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Ieri una ciclopasseggiata promossa da più associazioni ha permesso di abbinare il piacere delle due ruote alla riscoperta di scorci, verde e tesori Pedalando tra le meraviglie della nostra Bassa


Francesca Nodari



Foto di gruppo in sella alle bici: sullo sfondo la torre di Verolavecchia

Un percorso di arte, natura e cultura. Un’alchimia difficile da percepire, se non la si vive in prima persona. Di più, un elogio dovuto alla Bassa. È quanto avvenuto nella giornata di ieri in occasione di una divertita e appassionata ciclopedalata nei luoghi più suggestivi della nostra pianura. L’evento promosso dall’associazione culturale "Communitas", dalla Fondazione "Amici Civiltà Bresciana della Bassa e del Parco dell’Oglio" e dagli Amici della Bici "Corrado Ponzanelli" è stato organizzato in collaborazione con i gruppi "Sa che Sghinghem" di Borgo S.Giacomo, "Good Bike" di Villachiara, "Pedale Orceano" di Orzinuovi e con la compagnia teatrale "Piccolo Parallelo" che trova in una delle sue punte di diamante, Gianmarco Zappalaglio, il direttore artistico della partecipata kermesse della Valle dell’Oglio. Sono circa le 9 del mattino, quando 70 partecipanti, ben approvvigionati d’acqua (tra loro, anche alcuni bambini, per nulla intimoriti dal caldo o dalla fatica), si danno appuntamento dinnanzi alla "Rosa Rossa", vecchia locanda affacciata sul fiume. Luogo di partenza, non casuale. Quasi dal valore simbolico, se è vero che proprio a Monticelli d’Oglio, autentico gioiello della pianura padana, nel 1989 venne siglato l’atto costitutivo della Fondazione "Amici Civiltà Bresciana della Bassa e del Parco dell’Oglio".

