degli apolidi. Entrata in
vigore il 6 giugno 1960.
7 settembre
1956
La Conferenza dei plenipotenziari delle Nazioni Unite adotta la
Convenzione supplementare sullabolizione della schiavitù, del
commercio degli schiavi e di ogni altra pratica simile alla
schiavitù. Entrata in vigore il 30 aprile 1957. (La Convenzione
sulla schiavitù fu adottata il 25 settembre 1926.)
29 gennaio
1957
LAG adotta la Convenzione sulla nazionalità delle donne sposate.
Entrata in vigore l11 agosto 1958.
25 giugno 1957
La Conferenza generale dellOrganizzazione internazionale del
lavoro adotta la Convenzione sullabolizione del lavoro forzato.
20 novembre
1959
LAG adotta la Dichiarazione sui diritti del bambino. Risoluzione
n. 1386 (XIV).
14 dicembre
1960
LAG adotta la Dichiarazione per lindipendenza dei paesi e dei
popoli coloniali. Risoluzione n. 1514 (XV).
7 novembre
1962
LAG adotta la Convenzione sul consenso al matrimonio, l'età
minima per il matrimonio e la registrazione dei matrimoni.
Entrata in vigore il 9 dicembre 1964.
14 dicembre
1962
LAG adotta la Risoluzione sulla sovranità permanente delle
risorse naturali. Risoluzione n. 1803 (XVII).
20 novembre
1963
LAG adotta la Dichiarazione per leliminazione di tutte le forme
di discriminazione razziale. Risoluzione n. 1904 (XVIII).
7 dicembre
1965
LAG adotta la Dichiarazione sulla promozione tra i giovani degli
ideali di pace, rispetto reciproco e comprensione tra i popoli.
Risoluzione n. 2037 (XX).
21 dicembre
1965
LAG adotta la Convenzione internazionale sulleliminazione di
tutte le forme di discriminazione razziale. Entrata in vigore il
4 gennaio 1969. Viene istituito il Comitato sulleliminazione di
tutte le forme di discriminazione razziale.
16 dicembre
1966
LAG adotta il Patto internazionale sui diritti economici,
sociali e culturali. Entrato in vigore il 3 gennaio 1976.
LAG adotta il Patto internazionale sui diritti civili e politici
e il corrispondente Protocollo opzionale. Entrati in vigore il
23 marzo 1976. Viene istituito il Comitato sui diritti umani
(civili e politici).
6 giugno 1967
Il Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (Ecosoc)
adotta la decisione n. 1235 (XLII) che autorizza la Commissione
diritti umani e la Sottocommissione per la prevenzione della
discriminazione e la protezione delle minoranze ad esaminare
informazioni attinenti gross violations dei diritti umani e
delle libertà fondamentali.
7 novembre
1967
LAG adotta la Dichiarazione sulleliminazione della
discriminazione nei confronti delle donne. Risoluzione n. 2263 (XXII).
13 maggio 1968
Prima Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sui diritti umani.
Viene adottata la Dichiarazione di Teheran.
26 novembre
1968
LAG adotta la Convenzione sulla imprescrittibilità dei crimini
di guerra e contro lumanità. Entrata in vigore l11 novembre
1970.
11 dicembre
1969
LAG adotta la Dichiarazione sul progresso sociale e lo sviluppo.
Risoluzione n. 2542 (XXIV).
27 maggio 1970
LEcosoc adotta la decisione n. 1503 (XLVIII), che stabilisce
le procedure per consentire alla Commissione diritti umani e
alla Sottocommissione per la prevenzione della discriminazione e
la protezione delle minoranze di fare comunicazioni relative
alle violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
24 ottobre
1970
LAG adotta la Dichiarazione sulle relazioni amichevoli e le
relazioni fra gli Stati. Risoluzione n. 2625 (XXV).
30 novembre
1973
LAG adotta la Convenzione internazionale per la soppressione e
la punizione del crimine di segregazione razziale (apartheid).
Entrata in vigore il 18 luglio 1976. Viene istituito il Gruppo
del tre per lesame della sua realizzazione.
1 maggio 1974
LAG, in seduta straordinaria, adotta la Dichiarazione relativa
allallestimento di un Nuovo ordine economico internazionale (Noei).
Risoluzioni n. 3201 e 3202 (S-VI).
19 novembre
1974
La Conferenza generale dellUnesco adotta la Raccomandazione
sulleducazione per la comprensione, la cooperazione e la pace
internazionali e sulleducazione ai diritti umani e alle libertà
fondamentali.
