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L’AVIARIA, QUESTA SCONOSCIUTA.
Il titolo sembra un
non senso. Ed invece, non temete, non vivo su Marte. Leggo i giornali, io
stessa sono stata intervistata più volte, ma sono convinta che ci siano
alcune cose che non sono state ancora dette o, meglio, io le ho dette, ma i
giornali non le hanno riportate. Voglio credere che sia stata una
sottovalutazione dei giornalisti. Tutti sappiamo che il virus dell’influenza
aviaria causa un’infezione mortale nei volatili. Ne circolano due tipi, uno
a bassa ed uno ad alta patogenicità. Casualmente, se si instaura uno stretto
contatto con l’uomo, questo può infettarsi ed, in qualche caso, morire. Ecco
allora la prima cosa che non viene detta. L’OMS riporta ufficialmente 169
casi di pazienti affetti dall’infezione e con sintomi severi, dei quali 88
morti. I casi si sono manifestati in Asia ed in Turchia. Le condizioni
igienico- sanitarie di quelle zone sono a tutti note. Basti ricordare che
una delle più rinomate bevande vietnamite è il sangue d’anatra. E’ possibile
credere che i 169 casi siano stati davvero. O non è più ragionevole
ipotizzare che i casi d’infezione siano stati molti di più e, di questi,
solo i casi tragici abbiano fatto ricorso alle cure ospedaliere? Stiamo
parlando di zone del mondo, nelle quali l’assistenza sanitaria è
praticamente assente sul territorio, mentre, per contro, i polli sono
l’unica risorsa alimentare proteica e vivono a strettissimo contatto con
l’uomo. Cosa vuol dire ? Vuol dire che oggi parlare di 88 morti su 169 fa
una mortalità del 50%, ma se invece si dovesse calcolare un rapporto di 88
morti su migliaia, l’indice di mortalità si abbasserebbe drasticamente.
Forse, insomma, il virus è meno cattivo di quanto non si pensi. Forse
ancora, per nostra fortuna, non è così bravo a saltare dal pollo all’uomo.
Dobbiamo comunque tenere alta l’attenzione, perché i virus mutano
velocissimamente. Basti pensare che, mentre noi umani ci replichiamo circa
ogni 60 anni, i virus compiono il loro ciclo vitale in pochi minuti. Ogni
replicazione, molteplici sono le possibilità di mutare. Come difenderci? Su
questo argomento penso che bisognerebbe fare chiarezza. Abbiamo assistito
alla corsa all’accaparramento dell’antivirale Tamiflu (in verità, anche un
altro farmaco, Relenza, ha lo stesso meccanismo d’azione). Niente di più
sbagliato per un’infinità di motivi. Uno per tutti, l’accaparramento rischia
di scoprire la fornitura per i casi veramente indicati. Ma ci sono altri
motivi che rendono per lo meno dubbia la scelta di acquistare antivirali (e
parlo delle scorte a livello nazionale). Nessuno può dire se Tamiflu (e
Relenza) siano davvero attivi nei confronti dell’H5N1 e, tanto meno, se sarà
efficace verso il virus che (speriamo mai) dovesse provocare la pandemia,
avendo acquisito la capacità (oggi non realizzatasi) di passare da uomo ad
uomo. Per di più, alcuni saggi di laboratorio hanno evidenziato una scarsa
attività. La vera arma a nostra disposizione è il vaccino. E’ stato messo a
punto dai laboratori italiani della Chiron di Siena. E’ pronto, formulato
con il virus, detto prepandemico, isolato dai pochi casi di infezione umana.
Vaccinarsi già da oggi, ci renderebbe pronti ad affrontare meglio
un’eventuale pandemia. Lo schema oggi, scientificamente (ed economicamente)
valido è quello di cominciare a vaccinare la popolazione (cominciando dalle
fasce esposte, quali sanitari, polizia, ecc). Nel caso si verificasse la
pandemia, nell’attesa di avere dosi di nuovo vaccino (con il virus mutato)
sufficienti, la popolazione sarebbe già più protetta. Questa è la strategia
che stanno adottando altri nazioni. Riportando quello che è stato detto da
Rino Rappuoli, responsabile della Chiron Vaccines, l’Italia si sta muovendo
troppo lentamente. Negli Stati Uniti hanno fatto un calcolo economico. La
pandemia costerebbe 800 miliardi di dollari. Hanno preferito spenderne
subito 7 miliardi, dei quali poco più di 3 miliardi per l’innovazione degli
impianti di produzione. Infatti la rapidità di produzione è essenziale ed
ogni giorno di ritardo potrebbe costare migliaia di morti. Ci sarebbe da
sperare davvero che, questa volta, si imitassero gli Stati Uniti. Ma allora
questa pandemia arriverà o no? Chi risponde con certezza è un incosciente.
Siamo affidati alla mutevolezza di un virus. Da scienziati dobbiamo evitare
il panico, ma lavorare per il livello più alto del rischio. Un consiglio:
non toccate i volatili morti ed anche, per favore, ricordatevi che se
casualmente qualcuno ne venisse a contatto, deve rimanere sotto controllo e
non andare a spasso, stringendo la mano a tutti, neanche al ministro della
salute!
MARIA
RITA GISMONDO.
CFP NEWS
Direttore Lab.
Microbiologia Clinica – Polo Universitario L. Sacco - Milano |
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