«Si tratta della prima associazione - spiega l’arch. Dezio Paoletti - vice-presidente in carica e profondo conoscitore di ogni angolo bassaiolo - che ha posto nei suoi obiettivi statutari la valorizzazione e la riscoperta dei luoghi magici della nostra terra e degli scorci e anfratti delle altre tre provincie, rientranti nel vasto territorio del Parco dell’Oglio». La tabella di marcia procede a ritmo sostenuto tra rogge, cascinali, vecchi odori, raggi di luce e di sole. In tutto, sono 50 km, con un dislivello non superiore ai 21 m (sono 12 metri quelli iniziali fra la corte rustica di Monticelli e il suo ex-porticciolo in riva all’Oglio). Un percorso non breve, ma reso fattibile e piacevole dall’allegra compagnia e dalle strategiche fermate, cariche di curiosità, di pathos. Non solo, culturalmente elevate, grazie all’apporto storico-artistico di Dezio Paoletti e dei vari ciceroni che si sono succeduti lungo il viaggio. Superato Monticelli d’Oglio e attraversata la piazza di Verolanuova, una delle più scenografiche della nostra provincia, i partecipanti hanno piegato per Scorzarolo e Cadignano, costeggiando la magnifica residenza estiva di Paolo VI e la torre quattrocentesca di Verolavecchia. Quindi, la prima sosta, in località Laghetto di S. Paolo. Quasi una restituzione a Madre Terra, in una vegetazione avvolgente e sconvolgente. Pioppi, ontani, sambuchi, noccioli. Ancora, il biancospino, la rosa canina, il tranquillo gorgoglio dell’acqua. Ad attendere i visitatori, il signor Seccamani - grande restauratore della coltura del farro e «virgilio» prezioso per tutti. Dando il benvenuto, fa una raccomandazione: «Viviamoli questi attimi, nel segno dell’appartenenza. Appartenenza ad un’antica terra bella, fertile e affettuosa amica. La nostra Bassa. Terra avviata a diventare figlia del nulla, se non della memoria della gente seria che ne condivida i sussurri, terra che non tradisce la sua gente e le loro fatiche. Terra spesso rimpianta, perché non conservata con saggezza nell’antico ordine naturale». Siamo al laghetto, sintesi e lascito di un percorso di rispetto per la natura fin dai primordi umani. Eredità concreta del duro lavoro dei Celti, dei Romani, dei Longobardi e dei monaci fino all’importante contributo dei volontari di oggi che ripropongono, saggiamente, di salvaguardarne e rivalutarne le ricchezze. «Il Laghetto - riprende Seccamani - è stato bacino idrico di estrema importanza per la Bassa Occidentale, creatore dell’unico fiume meridionale del Bresciano, quello dello Strone che scorre per 20 km per poi confondersi nelle acque dell’Oglio». Poi via, verso altre mete. Prima, a Padernello, per ammirare l’antico maniero voluto da Bernardino Martinengo, un tempo sede della più importante collezione dei quadri del Pitocchetto e che promette di diventare, grazie alla recente acquisizione da parte del Comune di Borgo S. Giacomo e della società «Castelli & Casali», la futura, degna capitale culturale della Bassa. La ciclopedalata prosegue verso Gabiano, antico nome di Borgo S.Giacomo. «Termine che, nei vocabolari settecenteschi - ricorda il presidente della Biblioteca, Bono - stava ad indicare una persona dai tratti rozzi. Di qui, il cambio del nome in Borgo S. Giacomo». Un paese ricco di storia, custode nelle segnaletiche di una vetusta toponomastica e che vanta numerosi gioielli. La parrocchiale di impianto cinquecentesco (fu consacrata nel 1625) con la facciata impreziosita dalle statue in Botticino di Sante Calegari - il capostipite della più famosa bottega scultorea barocca bresciana - e con all’interno tele del Gandino e del Boccaccini nonché raffinati paliotti di sublime fattura. Poi, dopo uno sguardo al suggestivo sagrato napoleonico, si riparte verso Villachiara e Villagana, dove ogni scorcio è intriso dalla traccia indelebile lasciata dalla nobile casata dei Martinengo. Una sosta dinnanzi al maniero di Villachiara, trasformato in dimora signorile sotto Bartolomeo III, e definito dal Da Lezze (1609) «castello a guisa di Palazzo dove vi sono bellissime stanze di raggione del Sign. Conte M. Antonio Martinengo» per addentrasi, nuovamente, in una fitta radura. Quasi accompagnati dalle icone mariane che sembrano portare conforto allo stanco viandante, si arriva, passando per l’antico Romitorio della Madonna del Rino, in un silenzio scalfito soltanto dalle acque del Gambalone, al cospetto dei morti di San Peder. Un’antica cappella (1112), posta ai margini del terrazzo alluvionale dell’Oglio - spiega lo storico locale Paolo Zanoni - e citata nel Sommarione allegato al Catasto Napoleonico come cimitero antico detto: dei Morti di S.Pietro, rivelando i motivi della sua presenza, probabilmente legata ad una delle terribili epidemie che si scatenarono nel Basso Medioevo. Un tempo - continua Zanoni - vi era annesso un romitorio con un eremita protetto dai conti Martinengo. E a conferma del loro patronato sul piccolo oratorio campestre, v’è l’aquila coronata - stemma dell’illustre casata - che ancora spicca sulla semplice facciata». Atavici sono i legami della popolazione di Villachiara con i San Peder, assurti a benèfici intercessori presso Dio, tanto da fissarne una cerimonia annuale la quarta domenica di Quaresima. Un’invocazione che si faceva corale e che portava l’intero paese a riversarsi in una composta processione, con direzione San Peder. Lì, il parroco celebrava un solenne ufficio per i defunti invocando protezione e aiuto. «Purtroppo oggi - riprende Zanoni - la ricorrenza quaresimale non è più rispettata, ma in sostituzione alle manifestazioni collettive di fede, si è sviluppata una crescente devozione individuale». E se, un tempo, i contadini raccoglievano manciate di foglie dai gelsi che crescevano vicino al prodigioso oratorio per nutrire i bachi e propiziare una buona raccolta di bozzoli, ancora ai nostri giorni, soprattutto quando la siccità si fa minacciosa o la sorte particolarmente avversa, si sente dire: «Bisogna ’nda ai San Peder». Dopo la sosta al leone marciano di Villagana, la ciclopedalata si è diretta, passando da Acqualunga - altro rinomato centro, con Padernello, della gastronomia locale - verso l’abitato di Quinzano, un concentrato di architetture vantiniane, del tutto unico. Quindi, rientro a Monticelli per godersi, alle 17, "il Circo degli asini" - spettacolo griffato Odissea.

 

   

   

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