12 dicembre
1974
LAG adotta la Carta dei diritti e dei doveri economici degli
Stati. Risoluzione n. 3281 (XXIX).
9 dicembre
1975
LAG adotta la Dichiarazione contro la tortura ed ogni altra
punizione o trattamento crudele, inumano o degradante.
Risoluzione n. 3452 (XXX)
9 dicembre
1975
LAG adotta la Dichiarazione sui diritti delle persone disabili.
Risoluzione n. 3447 (XXX).
8 giugno 1977
La Conferenza diplomatica adotta il Protocollo addizionale alle
Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 riferite alla
protezione delle vittime nei conflitti armati interni e
internazionali (Protocollo I e II).
16 dicembre
1977
LAG adotta la risoluzione relativa al riconoscimento del
principio di interdipendenza e indivisibilità di tutti i diritti
umani. Risoluzione n. 32/130.
22 novembre
1978
La Conferenza generale dellUnesco adotta la Dichiarazione sui
principi fondamentali riguardo al contributo degli organi di
informazione al rafforzamento della pace e della comprensione
internazionale, per la promozione dei diritti umani e per la
lotta contro il razzismo, lapartheid e lincitamento alla guerra
(propone listituzione di un Nuovo ordine mondiale
dellinformazione e della comunicazione - Nomic).
27 novembre
1978
La Conferenza generale dellUnesco adotta la Dichiarazione sulla
razza e i pregiudizi razziali.
18 dicembre
1979
LAG adotta la Convenzione sulleliminazione di tutte le forme di
discriminazione nei confronti delle donne. Entrata in vigore il
3 settembre 1981. Viene istituito il Comitato sulleliminazione
delle discriminazioni contro le donne.
25 novembre
1981
LAG adotta la Dichiarazione sulleliminazione di tutte le forme
di intolleranza e di discriminazione fondate sul credo e la
religione. Risoluzione n. 36/55.
12 novembre
1984
LAG adotta la Dichiarazione sul diritto dei popoli alla pace.
Risoluzione n. 39/11.
10 dicembre
1984
LAG adotta la Convenzione contro la tortura ed ogni altro
trattamento o punizione crudele, inumana o degradante. Entrata
in vigore il 26 giugno 1987. Viene istituito il Comitato contro
la tortura.
28 maggio 1985
LEcosoc istituisce il Comitato per i diritti economici, sociali
e culturali, con il compito di esaminare lo stato di attuazione
del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e
culturali. Decisione n. 1985/17.
10 dicembre
1985
LAG adotta la Convenzione internazionale contro la segregazione
razziale nello sport. Viene istituita la Commissione contro la
segregazione razziale nello sport.
13 dicembre
1985
LAG adotta la Dichiarazione sui diritti umani delle persone di
nazionalità diversa da quella dei paesi in cui vivono.
Risoluzione n. 40/144.
4 dicembre
1986
LAG adotta la Dichiarazione sul diritto allo sviluppo.
Risoluzione n. 41/128.
27 giugno 1989
La Conferenza generale dellOrganizzazione internazionale del
lavoro adotta la Convenzione n. 169 sui popoli indigeni e
tribali nei paesi indipendenti. Entrata in vigore il 5 settembre
1991.
20 novembre
1989
LAG adotta la Convenzione sui diritti dei bambini. Entrata in
vigore il 2 settembre 1990. Viene istituito il Comitato sui
diritti del bambino.
15 dicembre
1989
LAG adotta il secondo Protocollo opzionale al Patto
internazionale sui diritti civili e politici, per labolizione
della pena di morte. Il Comitato diritti umani è incaricato di
esaminare lattuazione del Protocollo.
18 dicembre
1990
LAG adotta la Convenzione internazionale per la protezione dei
diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro
famiglie. Prevede listituzione del Comitato per la protezione
dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro
famiglie.
17 giugno 1992
Il segretario generale delle Nazioni Unite presenta lAgenda per
la pace (A/50/60 S/24111).
18 dicembre
1992
LAG adotta la Dichiarazione sui diritti delle persone
appartenenti a minoranze nazionali o etniche, religiose e
linguistiche.
25 maggio 1993
Il Consiglio di sicurezza istituisce il Tribunale internazionale
per i crimini commessi nella ex Jugoslavia a partire dal 1991.
Risoluzione n. 827.
25 giugno 1993
Seconda Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sui diritti
umani. Vengono adottati la Dichiarazione e il Programma dazione
di Vienna.
20 dicembre
1993
LAG adotta la Dichiarazione sulleliminazione della violenza
contro le donne. Risoluzione n. 48/104.
20 dicembre
1993
LAG istituisce lAlto Commissariato per i diritti umani.
Risoluzione n. 48/141.
20 dicembre
1993
LAG adotta la risoluzione che proclama il Decennio
internazionale dei popoli indigeni. Risoluzione n. 48/163.
8 novembre
1994
Il Consiglio di aicurezza istituisce il Tribunale internazionale
per i crimini di genocidio commessi in Rwanda. Risoluzione n.
955.
23 dicembre
1994
LAG adotta la risoluzione che proclama il Decennio delle Nazioni
Unite per leducazione ai diritti umani. Risoluzione 49/184.
3 gennaio 1995
Il segretario generale presenta il Supplemento allAgenda per la
pace (A/50/60 S/1995/1).
4 novembre
1997
LAG adotta la risoluzione per il rilancio delle Nazioni Unite:
Un programma per la riforma. Risoluzione n. 52/12.
3 aprile 1998
La Commissione diritti umani adotta la Dichiarazione sul diritto
e le responsabilità degli individui e dei gruppi sociali di
promuovere e proteggere i diritti umani e le libertà
fondamentali internazionalmente riconosciuti. Risoluzione n.
1998/7.
Principali accordi giuridici regionali in materia di diritti
umani
Consiglio dEuropa
4 novembre
1950
Convenzione per la protezione dei diritti umani e delle libertà
fondamentali. Entrata in vigore il 4 novembre 1953. Vengono
istituite la Commissione europea dei diritti umani e la Corte
europea dei diritti umani.
18 ottobre
1961
Carta sociale europea. Entrata in vigore il 26 febbraio 1965
(rivista il 3 maggio 1996).
24 novembre
1977
Convenzione europea sullo status legale dei lavoratori migranti.
28 gennaio
1981
Convenzione per la protezione delle persone dal trattamento
automatico dei dati personali.
20 aprile 1983
Protocollo n. 6 alla Convenzione per la protezione dei diritti
umani e delle libertà fondamentali relativo allabolizione della
pena di morte. Entrato in vigore il 1° marzo 1985.
26 novembre
1987
Convenzione europea per la prevenzione dalla tortura o altre
pene inumane e degradanti. Entrata in vigore il 1° febbraio
1989. Viene istituito il Comitato per la prevenzione dalla
tortura o altre pene inumane e degradanti.
5 febbraio
1992
Convenzione sulla partecipazione degli stranieri alla vita
pubblica a livello locale.
1 febbraio
1995
Convenzione per la protezione delle minoranze nazionali.
25 gennaio
1996
Convenzione europea sullesercizio dei diritti dei bambini.
4 aprile 1997
Convenzione per la protezione dei diritti umani e della dignità
dellessere umano con riguardo alle applicazioni in campo
sanitario e biologico (Convenzione sui diritti umani e la
biomedicina).
Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in
Europa (Osce)
1 agosto 1975
Atto finale di Helsinki
21 novembre
1990
Carta di Parigi per una nuova Europa.
10 luglio 1992
Dichiarazione di Helsinki.
6 dicembre
1994
Dichiarazione di Budapest.
Organizzazione degli Stati americani
22 novembre
1969
Convenzione americana sui diritti umani (Patto di S. José).
Entrata in vigore il 18 luglio 1978. Vengono istituite la
Commissione interamericana dei diritti umani e la Corte
interamericana dei diritti umani.
17 novembre
1988
Protocollo addizionale alla Convenzione americana sui diritti
umani relativo ai diritti economici, sociali e culturali.
8 giugno 1990
Protocollo addizionale alla Convenzione americana sui diritti
umani relativo allabolizione della pena di morte.
9 giugno 1994
Convenzione interamericana sulla sparizione forzata delle
persone.
9 giugno 1994
Convenzione interamericana sulla prevenzione, la punizione e
leliminazione della violenza contro le donne (Convenzione di
Belem do Para).
Organizzazione dellunità africana
10 settembre
1969
Convenzione sui rifugiati in Africa. Entrata in vigore il 20
giugno 1974.
27 giugno 1981
Carta africana dei diritti umani e dei diritti dei popoli.
Entrata in vigore il 21 ottobre 1986. Viene istituita la
Commissione africana per i diritti umani e i diritti dei popoli.
11 luglio 1990
Carta africana sui diritti dei bambini. Viene istituito il
Comitato sui diritti dei bambini.
Organizzazione della Conferenza islamica
5 agosto 1990
Dichiarazione del Cairo sui diritti umani nellIslam.
* Tratto da Insegnare i Diritti Umani a cura di Flavio
Lotti e Nicola Giandomenico, Edizioni Gruppo Abele
|